Piena conoscenza del provvedimento e decorrenza del termine di impugnazione (TAR Lazio n. 530 del 22.07.2024)
Principi di diritto (Massima)
Ai fini della decorrenza del termine decadenziale di impugnazione, la piena conoscenza dell’atto amministrativo non richiede la cognizione integrale del provvedimento. È sufficiente la percezione, da parte dell’interessato, dell’esistenza dell’atto e degli aspetti che ne rendono evidente la lesività per la sua sfera giuridica, così da rendere attuale l’interesse ad agire. La conoscenza integrale del provvedimento incide sul contenuto del ricorso e consente la proposizione di motivi aggiunti, ma non sposta il dies a quo dell’impugnazione. Il ricorso proposto oltre il termine è pertanto irricevibile per tardività.
Il Fatto
Il ricorrente è stato assunto nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco e, per inidoneità fisica sopravvenuta riconosciuta dipendente da causa di servizio, è stato dichiarato permanentemente non idoneo al servizio d’istituto e impiegabile come parzialmente idoneo. Il rapporto di impiego è stato risolto per mancato completamento del periodo di prova. Impugnato l’atto di risoluzione, il Consiglio di Stato lo ha annullato, affermando l’obbligo dell’Amministrazione di reintegrare il ricorrente in servizio.
In esecuzione del giudicato, il Ministero ha reintegrato l’interessato nella qualifica di operatore professionale del ruolo degli operatori, con cancellazione dal ruolo del personale operativo, e lo ha assegnato a un Comando provinciale dal 23 novembre 2009. Il decreto direttoriale che disponeva il reinquadramento è stato notificato in forma integrale solo l’11 giugno 2021. Il ricorrente ha quindi impugnato il provvedimento, dolendosi della mancata attivazione di iniziative per il recupero al servizio d’istituto e dell’avvenuto transito nei ruoli amministrativi senza propria richiesta.
La Motivazione della Corte
Il Collegio rileva d’ufficio, previa annotazione a verbale ai sensi dell’art. 73, comma 3, cod. proc. amm., la questione della manifesta irricevibilità del ricorso. Il nodo è il dies a quo del termine decadenziale previsto dagli artt. 29 e 41, comma 2, cod. proc. amm.: se cioè rilevi la notifica integrale del 2021 oppure la conoscenza maturata all’atto della presa di servizio nella nuova qualifica.
Il Tribunale richiama l’orientamento secondo cui la piena conoscenza consiste nella percezione dell’esistenza di un provvedimento e degli aspetti che ne rendono evidente la lesività, in modo da rendere percepibile l’attualità dell’interesse ad agire (Cons. Stato, sez. II, n. 2280/2024; sez. IV, n. 1027/2024; sez. V, n. 9528/2023; TAR Lazio, Latina, sez. I, n. 461/2024). La conoscenza piena non equivale dunque a conoscenza integrale: quest’ultima influisce sul contenuto del ricorso e consente l’integrazione dei motivi, ma non incide sulla condizione dell’azione.
Applicando il principio, il Collegio osserva che dagli stessi documenti versati dal ricorrente emerge come la consapevolezza dell’esistenza dell’atto e del suo contenuto risalga al giorno della presa di servizio nella nuova qualifica, il 23 novembre 2009. A conferma depongono le reiterate richieste di reintegro nel personale operativo avanzate sin dal 2010, indice della piena consapevolezza del transito d’autorità nei ruoli non operativi.
Ove avesse ritenuto illegittimo il reinquadramento, il ricorrente avrebbe dovuto impugnarlo tempestivamente all’epoca dell’assunzione nella nuova qualifica, formulando poi eventuali motivi aggiunti all’esito dell’accesso agli atti. Il ricorso, notificato nel 2021, è pertanto irricevibile per tardività. Le peculiarità della vicenda giustificano la compensazione delle spese di giudizio.
Nota della Redazione
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