Gestione sostenibile della risorsa idrica e superamento della frammentarietà (Corte dei Conti Sez. contr. affari europei n. 4 del 20.03.2025)

Principi di diritto (Massima)
Il controllo sulla gestione delle amministrazioni pubbliche, ai sensi dell’art. 100, secondo comma, della Costituzione e dell’art. 3, quarto comma, della l. n. 20/1994, verifica la corrispondenza dei risultati dell’attività amministrativa agli obiettivi di legge valutando comparativamente costi, modi e tempi dell’azione. Nel governo della risorsa idrica, pur essendo il quadro di riferimento incentrato sulla direttiva 2000/60/Ce e sul principio del full cost recovery, a oltre trent’anni dalla l. n. 36/1994 non è conseguito il superamento della frammentarietà e della capillarità della gestione. La gestione in economia residua in oltre millequattrocento comuni, con bassa capacità di investimento, e il fabbisogno annuo stimato in circa 6 miliardi resta coperto dalla tariffa solo per circa 4 miliardi, con la scelta futura tra adeguamento tariffario e reperimento di risorse di altra natura, in vista della cessazione dei fondi Pnrr nel 2026. Restano inoltre non affidati alcuni ambiti territoriali e incompleta l’integrazione verticale dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione.

Il Fatto

La Sezione di controllo per gli affari europei e internazionali ha svolto un’indagine sul contributo al raggiungimento dell’obiettivo 6 dell’Agenda 2030 dell’Onu e sulla mitigazione dei danni connessi alla siccità, attraverso il miglioramento della rete distributiva e dell’approvvigionamento idrico. L’istruttoria è stata condotta mediante l’analisi della normativa europea e nazionale, l’acquisizione di dati e documenti istituzionali e varie audizioni, con acquisizione delle memorie dei Ministeri interessati, di Arera, del Crea e di Utilitalia. La relazione, approvata con le modifiche apportate dal collegio in camera di consiglio, è stata trasmessa ai Ministeri e agli enti competenti, nonché alle Presidenze di Senato e Camera.

La Motivazione della Corte

Il punto di partenza è la constatazione che in Italia il volume di acqua prelevato per uso potabile supera 9 miliardi di metri cubi annui, ma a causa delle perdite di potabilizzazione e della dispersione in distribuzione — pari a circa il 42,4% dell’acqua immessa in rete — agli utenti viene erogata circa la metà. La Corte rileva che la gestione integrata si fonda sul principio del full cost recovery, per cui il sistema tariffario deve raggiungere l’equilibrio economico-finanziario tra ricavi e costi della gestione operativa e spese in conto capitale.

L’analisi della governance evidenzia un assetto multilivello in cui operano tre Ministeri, le Autorità di bacino distrettuali, gli enti di governo d’ambito e il regolatore indipendente. La Corte sottolinea che il principio di unicità della gestione avrebbe dovuto condurre all’affidamento a un unico soggetto, ma le procedure non sono state completate e solo una parte degli ambiti ha optato per il gestore unico, con problemi di frammentarietà. Persistono gestioni in economia in oltre millequattrocento comuni, l’80% al Sud e nelle Isole.

Quanto agli investimenti, al 30 giugno 2024 risultano 628 interventi per 5,3 miliardi, di cui 3,7 miliardi ascrivibili al Pnrr. Gli investimenti lordi pro capite sono cresciuti da 33 a 70 euro nel periodo 2012-2023, ma restano inferiori alla media europea. La Corte osserva che il valore della tariffa (2,1 euro al metro cubo nel 2022) colloca l’Italia in diciannovesima posizione nel confronto europeo, evidenziando l’inadeguatezza del sistema a garantire gli investimenti necessari.

Nel settore irriguo, che assorbe oltre il 50% della domanda, risultano attivi 279 progetti per oltre 2 miliardi, con risultati attesi di efficientamento e risparmio idrico. Tuttavia la Corte rileva che non si conoscono le iniziative per il recupero o l’ampliamento delle capacità di invaso, obiettivi nevralgici per una risoluzione strutturale delle criticità. Sulle procedure di infrazione per mancata conformità alla direttiva 91/271/Cee, il quadro investimenti per il superamento delle condanne evidenzia un’insufficienza di risorse quantificata in circa 2 miliardi.

La Corte conclude raccomandando il rapido superamento delle gestioni in economia a favore dell’unicità e della piena integrazione verticale del servizio, e sottolineando la necessità di coordinare le azioni per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, incentivando dissalatori e riutilizzo delle acque reflue depurate. Ulteriore criticità attiene alla difficoltà nel reperimento dei dati sui consumi idrici per usi diversi da quello idropotabile. Le amministrazioni interessate adotteranno, entro trenta giorni dalla ricezione, l’eventuale provvedimento motivato ai sensi dell’art. 3, comma 64, della l. n. 244/2007, e comunicheranno entro sei mesi le misure consequenziali.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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