La continuazione richiede l’ideazione ab origine del programma delittuoso (Cass. pen. Sez. 1 n. 7652 del 26.02.2026)
Principi di diritto (Massima)
In tema di esecuzione, la continuazione tra reati giudicati con sentenze irrevocabili postula l’accertamento dell’unicità del disegno criminoso, configurabile quando le singole condotte siano manifestazione di un identico e unico programma delittuoso, che richiede l’ideazione ab origine di una serie ben individuata di illeciti, già concepiti almeno nelle loro caratteristiche essenziali. La prova di tale requisito psichico va ricavata da indici esteriori alla condotta, quali l’omogeneità delle violazioni, la tipologia dei reati, il bene protetto e le modalità di commissione. L’accertamento costituisce questione di fatto rimessa al giudice di merito, il cui apprezzamento è sindacabile in sede di legittimità solo per vizio di motivazione quando non si confronti con gli indicatori concreti addotti dall’istante.
Il Fatto
Il condannato proponeva istanza al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, in funzione di giudice dell’esecuzione, per ottenere il riconoscimento del vincolo della continuazione tra i reati di estorsione di cui a due distinte sentenze irrevocabili di condanna: la prima per un’estorsione continuata aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa, commessa in un arco temporale che andava da aprile a dicembre 2018; la seconda per una distinta estorsione aggravata dal solo metodo mafioso, commessa in un periodo antecedente e prossimo a giugno 2019.
Il giudice rigettava l’istanza, ritenendo la contiguità temporale insufficiente a dimostrare una programmazione unitaria, in quanto la prima condotta era stata realizzata per conto del sodalizio camorristico, mentre per la seconda non emergeva alcun collegamento con le attività del clan di appartenenza. Avverso tale ordinanza il difensore proponeva ricorso per cassazione, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione.
La Motivazione della Corte
La Corte di cassazione ha preliminarmente delineato il quadro dogmatico dell’istituto, rammentando che l’elemento caratterizzante della continuazione va ravvisato nell’unicità del disegno criminoso, il quale esige la rappresentazione ab origine, da parte dell’agente, di una serie ben individuata di illeciti. La prova di tale requisito, ha precisato il Collegio richiamando il proprio consolidato orientamento, può essere tratta esclusivamente da indici esteriori alla condotta, quali l’omogeneità delle violazioni, la tipologia dei reati commessi, il bene giuridico protetto e le modalità esecutive.
Tali princìpi, ad avviso della Corte, non hanno trovato corretta applicazione nel caso di specie. Il giudice dell’esecuzione, pur dando atto dell’omogeneità dei delitti e della loro consumazione nel medesimo arco temporale, ha incentrato il diniego sulla sola considerazione della diversa natura del collegamento con il sodalizio mafioso: per un verso, un’attività estorsiva svolta per conto del clan; per l’altro, una condotta contrassegnata unicamente dal metodo mafioso. Il percorso giustificativo è stato tuttavia ritenuto carente, per non essersi adeguatamente confrontato con gli altri molteplici elementi sintomatici evidenziati dall’istante.
In particolare, il giudice ha omesso di valutare l’identità delle modalità esecutive delle due condotte, la loro attuazione coeva tra i mesi di novembre e dicembre 2018, e l’identità del luogo di consumazione, ovvero il territorio di un medesimo comune, soggetto all’influenza criminale del gruppo. A ciò si aggiunge la mancata considerazione della circostanza che il condannato aveva agito in entrambi i fatti in concorso con il medesimo soggetto, anch’esso esponente del clan, circostanza evincibile dalle motivazioni delle sentenze di condanna allegate al ricorso.
La Corte ha pertanto annullato l’ordinanza impugnata con rinvio al giudice di merito, il quale dovrà procedere a un nuovo giudizio alla stregua dei rilievi esposti, valutando compiutamente la pluralità di indicatori che depongono per la sussistenza di un’unica programmazione criminosa.
Nota della Redazione
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