Improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse (TAR Calabria n. 988 del 28.05.2026)

Principi di diritto (Massima)
Il processo amministrativo, connotato dalla natura soggettiva della giurisdizione esercitata, risponde al principio dispositivo: l’introduzione del giudizio e la sua prosecuzione restano nella disponibilità della parte. Sino al momento in cui la causa è trattenuta per la decisione il ricorrente può dichiarare di avere perduto ogni interesse alla pronuncia. Il giudice amministrativo non ha il potere di procedere d’ufficio né di sostituirsi al ricorrente nella valutazione dell’interesse ad agire. Ne consegue che la dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse vincola il giudice alla declaratoria di improcedibilità del ricorso introduttivo e del ricorso per motivi aggiunti.

Il Fatto

Il ricorrente ha impugnato la comunicazione della Questura ex art. 10-bis legge n. 241/1990 e i successivi decreti con cui è stata respinta la sua istanza di rilascio della licenza per l’esercizio di agenzia di scommesse, adottati ex art. 10, comma 9-octies, d.l. n. 16/2012. Ha chiesto l’annullamento degli atti, previa sospensione, e la condanna dell’Amministrazione al risarcimento dei danni. Con ricorso per motivi aggiunti ha gravato ulteriori atti, formulando la medesima domanda risarcitoria. L’istanza cautelare è stata respinta.

Nelle more del giudizio la Questura ha rilasciato al ricorrente la licenza richiesta. Il ricorrente ha quindi depositato memoria con cui ha dichiarato la sopravvenuta carenza di interesse e ha insistito nella dedotta improcedibilità.

La Motivazione della Corte

Il Collegio affronta la questione in via preliminare, rilevando che sino al momento in cui la causa è trattenuta per la decisione il ricorrente conserva piena disponibilità dell’azione. Egli può pertanto rinunciare al ricorso o dichiarare di avere perduto ogni interesse alla pronuncia.

Il giudice amministrativo non dispone del potere di procedere d’ufficio né di sostituirsi al ricorrente nella valutazione dell’interesse ad agire. In ossequio al principio dispositivo, deve quindi limitarsi a prendere atto della dichiarazione e a pronunciare l’improcedibilità.

Il percorso argomentativo si fonda sulla natura soggettiva della giurisdizione amministrativa, che sottrae l’introduzione e la prosecuzione del giudizio a qualsiasi iniziativa officiosa. La Corte richiama sul punto una pluralità di precedenti conformi, che confermano la costante lettura del principio.

Poiché la licenza è stata rilasciata nelle more, il ricorrente ha effettivamente conseguito il bene della vita richiesto, venendo meno l’utilità della decisione. Sia il ricorso introduttivo sia i motivi aggiunti sono pertanto improcedibili.

Quanto alle spese, l’esito in rito ne giustifica la compensazione integrale. La pronuncia sulle spese resa nell’ordinanza cautelare conserva efficacia anche dopo la decisione che definisce il giudizio.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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