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Incentivi condizionati alla sicurezza: il caso Superbonus

In breve. Di solito, quando un settore cresce in fretta, gli infortuni aumentano. Con il Superbonus nell’edilizia è successo il contrario: gli occupati sono cresciuti di circa il 12% e il tasso di infortuni gravi è sceso di circa il 7%. Lo rileva uno studio di tre ricercatori della Banca d’Italia pubblicato nell’ottobre 2026. La loro spiegazione è giuridica: il bonus spettava solo a chi rispettava le norme di sicurezza, e in un mercato pieno di commesse una violazione costava molto più del solito.

Che cosa ha rilevato lo studio della Banca d’Italia?

Lo studio ha rilevato che, dal 2021 al 2023, l’edilizia ha avuto più occupati e meno infortuni in proporzione rispetto agli altri settori privati. Si tratta del Tema di discussione n. 1545 della Banca d’Italia, Superbonus and work injuries in the construction sector in Italy, firmato da Andrea Benecchi, Daniele Ruggeri ed Elisa Scarinzi (ottobre 2026).

Gli autori hanno usato i dati INAIL sugli infortuni e i dati INPS e Istat sull’occupazione, dal 2018 al 2023. Hanno escluso il 2020, l’anno del lockdown. Hanno considerato solo i lavoratori uomini, che nell’edilizia sono il 91% degli occupati e subiscono il 99% degli infortuni. Hanno contato solo gli infortuni che lasciano un danno permanente: sono i più gravi e anche i meno esposti alla mancata denuncia.

I risultati principali:

  • Occupazione: circa +12% di lavoratori nell’edilizia rispetto a un gruppo di confronto costruito con gli altri settori.
  • Infortuni: il tasso trimestrale scende di 0,114 casi ogni mille lavoratori. Rispetto alla media 2018-2019 (1,7 per mille) è un calo di circa il 7%.
  • Infortuni evitati: secondo la stima degli autori, oltre 1.700 infortuni con danno permanente nel triennio 2021-2023.

Un’avvertenza necessaria. I Temi di discussione presentano risultati preliminari. Il documento precisa che le opinioni sono degli autori e non impegnano la Banca d’Italia.

Perché questo risultato è sorprendente?

È sorprendente perché contraddice ciò che gli studi precedenti hanno osservato. Quando l’economia cresce, gli infortuni di solito aumentano. Le imprese corrono per stare dietro alla domanda, assumono personale meno esperto, allungano gli orari e trascurano le procedure di sicurezza. Gli autori ricordano una ricerca sull’Italia per gli anni 1994-2012: un punto in più di crescita del PIL corrispondeva a circa l’1% in più di infortuni.

Con il Superbonus l’edilizia ha vissuto una crescita rapidissima. Ci si sarebbe aspettati più infortuni in proporzione. Il numero assoluto di infortuni è in effetti aumentato, perché sono aumentati i lavoratori. Il tasso, invece, è sceso.

Quale regola lega il bonus edilizio alla sicurezza sul lavoro?

La regola è che non si ottiene la detrazione se nel cantiere si violano le norme sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori. Il vincolo esiste dal 1998. L’art. 4 del D.M. 18 febbraio 1998, n. 41, alla lettera d), esclude il beneficio in caso di «violazione delle norme in materia di tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro e nei cantieri». Lo stesso vale per i contributi non versati, accertati dagli organi competenti.

Nel 2021 si sono aggiunti altri due elementi:

  • La sospensione dell’attività. L’art. 13 del D.L. 146/2021 ha riscritto l’art. 14 del D.Lgs. 81/2008. Oggi l’Ispettorato sospende l’attività quando almeno il 10% dei lavoratori presenti è irregolare, oppure quando accerta una delle gravi violazioni elencate dalla legge. Non serve più che la violazione sia ripetuta. Secondo gli autori, la sospensione è diventata obbligatoria da discrezionale che era.
  • Il controllo straordinario. Dall’ultimo trimestre del 2021 e per tutto il 2022 l’Ispettorato nazionale del lavoro ha condotto una campagna straordinaria di ispezioni nei cantieri, come ricordano gli autori.

Lo studio richiama anche l’asseverazione del tecnico prevista per il Superbonus (art. 119 del D.L. 34/2020). Secondo gli autori, l’asseverazione comprendeva anche il rispetto delle norme di sicurezza.

Alla base di tutto c’è un principio più antico. L’art. 2087 del codice civile obbliga l’imprenditore ad adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori. Sulle conseguenze della violazione di questa norma vedi il nostro commento a TAR Puglia n. 1019/2026. L’art. 41 della Costituzione stabilisce che l’iniziativa economica non può svolgersi in modo da recare danno alla salute e alla sicurezza.

Perché la condizione di sicurezza ha pesato proprio nell’edilizia?

Secondo gli autori ha pesato perché il Superbonus ha reso molto costoso sbagliare. Il D.L. 146/2021 valeva per tutti i settori. Solo nell’edilizia, però, una sospensione poteva significare:

  • perdere il beneficio fiscale su cui si reggeva la commessa;
  • sforare scadenze rigide, più volte prorogate con requisiti diversi;
  • restare fermi in un periodo in cui il lavoro abbondava.

Gli autori usano un modello economico classico. L’impresa confronta quanto costa mettersi in regola con quanto si aspetta di perdere se viene scoperta. Se il mercato rende di più, una sanzione o un fermo costano di più. Conviene quindi investire nel rispetto delle regole. Con il Superbonus è aumentato quanto si poteva perdere, ed è forse aumentata anche la probabilità percepita di un controllo.

Gli autori portano due conferme:

  • Nelle dieci regioni con più asseverazioni (tra cui la Puglia) il calo degli infortuni è più marcato, -8,3%. Nelle altre dieci il risultato non è statisticamente significativo.
  • Anche tenendo conto delle ispezioni della Guardia di Finanza e della quota di lavoratori giovani, il risultato regge.

Quanto è solida la prova?

La prova è seria ma non definitiva, e sono gli stessi autori a indicarne i limiti:

  • È sceso il tasso, non il numero. In valore assoluto gli infortuni sono aumentati, perché sono aumentati i lavoratori.
  • Il meccanismo è un’interpretazione. Gli autori non riescono a distinguere l’effetto della condizione di sicurezza da quello di un altro possibile fattore: con parte dei costi coperta dallo Stato, le imprese potrebbero aver comprato attrezzature più sicure.
  • Alcune stime sono deboli. Il legame tra numero di interventi e calo degli infortuni è significativo solo al 10%. Il confronto tra regioni più e meno coinvolte non è stato sottoposto a un test statistico diretto.
  • Si tratta di un working paper. I numeri potrebbero cambiare nella versione definitiva.

Che cosa cambia per imprese, condomini e tecnici?

Per imprese, condomini e tecnici la lezione è che la condizione di sicurezza non è una formalità. Il beneficio fiscale dipende anche da come si lavora nel cantiere, non solo dai documenti.

  • Per l’impresa: una violazione accertata può costare la sospensione dell’attività e il beneficio fiscale su cui si regge il contratto.
  • Per il condominio committente: il rischio fiscale ricade su chi gode della detrazione. Conviene che il contratto d’appalto disciplini il rispetto delle norme di sicurezza e le conseguenze della perdita del bonus.
  • Per il tecnico: se l’asseverazione comprende davvero la sicurezza, come sostiene lo studio, la sua posizione si fa più delicata.

Che cosa possiamo aspettarci?

Gli autori concludono con una raccomandazione. Gli incentivi nei settori ad alto rischio dovrebbero prevedere requisiti di sicurezza verificabili e sanzioni credibili e proporzionate. Così la tutela dei lavoratori può avanzare insieme alla crescita economica.

È una tesi di politica economica, non ancora una regola. Resta aperto se i prossimi incentivi pubblici, dall’edilizia ad altri settori, verranno costruiti in questo modo. Lo studio offre per la prima volta un dato italiano a sostegno di questa scelta.

Fonti

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

Riferimenti normativi

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