Controllo sulla gestione finanziaria dell’Agenzia spaziale italiana per l’esercizio 2023 (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 86 del 07.07.2025)
Principi di diritto (Massima)
Il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria degli enti pubblici sottoposti a vigilanza costituisce funzione di garanzia costituzionale, ex art. 100, secondo comma, della Costituzione, esercitata con le modalità dell’art. 12 della legge n. 259 del 1958 e con comunicazione alle Presidenze delle due Camere ai sensi dell’art. 7 della medesima legge. Nel riferire sul rendiconto dell’Agenzia spaziale italiana, la Sezione del controllo sugli Enti non si limita alla verifica della regolarità contabile, ma valuta l’efficienza, l’economicità e l’efficacia della gestione, segnalando le criticità strutturali. Assume rilievo centrale il principio di corretta rappresentazione in bilancio: la conservazione di residui passivi non movimentati per lunghi periodi e l’accumulo di liquidità non impiegata denotano un’incompleta aderenza tra attività espletata e attività programmata. La mancata iscrizione nel passivo di un fondo rischi a copertura degli oneri da contenzioso, in presenza di giudizi pendenti, integra una violazione del principio di prudenza. Parimenti, l’assoggettamento ad ammortamento dei terreni contrasta con i principi contabili OIC 16.
Il Fatto
La Corte dei conti, Sezione del controllo sugli Enti, ha esaminato il rendiconto generale dell’Agenzia spaziale italiana per l’esercizio finanziario 2023, corredato delle relazioni dell’organo amministrativo e del Collegio dei revisori dei conti, trasmesso in adempimento dell’art. 4, comma 2, della legge n. 259 del 1958.
L’Agenzia, ente pubblico di ricerca sottoposto al controllo ai sensi dell’art. 18, comma 2, del d.lgs. n. 128 del 2003 e dell’art. 14, comma 2, del d.lgs. n. 218 del 2016, ha chiuso il 2023 con un avanzo di amministrazione di oltre due miliardi di euro e un fondo di cassa in crescita del 90,40 per cento. La relazione riferisce alle Presidenze delle due Camere le risultanze di tale controllo e le successive vicende di maggior rilievo.
La Motivazione della Corte
La Sezione ha ricostruito in primo luogo il quadro normativo di riferimento, segnalando la permanenza di una forte dipendenza dell’Ente dai trasferimenti correnti statali, che incidono per il 97,90 per cento sulle entrate. Il grado di autonomia finanziaria resta esiguo, pari allo 0,71 per cento da entrate proprie.
Sotto il profilo della gestione dei residui, la Corte rileva che i residui passivi, pari a euro 496.106.230, crescono del 24,29 per cento e derivano prevalentemente da contratti rallentati nell’esecuzione. La Sezione richiama l’attenzione dell’Ente sulla necessità di verificare accuratamente il titolo giuridico di conservazione in bilancio degli impegni pregressi, specialmente per quei residui che da lungo tempo non subiscono variazioni.
Particolare censura riguarda la gestione delle disponibilità liquide. Il fondo di cassa al 31 dicembre 2023 ammonta a euro 1.790.251.012, in aumento del 90,40 per cento, e la Corte lo qualifica espressamente come eccessiva liquidità. Tale accumulo, unitamente alla consistenza dei residui, denota un’incompleta aderenza tra l’attività espletata e quella programmata.
La Sezione censura inoltre la mancata iscrizione, tra i fondi per rischi e oneri, di un accantonamento a copertura degli oneri da contenzioso, in presenza di tredici giudizi pendenti. Il Collegio dei revisori ha segnalato la mancanza delle attestazioni sui pagamenti commerciali previste dall’art. 41, comma 1, del d.lgs. n. 66 del 2014. La Corte rileva infine l’improprio assoggettamento ad ammortamento dei terreni, in contrasto con i principi contabili OIC 16, e la mancata emanazione delle direttive ministeriali per il Piano degli indicatori e dei risultati attesi di bilancio, con conseguente impossibilità di valutare appieno l’efficienza della gestione.
Nota della Redazione
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