Debito unionale e risorse proprie: criticità per la sostenibilità dei bilanci nazionali (Corte dei Conti Sez. contr. affari europei n. 2 del 10.03.2026)
Principi di diritto (Massima)
L’emissione di titoli di debito comune da parte dell’Unione europea per finanziare il NextGenerationEU integra, in via temporanea, il tradizionale sistema di finanziamento unionale, ma la dimensione degli eventuali contributi degli Stati membri per il rimborso del capitale resta indeterminata e con rischi di coobbligazione non adeguatamente quantificati. Le nuove risorse proprie introdotte o proposte non appaiono idonee ad alleggerire i bilanci nazionali né ad attenuare l’incertezza sulla crescita degli Stati. Dal 2028 il bilancio dell’Unione dovrà fronteggiare l’avvio del rimborso del capitale, con un fabbisogno stimato di circa 30 miliardi annui, quasi il 20% dell’attuale bilancio; in caso di gettito insufficiente delle nuove risorse proprie, il rimborso potrebbe gravare sui bilanci nazionali attraverso riduzioni dei programmi europei e maggiori contributi basati sul reddito nazionale lordo. La gestione dei flussi finanziari tra Stati membri e Unione richiede una valutazione integrata che consideri non solo il saldo netto di breve periodo, ma anche la sostenibilità complessiva nel medio-lungo termine.
Il Fatto
La Sezione di controllo per gli affari europei e internazionali della Corte dei conti ha condotto un’indagine sulla dinamica dei flussi finanziari tra Italia e Unione europea, quale approfondimento del referto annuale. L’indagine ha esaminato l’evoluzione del sistema delle risorse proprie, il ricorso all’indebitamento unionale in rapporto al NextGenerationEU e la posizione finanziaria dell’Italia rispetto a tali strumenti. Il quadro che emerge vede l’Italia quale principale beneficiario del dispositivo per la ripresa e la resilienza, con un ammontare complessivo di circa 191,5 miliardi, di cui 68,9 a titolo di sovvenzioni e 122,6 in conto prestiti.
La Motivazione della Corte
La Corte osserva che, sebbene il ricorso al debito comune abbia rappresentato una risposta eccezionale alla crisi pandemica, la dimensione degli eventuali contributi per il rimborso del capitale rimane indeterminata. Il fabbisogno stimato di circa 30 miliardi annui a partire dal prossimo quadro finanziario pluriennale, fino al 2058, pone interrogativi sulla natura strutturale o transitoria dello strumento e sulle modalità di rimborso del debito contratto. Non è chiara, inoltre, l’effettiva esclusione di una ricaduta indiretta sui bilanci nazionali. La Commissione ha dovuto rivedere al rialzo le stime per coprire i pagamenti degli interessi, fino a circa 27 miliardi in aggiunta alla dotazione prevista, a causa della sottostima dei rendimenti correnti di mercato.
Con riguardo alle nuove risorse proprie – sui rifiuti di plastica non riciclati, sul sistema Ets, sul meccanismo Cbam e sulla tassazione delle multinazionali – la Corte rileva che non appaiono in grado di alleggerire i bilanci nazionali, né di attenuare l’incertezza sulla crescita degli Stati membri. Le proposte sono in attesa di decisione del Consiglio e, qualora l’operatività non sia tempestiva o i flussi di entrata non sufficienti, l’Unione potrebbe reperire le somme attraverso riduzioni dei programmi o maggiori contributi basati sul Rnl.
Per l’Italia, l’indagine evidenzia la contrazione dei rientri dall’Unione, passati da 37 miliardi nel 2022 a 22,7 nel 2024, e l’incremento degli oneri per interessi sui prestiti Ngeu, da 20,6 milioni nel 2022 a 945 stimati nel 2025. La componente prestiti è entrata a pieno regime nella gestione finanziaria nazionale, con ricadute dirette sulla sostenibilità a medio termine dei conti pubblici. Il meccanismo delle anticipazioni di tesoreria tramite il Fondo di rotazione Pnrr, se da un lato ha garantito la continuità dei pagamenti, dall’altro ha comportato un crescente fabbisogno finanziario nazionale. L’innalzamento della quota massima ordinaria erogabile dal 10% al 30% ha accelerato la realizzazione dei progetti, ma ha incrementato le anticipazioni passive di tesoreria, con effetti sul fabbisogno e sul debito pubblico nel breve periodo.
La Corte conclude evidenziando la necessità di una gestione integrata dei flussi finanziari e di un rafforzamento del monitoraggio del loro impatto sul fabbisogno nazionale, nonché l’opportunità di sostenere l’adozione tempestiva delle nuove risorse proprie e di quantificare adeguatamente i potenziali rischi per la finanza pubblica derivanti dal rimborso del debito unionale.
Nota della Redazione
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