Controllo sulla gestione finanziaria dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 64 del 13.06.2025)
Principi di diritto (Massima)
Il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria delle Autorità di bacino distrettuale, enti pubblici non economici sottoposti al regime della legge n. 70 del 1975, si esercita ai sensi dell’art. 2 della legge n. 259 del 1958 e si conclude con referto al Parlamento ai sensi dell’art. 7 della medesima legge. La ritardata acquisizione dell’autonomia finanziario-contabile, protrattasi in regime di contabilità speciale sino al 31 dicembre 2021, costituisce anomalia gestionale superata solo con l’avvio della gestione ordinaria di bilancio dal 1° gennaio 2022. La mancata operatività del Collegio dei revisori dei conti, per scadenza del mandato e per indeterminatezza del quantum dei compensi, integra una grave lacuna nell’assetto dei controlli interni, stante la natura obbligatoria di molti atti sui quali l’organo è chiamato a esprimersi. Il sottodimensionamento dell’organico rispetto alla dotazione fissata in 127 unità, con consistenza effettiva di 64 unità, impone il ricorso sistematico a esternalizzazioni di servizi tecnico-specialistici.
Il Fatto
La Sezione del controllo sugli enti riferisce al Parlamento, per la seconda volta, sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale per l’esercizio 2023. L’Ente, istituito in attuazione degli artt. 63 e 64 del d.lgs. n. 152 del 2006 e operativo con propri organi dal 2018, è stato sottoposto al controllo della Corte con la determinazione n. 129 del 18 dicembre 2018, seguita dal d.p.c.m. 17 dicembre 2019, n. 4361.
Il rendiconto generale 2023, adottato dalla Conferenza istituzionale permanente e approvato dai Ministeri vigilanti con decreto interministeriale dell’11 luglio 2024, n. 259, è il secondo dall’avvio della gestione ordinaria. Il referto esamina l’ordinamento, gli organi, le risorse umane, l’attività istituzionale, l’attività negoziale e la gestione finanziaria ed economico-patrimoniale, segnalando profili critici di sistema.
La Motivazione della Corte
La Corte ricostruisce anzitutto il quadro normativo di riferimento, rilevando come il processo costitutivo delle Autorità distrettuali, avviato solo con il d.m. n. 294 del 25 ottobre 2016, sia stato caratterizzato da un “anomalo e complicato prolungamento dei tempi di attuazione”. Per effetto di tale ritardo, la gestione finanziaria è proseguita in regime di contabilità speciale sino al 31 dicembre 2021, con sovrapposizione tra organi di gestione dell’ente e funzionari delegati. La Corte qualifica tale assetto come “rilevante anomalia”, stante la natura di ente pubblico non economico dell’Autorità.
Con specifico riguardo agli organi, la Sezione segnala che il Collegio dei revisori dei conti, nominato con d.m. n. 515 del 3 dicembre 2021, è scaduto il 31 dicembre 2024 senza che siano state perfezionate le nuove nomine. Il periodo di prorogatio di 45 giorni previsto dall’art. 3, comma 1, del d.l. n. 293 del 1994 è ormai ampiamente trascorso. La Corte rileva che i compensi non sono stati definiti nonostante l’d.p.c.m. n. 143 del 2022, con la conseguenza che l’organo di controllo interno versa in stato di non operatività, con “evidenti ripercussioni negative sulla gestione”. Parimenti incompleta è la costituzione dell’Osservatorio distrettuale permanente sugli utilizzi idrici, per il quale manca il decreto del Mase.
Sul piano delle risorse umane, la Corte rileva il persistente sottodimensionamento: a fronte di una dotazione organica di 127 unità, la consistenza a fine 2023 è di 64 unità, con ricorso a esternalizzazioni tecnico-specialistiche. Il reclutamento è autorizzato dall’art. 9, comma 9-bis, del d.l. n. 153 del 2024 solo a decorrere dal 2026.
Quanto alla gestione finanziaria, il rendiconto 2023 espone un disavanzo finanziario di euro 6.431.549, a fronte dell’avanzo di euro 20.554.176 del 2022, e un avanzo di amministrazione di euro 14.606.968, di cui euro 10.210.012 vincolati. Il risultato economico è positivo per euro 621.928, in calo dell’84,8 per cento. La Corte sottolinea che il confronto con l’esercizio precedente non è significativo, avendo il rendiconto 2022 recepito i saldi delle contabilità speciali. L’indice di dipendenza finanziaria pari al 99 per cento evidenzia l’insufficiente attitudine dell’Ente a reperire risorse proprie, mentre le spese di funzionamento assorbono l’81 per cento delle spese correnti a svantaggio delle prestazioni istituzionali.
Sul versante negoziale, la Corte dà atto del miglioramento dei tempi di pagamento, con un ritardo medio di 0,54 giorni rispetto ai 33,12 giorni del 2022. Le conclusioni auspicano, con il superamento della fase transitoria, una più incisiva operatività dell’Ente nei prossimi esercizi.
Nota della Redazione
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