Controllo sulla gestione finanziaria 2024 dell’Autorità di sistema portuale del Mare di Sardegna (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 149 del 05.08.2026)

Principi di diritto (Massima)
La Corte dei conti, nell’esercizio del controllo sulla gestione finanziaria delle Autorità di sistema portuale, verifica la regolarità della gestione e l’osservanza delle norme di finanza pubblica. La gestione di un ente che registra un disavanzo finanziario di 185,8 mln di euro, pur in presenza di un rilevante avanzo di amministrazione, impone una riflessione sulla programmazione degli investimenti, che deve essere ricondotta a canoni di reale fattibilità secondo un puntuale cronoprogramma. Il ricorso allo strumento della proroga degli affidamenti di servizi, ove non giustificato da norme eccezionali, costituisce una criticità. La corretta quantificazione del fondo rischi da contenzioso e il monitoraggio dei residui, attivi e passivi, sono elementi essenziali per la salvaguardia degli equilibri di bilancio.

Il Fatto

L’Autorità di sistema portuale del Mare di Sardegna, ente pubblico non economico istituito con il d.lgs. n. 169 del 2016, gestisce i porti di Cagliari, Olbia, Golfo Aranci e gli altri scali minori della circoscrizione. Con la deliberazione in commento, la Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti riferisce al Parlamento l’esito del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’esercizio 2024, ai sensi dell’art. 7 della legge n. 259 del 1958. Il rendiconto generale, trasmesso alla Corte in adempimento dell’art. 4 della medesima legge, è stato deliberato dal Comitato di gestione e approvato dal Ministero vigilante, con il parere favorevole del Mef.

La Motivazione della Corte

La Corte ha esaminato il rendiconto generale dell’esercizio 2024, le relazioni del Presidente e del Collegio dei revisori, concentrando l’analisi sui risultati contabili e sull’andamento della gestione. L’esame ha evidenziato una gestione caratterizzata da un rilevante incremento delle spese in conto capitale, pari al 141,1 per cento, per effetto dell’avvio degli investimenti finanziati dal PNRR e dal PNC, che ha determinato un disavanzo finanziario di 185,8 mln di euro. Tale risultato, non interamente coperto dall’avanzo corrente, ha inciso sull’avanzo di amministrazione, sceso da 530,4 a 347,8 mln di euro.

La Corte sottolinea la necessità di ricondurre la programmazione degli investimenti a canoni di reale fattibilità, attraverso cronoprogrammi puntuali che ottimizzino l’impiego delle ingenti risorse disponibili. Inoltre, viene rilevato un frequente ricorso allo strumento della proroga dei contratti di servizio, per cui si sollecita un ritorno al pieno rispetto della normativa sui contratti pubblici evitando il protrarsi di rapporti scaduti.

Un profilo di attenzione riguarda la gestione dei residui, sia attivi che passivi. Il totale dei residui passivi, in forte aumento, è costituito per il 92,5 per cento da poste in conto capitale. Il Mef ha raccomandato un costante monitoraggio dei residui, valutandone il mantenimento in bilancio. Sono stati stralciati residui attivi per 551.640 euro, relativi principalmente a crediti vetusti e di difficile riscossione, secondo quanto attestato nella relazione di accompagnamento.

Quanto alle partecipazioni societarie, la Corte osserva che queste sono state incise da perdite di esercizio, con richieste di ricapitalizzazione. Si raccomanda una valutazione attenta del loro mantenimento alla luce delle disposizioni sul contenimento della spesa pubblica e del TUSP. Infine, la corretta quantificazione del fondo rischi da contenzioso, in diminuzione rispetto al 2023 per effetto degli svincoli conseguenti a vertenze concluse, è considerata un presidio fondamentale per la tutela degli equilibri di bilancio.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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