Ordinanza di demolizione in centro storico annullata per carenza di motivazione (TAR Puglia n. 532 del 16.04.2025)

Principi di diritto (Massima)
L’ordinanza di demolizione ex art. 27 d.P.R. n. 380/2001 è atto vincolato, privo di margini di discrezionalità in ordine all’an. Tuttavia, proprio perché comprime nella massima latitudine la sfera del privato, il destinatario deve essere reso edotto dei motivi specifici per cui l’Amministrazione ingiunge la demolizione. Quando le opere ricadono nel centro storico, non è sufficiente il richiamo puro e semplice alla normativa urbanistica di dettaglio asseritamente violata. Occorre spiegare perché gli interventi alterino la percezione consolidata del contesto e si pongano come elemento avulso dal tessuto architettonico preesistente. In difetto, il provvedimento è illegittimo per carenza di motivazione e va annullato.

Il Fatto

Il ricorrente, titolare di una ditta individuale, è proprietario di un immobile nel centro storico di Monopoli, ristrutturato in vista dell’esercizio dell’attività di affittacamere. La ristrutturazione era stata assentita mediante SCIA 331/2017 e la successiva attività edilizia con CILA 233/2018; l’attività ricettiva si fondava su altra SCIA presentata ai sensi della L.R. n. 11/1999.

Nel luglio 2023 il competente ufficio tecnico comunale ha ingiunto la demolizione delle opere ritenute difformi dai titoli edilizi e realizzate in assenza del preventivo parere della Soprintendenza, con contestuale ripristino dello stato legittimo dei luoghi. Gli accertamenti della Polizia Municipale avevano riguardato la rimozione degli intonaci della facciata, la modifica di infissi, l’installazione di ringhiere e parapetti e l’inserimento di nuovi elementi architettonici. A ciò ha fatto seguito una diffida ex L.R. n. 11/1999, con preannuncio di sospensione e successiva interdizione dell’attività. Il ricorrente ha impugnato gli atti davanti al TAR.

La Motivazione della Corte

Il Collegio accoglie il ricorso in relazione al primo motivo, incentrato sul difetto di motivazione in ordine all’interesse pubblico sotteso. Dal tenore dell’ordinanza impugnata non emerge con chiarezza il motivo per cui le opere realizzate siano state ritenute abusive e, in particolare, in contrasto con la normativa di tutela del centro storico, sì da comprometterne in modo irreparabile i valori.

La conclusione trova conferma nella documentazione fotografica in atti, che rivela l’esecuzione di opere scarsamente significative sotto il profilo dell’impatto paesaggistico e dell’eventuale vulnus arrecato al bene culturale. Il Collegio valorizza la relazione tecnica di parte, secondo cui l’intervento resta conformato al rispetto delle disposizioni vigenti per il centro storico e risulta escluso dall’autorizzazione paesaggistica ai sensi del d.P.R. n. 31/2017.

L’esigenza di porre il destinatario nella condizione di comprendere le ragioni del contrasto tra quanto realizzato e la normativa di salvaguardia dei contesti paesaggistici e culturali risulta rafforzata dal richiamo puro e semplice alla normativa urbanistica di dettaglio, senza specificazioni che consentano di decifrare la reale entità delle violazioni. Il tutto assume rilievo ulteriore perché l’Amministrazione ha preannunciato provvedimenti inibitori e poi interdittivi rispetto a un’attività esercitata in forza di una SCIA i cui effetti si sono consolidati.

Il Comune ha eccepito la natura vincolata dell’ordinanza ex art. 27 d.P.R. n. 380/2001, che non richiederebbe peculiare giustificazione oltre all’accertamento dell’abuso. Il Collegio condivide l’assunto in linea generale, in linea con la giurisprudenza amministrativa di primo grado e di appello. Ritiene però che, pur a fronte di un atto vincolato, il destinatario debba essere reso edotto dei motivi specifici dell’ingiunzione, che comporta il sacrificio delle ragioni del privato nella sua massima latitudine.

In caso di demolizione di opere realizzate nel centro storico non basta dunque il riferimento alla normativa di dettaglio asseritamente violata: occorre spiegare perché le opere alterino la percezione consolidata del tessuto urbano. Il ricorso è accolto e l’ordinanza annullata, con compensazione delle spese processuali.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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