Audizione su legge di bilancio 2025 e vincoli di finanza pubblica (Corte dei Conti Sez. Riunite contr. n. 56 del 04.11.2024)
Principi di diritto (Massima)
Nell’esercizio della funzione di controllo preventivo di legittimità e di verifica della copertura finanziaria, la Corte dei conti esprime una valutazione complessiva sul disegno di legge di bilancio che investe la composizione della manovra, la congruità delle stime e la sostenibilità degli equilibri nel triennio. La valutazione non si esaurisce nella verifica formale dei saldi, ma si estende all’attendibilità delle coperture, alla frammentazione degli interventi di spesa e alla loro efficacia prospettica. Definanziamenti, riprogrammazioni e spending review concorrono a risorse la cui effettiva realizzazione dipende dalla capienza delle basi imponibili e dalla tempestività dell’attuazione amministrativa. Un profilo di indebitamento progressivamente crescente accompagnato da misure di entrata temporalmente anticipate segnala la necessità di un presidio costante sugli scostamenti. La Corte formula pertanto osservazioni e raccomandazioni funzionali all’esame parlamentare, senza vincolo per il legislatore, ma con valore di supporto tecnico alla decisione di bilancio.
Il Fatto
La Corte dei conti è stata chiamata a esprimersi, ai sensi dell’art. 100, secondo comma, della Costituzione, sul disegno di legge recante bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027. L’audizione, approvata dalle Sezioni riunite in sede di controllo, è stata trasmessa alle Commissioni bilancio congiunte della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
Il documento esamina la composizione della manovra, la distribuzione delle risorse tra gli obiettivi, le misure sulle entrate e sulla lotta all’evasione, gli interventi sul pubblico impiego, la spesa previdenziale e sociale, la spesa sanitaria, il sostegno alle imprese, gli investimenti e il controllo della spesa delle amministrazioni centrali e territoriali. La manovra è la prima predisposta dopo le nuove regole di governance economica europea, in coerenza con il Piano strutturale di bilancio di medio termine.
La Motivazione della Corte
La Corte rileva che la manovra produce un impatto espansivo rispetto al tendenziale di 49,1 miliardi nel triennio, con un maggior indebitamento netto di 8,9 miliardi nel 2025, che sale a circa 15 miliardi nel 2026 e a oltre 25,2 miliardi nel 2027. Il rapporto deficit/Pil è atteso rientrare sotto il 3 per cento già dal 2026, grazie all’andamento favorevole dei conti tendenziali. La Corte sottolinea che gli scostamenti tra saldo netto da finanziare e indebitamento netto derivano dalle differenze temporali di rilevazione degli effetti finanziari, in particolare per i definanziamenti e la riprogrammazione della spesa in conto capitale.
In termini di composizione, gli impieghi superano le risorse a copertura: nel 2025 le maggiori spese ammontano a 20,1 miliardi (57,5 per cento del totale) e le minori entrate a 14,9 miliardi (42,5 per cento). Le disposizioni di incremento della spesa risultano molto frammentate, con oltre l’83 per cento del totale legato a dieci misure e oltre settanta interventi di importo inferiore a 300 milioni. La Corte segnala che la copertura è assicurata per 24,4 miliardi da nuove risorse, per 8,9 miliardi dalla variazione in aumento dell’indebitamento e per 1,6 miliardi dagli effetti di retroazione.
Sul fronte delle entrate, la Corte esamina la stabilizzazione della revisione delle aliquote Irpef e del riordino delle detrazioni, nonché la ridefinizione del cuneo fiscale mediante trasferimento monetario e ulteriore detrazione per lavoro dipendente. Rileva che l’eliminazione degli sgravi contributivi, sostituiti da strumenti parametrati al reddito Irpef, può generare differenze di trattamento in alcune fasce di reddito e indebolisce la struttura interna dell’imposta personale. Sulle detrazioni per oneri, la limitazione per i redditi superiori a 75.000 euro e la modulazione in base ai figli a carico innestano elementi di fiscalità familiare in un’imposta a base individuale, con rischi di discriminazione tra famiglie monoreddito e bi-reddito. La Corte rileva inoltre che la relazione tecnica non quantifica separatamente l’impatto delle singole misure.
La Corte esamina poi le nuove entrate, tra cui il differimento della deducibilità delle quote DTA, l’estensione della web tax, l’innalzamento dell’aliquota sulle cripto-attività e il nuovo criterio di versamento dell’imposta di bollo sui contratti assicurativi. Su queste misure formula riserve sull’attendibilità delle stime, in particolare per la reazione comportamentale dei contribuenti e per l’anticipo temporale del gettito, che si riflette in una perdita negli anni successivi. In materia di lotta all’evasione, valuta positivamente l’integrazione del POS con il registratore telematico e l’estensione ai pagamenti tracciabili, ma segnala l’aleatorietà delle stime basate su GAP risalenti e la disparità di trattamento riservata ai dipendenti pubblici in tema di verifica inadempienti.
Sulla spesa sanitaria, previdenziale e per il pubblico impiego, la Corte esprime valutazione positiva per il quadro finanziario definito fino al 2030 sui rinnovi contrattuali, ma segnala i rischi della riduzione del turn over e della contrazione degli organici scolastici. Sulle pensioni, conferma l’apprezzamento per l’approccio selettivo di Quota 103, Opzione donna e APE sociale, ribadendo l’esigenza di una disciplina strutturale e stabile della flessibilità in uscita. Sulle misure per le imprese e gli investimenti, rileva la frammentazione degli incentivi e l’incertezza sui metodi di stima.
Nota della Redazione
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