Pubblico ministero assoluzione formula diversa impugnazione corretta qualificazione giuridica (Cass. pen. Sez. 6 n. 17728 del 18.05.2026)

Principi di diritto (Massima)
Il pubblico ministero che ha chiesto l’assoluzione può impugnare la sentenza di assoluzione quando la formula adottata dal giudice sia diversa da quella richiesta, qualora l’impugnazione miri a una corretta qualificazione giuridica del fatto o a una formula più precisa che incida sugli effetti extrapenali. L’art. 335 cod. pen. si applica esclusivamente alla violazione colposa dei doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall’autorità amministrativa. La violazione colposa dei doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo disposti in procedimenti civili non rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 335 cod. pen., ma è regolata dall’art. 388-bis cod. pen., che ne prevede la perseguibilità a querela della persona offesa.

Il Fatto

Il Tribunale di Crotone assolveva la direttrice di un ufficio postale dal reato di cui agli artt. 334 e 110 cod. pen., per aver consentito al titolare di un libretto di deposito postale di prelevare somme dopo la notifica dell’atto di pignoramento, perché il fatto non costituisce reato. La sentenza assolveva l’imputata pur riconoscendo profili di “grave disattenzione” nella sua condotta.

Avverso tale decisione proponeva ricorso per cassazione il pubblico ministero, deducendo violazione di legge per l’erronea esclusione del dolo e per la mancata riqualificazione del fatto ai sensi dell’art. 335 cod. pen., oltre a vizio di motivazione. La parte civile costituita chiedeva l’accoglimento del ricorso, mentre la difesa dell’imputata eccepiva l’inammissibilità del ricorso per difetto di interesse all’impugnazione del pubblico ministero e l’insussistenza dei presupposti per la riqualificazione.

La Motivazione della Corte

La Corte di cassazione ha escluso l’eccezione di inammissibilità sollevata dalla difesa, richiamando il principio delle Sezioni Unite n. 40049 del 2008, secondo cui il pubblico ministero che ha concluso per l’assoluzione può comunque impugnare la sentenza assolutoria quando la formula adottata dal giudice sia diversa da quella richiesta, purché l’impugnazione sia finalizzata a una corretta qualificazione giuridica del fatto o a una formula di assoluzione più precisa, idonea a incidere sugli effetti extrapenali.

Nel merito, la Corte ha ritenuto adeguatamente motivata la sentenza impugnata laddove aveva escluso la sussistenza del dolo, evidenziando come non risultasse provato che il blocco del libretto fosse stato effettuato dal Centro Servizi territoriale di Bari, al quale l’operazione competeva secondo un assunto non contestato dal ricorrente.

Quanto alla prospettata necessità di riqualificare il fatto ai sensi dell’art. 335 cod. pen., la Corte ha rilevato che nella sentenza impugnata non risultavano accertate le condotte omissive integrative della fattispecie colposa, non essendo stato escluso che l’imputata avesse adempiuto ai propri obblighi di comunicazione inviando la documentazione relativa al pignoramento al Centro servizi territoriale. Non poteva, inoltre, esigersi una vigilanza su ogni singola operazione effettuata allo sportello, considerato che i prelievi possono essere eseguiti anche presso uffici diversi da quello di apertura del libretto.

La Corte ha infine precisato, in via conclusiva, l’ambito applicativo dell’art. 335 cod. pen., richiamando il proprio precedente Sez. 6 n. 9742 del 2018, per affermare che la disposizione si riferisce esclusivamente alla violazione colposa dei doveri di custodia di cose sottoposte a sequestro penale o amministrativo, mentre la violazione colposa dei doveri relativi a cose sottoposte a pignoramento o a sequestro giudiziario o conservativo in procedimenti civili è regolata dall’art. 388-bis cod. pen., perseguibile a querela. I motivi di ricorso sono stati pertanto dichiarati manifestamente infondati e il ricorso inammissibile.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

Riferimenti normativi

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