Sdemanializzazione tacita dei beni espropriati per uso pubblico e inerzia della P.A. (Cass. civ. Sez. II n. 15661 del 05.06.2024)

Principi di diritto (Massima)
La sdemanializzazione tacita di un bene destinato all’uso pubblico non può desumersi dalla sola circostanza che il bene non sia più adibito, anche da lungo tempo, a tale destinazione. Essa richiede atti e fatti univoci, concludenti e positivi della pubblica amministrazione, dai quali emerga in maniera inequivocabile la volontà di sottrarre il bene alla destinazione pubblica e di rinunciare definitivamente al suo ripristino. La mera inerzia o tolleranza non integra la voluntas di rinuncia. Pertanto è inammissibile la usucapione fondata su una sdemanializzazione ricavata dal solo mancato utilizzo del bene, quando l’area sia stata oggetto di decreto di esproprio per la costruzione e l’esercizio di un’opera pubblica e la destinazione pubblica fosse coeva al provvedimento ablativo.

Il Fatto

Il giudizio trae origine dalla domanda con cui gli eredi di un privato convenivano in giudizio, davanti al Tribunale, una società immobiliare e una società concessionaria autostradale, chiedendo l’accertamento dell’acquisto per usucapione della proprietà di alcuni terreni e di un fabbricato realizzato dal loro dante causa.

La società concessionaria eccepiva che i terreni derivavano da un originario mappale di proprietà di terzi, acquisito in forza di un decreto di occupazione permanente e definitiva emesso dal Prefetto per la realizzazione di un tronco autostradale, con conseguente demanialità del bene e impossibilità di usucapione. Il Tribunale accoglieva parzialmente la domanda di usucapione quanto a un fondo e respingeva le domande nei confronti della concessionaria, accogliendo in parte la riconvenzionale di quest’ultima. La Corte di appello, in riforma, dichiarava l’intervenuta prescrizione acquisitiva ventennale in favore degli attori e rigettava l’appello incidentale, ritenendo configurabile una sdemanializzazione tacita dei terreni. La concessionaria ha proposto ricorso per cassazione.

La Motivazione della Corte

La Corte affronta anzitutto il motivo con cui la ricorrente deduceva il giudicato formatosi sulla natura demaniale dei terreni, per non essere stata tale statuizione investita da specifica censura in appello. Il motivo è infondato: le controricorrenti avevano contestato la pronuncia anche sotto tale profilo e la questione era stata oggetto del gravame, con la conseguenza che nessun giudicato si era formato.

Nel merito, la Corte richiama la consolidata giurisprudenza secondo cui la sdemanializzazione tacita non si desume dal solo mancato utilizzo del bene, ma esige atti e fatti che evidenzino in modo inequivocabile la volontà della P.A. di sottrarre il bene all’uso pubblico e di rinunciare definitivamente al suo ripristino, non potendo la rinuncia desumersi da una situazione di mera inerzia o tolleranza (Cass., sez. un., 29 maggio 2014 n. 12062; Cass., sez. un., 26 luglio 2002 n. 11101; Cass., sez. II, 9 aprile 2024, n. 9457).

Nel caso di specie, l’area era stata oggetto di un decreto di occupazione permanente per la costruzione e l’esercizio dell’autostrada, a seguito di accordo per l’espropriazione per pubblica utilità. Evidente, dunque, la destinazione del bene a pubblica funzione. La circostanza che, dall’apertura del traffico, la zona non sia mai stata utilizzata per ulteriori scopi viari e non costituisca zona di rispetto non integra gli atti univoci e concludenti richiesti, non rendendo impossibile formulare altra ipotesi se non quella della rinuncia definitiva al ripristino della funzione pubblica.

La Corte rileva inoltre la contraddittorietà della sentenza impugnata, che dapprima esclude la destinazione del bene all’uso pubblico e poi afferma l’intervenuta “sorta di sdemanializzazione tacita”. Gli atti univoci, infine, non possono desumersi dal comportamento di terzi, quale l’adozione di uno strumento urbanistico comunale, trattandosi di soggetto diverso dalla concessionaria.

Alla stregua di tali rilievi, il secondo e il terzo motivo sono fondati, con assorbimento del quarto. La sentenza è cassata con rinvio alla Corte di appello, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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