Controllo Corte dei conti su gestione finanziaria AdSP del Mare Adriatico meridionale (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 70 del 22.05.2024)
Principi di diritto (Massima)
Il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria delle Autorità di sistema portuale si estende alla regolarità delle scritture e alla attendibilità dei saldi. La prassi degli impegni di massima, assunti con le determine a contrarre prima del sorgere dell’obbligazione, è in contrasto con gli artt. 31, 36, comma 6, e 45, comma 2, del d.p.r. n. 97 del 2003, perché la spesa viene impegnata senza che siano determinati la somma da pagare, il creditore e la ragione del credito. L’imputazione di tali poste ai conti d’ordine, anziché al rendiconto, compromette la chiarezza e la trasparenza dei dati e l’attendibilità del risultato di amministrazione. L’indennità di carica del Presidente dell’Autorità non può essere corrisposta a titolo di prestazione libero-professionale: si tratta di esercizio di pubblica funzione, soggetto al limite retributivo dell’art. 23-ter del d.l. n. 201 del 2011. Il correlato onere dell’IVA, restando definitivamente a carico dell’Ente, configura un superamento del tetto di legge del quale l’Autorità deve valutare il recupero.
Il Fatto
La Corte dei conti, Sezione del controllo sugli enti, riferisce al Parlamento sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico meridionale per l’esercizio 2021. L’Ente, istituito con il d.lgs. n. 169 del 2016, comprende i porti di Bari, Monopoli, Barletta, Manfredonia e Brindisi, poi estesi a Termoli; al rendiconto è allegata la relazione del Collegio dei revisori e il rendiconto è stato approvato dal Comitato di gestione, dal Mef e dal Mit.
Nell’esercizio esaminato la gestione si chiude con un risultato finanziario positivo di euro 37.585.987, un avanzo di amministrazione di euro 102.987.770 e un disavanzo economico di euro 325.126, in miglioramento rispetto al 2020. Emergono tuttavia irregolarità contabili e di spesa che la Sezione sottopone all’attenzione dei ministeri vigilanti e del Collegio dei revisori.
La Motivazione della Corte
Il primo rilievo riguarda la posizione del Presidente. L’Ente tratta l’indennità di carica — fissata nel massimo di euro 230.000 — come se fosse il corrispettivo di una prestazione professionale, con emissione di fattura. La Sezione esclude questa qualificazione: si tratta di esercizio di una pubblica funzione, sottoposta al controllo parlamentare. Poiché l’art. 8 della legge n. 84 del 1994 richiama i limiti retributivi dell’art. 23-ter del d.l. n. 201 del 2011, il costo complessivo sostenuto — comprensivo dell’IVA rimasta a carico dell’Ente e di altri emolumenti — oltrepassa il tetto di legge, del quale appare ipotizzabile il recupero.
Sul piano contabile, la Corte censura il sistema degli impegni di massima. I prospetti di riconciliazione tra residui e crediti/debiti espongono differenze significative, esplicitate nei conti d’ordine, relative a impegni assunti con le determine a contrarre quando non erano ancora sorte le obbligazioni giuridiche. Il meccanismo viola gli artt. 31, 36, comma 6, e 45, comma 2, del d.p.r. n. 97 del 2003 e incide sull’attendibilità del risultato di amministrazione. Si segnalano inoltre il mancato rispetto dei principi di cassa e competenza e l’imputazione a esercizi precedenti di partite non correttamente riferite.
La Sezione rileva poi un uso diffuso della proroga contrattuale nell’affidamento dei servizi di interesse generale, spesso disposti con affidamento diretto. Trattandosi di rimedio eccezionale, la proroga è ammessa solo per il tempo strettamente necessario all’espletamento della nuova gara. Nel porto di Brindisi il servizio è proseguito con il gestore uscente in attesa della nuova aggiudicazione.
Sul piano patrimoniale, la Corte dà atto del miglioramento dei saldi: le entrate in conto capitale crescono in misura rilevante per effetto delle prime tranche del fondo complementare al PNRR, mentre i canoni concessori accertati salgono a euro 7.491.018, con una incidenza sulle entrate correnti del 32,39 per cento e una percentuale di riscossione del 95,12 per cento. Il traffico merci aumenta del 18,9 per cento, trainato dalle merci varie in colli.
Il quadro complessivo è quindi di una gestione in ripresa, ma condizionata da una prassi contabile non conforme e da un costo della funzione presidenziale eccedente il limite di legge. Da qui l’invito al Collegio dei revisori e ai ministeri vigilanti a effettuare i relativi accertamenti e a valutare il recupero delle somme.
Nota della Redazione
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