I controlli sul bilancio ISPRA tra residui, PNRR e avanzo vincolato (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 116 del 28.08.2024)

Principi di diritto (Massima)
Il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria degli enti pubblici sottoposti a vigilanza si conclude con una relazione al Parlamento che accerta i risultati della gestione e segnala le criticità contabili e gestionali. L’ente è tenuto a rispettare il tetto di spesa del personale fissato dall’art. 9, comma 2, del d.lgs. n. 218 del 2016. La Corte valuta la correttezza della rappresentazione contabile e la coerenza tra residui, crediti e debiti, invitando l’ente ad adottare una rappresentazione dei fatti gestionali più aderente ai principi giuscontabilistici. La permanenza di un saldo negativo dei residui e di un avanzo vincolato costituisce elemento di attenzione per gli esercizi successivi.

Il Fatto

La vicenda riguarda il controllo eseguito dalla Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti sulla gestione finanziaria dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) per l’esercizio 2022. L’Istituto è ente pubblico di ricerca, sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica.

Il rendiconto 2022, corredato delle relazioni degli organi amministrativi e di revisione, è stato trasmesso alla Corte ai sensi dell’art. 4 della legge n. 259 del 1958. Il precedente referto, relativo al 2021, era stato approvato con determinazione n. 117 del 26 ottobre 2023. La Corte riferisce alle Presidenze delle due Camere il risultato del controllo.

La Motivazione della Corte

La Corte ricostruisce anzitutto l’assetto ordinamentale dell’Ente, richiamando l’art. 28 del decreto-legge n. 112 del 2008, la legge n. 132 del 2016 e il d.lgs. n. 218 del 2016. Rileva che nel 2022 è proseguito il percorso di riorganizzazione, con la nomina del nuovo Direttore generale e l’adozione del Piano integrato di attività e organizzazione.

Sul piano del personale, la spesa impegnata è pari a euro 76.719.573, con un decremento del 4,52 per cento rispetto al 2021, contenuto entro il tetto dell’80 per cento della media delle entrate correnti dell’ultimo triennio. La Corte osserva che, nonostante il calo complessivo, la voce degli stipendi e assegni fissi del personale di ruolo aumenta del 6,29 per cento e che gli incarichi e le collaborazioni esterne crescono del 112,36 per cento.

La gestione finanziaria si chiude con un avanzo di competenza di euro 54.130.900, in crescita del 50,52 per cento, e un risultato di amministrazione di euro 100.918.922, quasi raddoppiato. La Corte sottolinea però che la quota vincolata è pari a euro 87.346.779, gran parte destinata a Tfr/Tfs e a progetti da realizzare, con un avanzo libero di soli euro 13.572.143.

Rileva poi la Corte il saldo negativo dei residui, pari a euro 28.208.882, con residui passivi cresciuti del 34,39 per cento. La prevalenza dei residui passivi riflette gli elevati impegni assunti per commesse, convenzioni e incarichi di ricerca da rendicontare. La Corte insiste sulla necessità di un costante monitoraggio dei flussi di pagamento.

Sul piano contabile, la Corte osserva i disallineamenti tra crediti e residui attivi e tra debiti e residui passivi, rilevando che non appare congruo far confluire l’intero ammontare dei residui attivi nel totale dei crediti. L’Ente non ha ancora avviato l’adeguamento della contabilità finanziaria ai sistemi di contabilità civilistica dell’art. 16 del d.lgs. n. 91 del 2011. Da qui l’invito a una rappresentazione degli eventi gestionali più trasparente e adesiva ai principi giuscontabilistici.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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