La confessione stragiudiziale e il sindacato di legittimità sulla valutazione della prova (Cass. pen. Sez. 5 n. 16150 del 05.05.2026)

Principi di diritto (Massima)
La confessione stragiudiziale dell’imputato, pur non costituendo prova assoluta di colpevolezza, può essere assunta a fonte del libero convincimento del giudice allorché, valutata in sé, nel contesto dei fatti e raffrontata con gli altri elementi di giudizio, sia possibile verificarne la genuinità e la spontaneità rispetto al fatto contestato. La valutazione della prova è questione di fatto riservata in via esclusiva al giudice di merito, la cui decisione si sottrae al sindacato di legittimità ove sostenuta da motivazione sufficiente, logica e non contraddittoria. È inammissibile il ricorso per cassazione che prospetti una diversa valutazione delle risultanze probatorie, senza confrontarsi realmente con la motivazione impugnata e senza dedurre vizi di manifesta illogicità.

Il Fatto

Con sentenza del 25 giugno 2025, la Corte d’appello di Milano ha confermato la decisione del Tribunale di Lecco, che aveva condannato gli imputati, in concorso tra loro e con un terzo soggetto rimasto ignoto, per il reato di furto aggravato di un ingente quantitativo di nastro di rame. L’aggravante contestata riguardava l’abuso di relazione e la circostanza che il fatto fosse stato commesso da tre o più persone.

Gli imputati, tramite il comune difensore di fiducia, hanno proposto ricorso per cassazione con un unico motivo, deducendo l’erronea applicazione della legge penale e la contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione. In particolare, hanno sostenuto che i giudici di merito avevano attribuito indebito rilievo alla loro confessione stragiudiziale, che sarebbe stata resa sotto minaccia della persona offesa, circostanza che sarebbe stata confermata dalla sorella di quest’ultima, chiamata a deporre come teste.

La Motivazione della Corte

La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, rilevando che i ricorrenti avevano reiterato una censura già formulata in appello senza confrontarsi realmente con la motivazione della sentenza impugnata. I giudici di legittimità hanno evidenziato che la Corte territoriale aveva fornito una motivazione completa, puntuale e priva di vizi logici, sostenuta dalle risultanze istruttorie e, pertanto, sottratta al sindacato di legittimità.

La Corte ha ribadito che la valutazione della prova è questione di fatto riservata in via esclusiva al giudice di merito e che non può integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa valutazione, salvo che il giudice sia incorso in palesi contraddizioni o abbia fatto ricorso a mere congetture. Ha richiamato, a sostegno, i precedenti di Sez. 2, n. 7667 del 2015 e Sez. 4, n. 10153 del 2020.

Quanto alla confessione stragiudiziale, la Corte ne ha ribadito il valore probatorio secondo le regole del mezzo di prova che la immette nel processo, con applicazione dei relativi criteri di valutazione, richiamando i precedenti di Sez. 2, n. 38149 del 2015 e Sez. 1, n. 17240 del 2011. Nel caso di specie, la Corte d’appello aveva escluso che alcuna minaccia fosse stata rivolta agli imputati, valorizzando le deposizioni dei testimoni che avevano assistito alle confessioni e le immagini della video sorveglianza, che mostravano il coinvolgimento degli imputati nei fatti.

La Corte ha infine giudicato generici e privi di riscontro i riferimenti alla deposizione della teste, implicanti questioni di merito inammissibili in sede di legittimità. All’inammissibilità è conseguita la condanna degli imputati al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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