Revoca assessore comunale: motivazione generica e vizio di eccesso di potere (Cons. Stato n. 2125 del 16.03.2026)

Principi di diritto (Massima)
La revoca della nomina ad assessore comunale è atto di alta amministrazione e non atto politico: è soggetta allo statuto del provvedimento amministrativo e al sindacato giurisdizionale, sia pure con un controllo meno intenso, circoscritto alla rilevazione di manifeste illogicità formali e procedurali. L’ampia discrezionalità del sindaco non può mai trasmodare in prerogativa arbitraria svincolata dal perseguimento delle finalità pubbliche. La motivazione, anche quando assume connotati di semplicità, deve indicare gli episodi e le condotte concrete poste a fondamento della sfiducia, con un riscontro, anche documentale, delle ragioni esplicitate. In assenza di tale indicazione la motivazione è meramente apparente e il provvedimento è viziato da eccesso di potere per irragionevolezza, carenza di istruttoria e sviamento.

Il Fatto

Il sindaco di un comune aveva revocato la nomina dell’assessore alle attività produttive e al commercio, unitamente alle deleghe conferite. Il primo decreto era stato annullato d’ufficio ai sensi dell’art. 21 nonies della legge n. 241/1990 e sostituito da un secondo provvedimento, che aveva nuovamente disposto la revoca richiamando la mancanza di fiducia, condotte non in linea con l’indirizzo politico, prese di posizione in contrasto con gli altri membri della giunta, frizioni nella maggioranza consiliare e dichiarazioni rese alla stampa.

L’assessore aveva impugnato il secondo decreto con motivi aggiunti. Il TAR Veneto li aveva respinti, ritenendo sufficiente la motivazione perché, pur non circostanziata, rispondente ai canoni richiesti dalla giurisprudenza per questa tipologia di atto, spettando al sindaco la valutazione dell’opportunità politica della scelta. Da qui l’appello.

La Motivazione della Corte

Il Consiglio di Stato ricostruisce anzitutto la qualificazione dell’atto. Secondo la giurisprudenza della Sezione, la revoca dell’assessore comunale, come la nomina, è atto di alta amministrazione, non politico: non è libero nella scelta dei fini ed è sottoposto alle prescrizioni di legge, degli statuti e dei regolamenti (Cons. Stato, V, n. 3144 del 2014; Cons. Stato, V, n. 4502 del 2011; Cons. Stato, V, n. 2071 del 2023). Le motivazioni politiche alla base della scelta non ne snaturano la qualificazione: l’atto resta ontologicamente amministrativo, come confermato da Cass. Sezioni unite n. 5992 del 2025.

Riconosciuta la natura amministrativa, l’atto è soggetto al sindacato giurisdizionale, con la limitazione connessa alla natura spiccatamente discrezionale: il controllo è meno intenso e circoscritto alla rilevazione di manifeste illogicità formali e procedurali, e la motivazione assume connotati di semplicità. Su questo punto il Collegio richiama Cons. Stato, V, n. 2071 del 2023 e n. 936 del 2021.

Il passaggio decisivo è però un altro. L’ampia discrezionalità del sindaco non può mai trasmodare in una prerogativa arbitraria del tutto svincolata dal perseguimento delle finalità pubbliche. Il sindacato deve quindi avere riguardo alla motivazione, sia pure semplice, e al riscontro, anche documentale, delle ragioni esplicitate, per accertare se la revoca sia fondata sul venir meno del rapporto fiduciario ovvero se la motivazione sia meramente apparente, disvelandosi dietro di essa un esercizio arbitrario del potere.

Nel caso concreto le affermazioni del decreto sono prive di qualsiasi riscontro documentale: non l’esito delle votazioni, non i verbali di giunta, non la corrispondenza con il sindaco o con esponenti della maggioranza, non gli articoli di stampa. Manca del tutto l’indicazione degli episodi e delle condotte idonei a palesare le ragioni della determinazione sindacale, così come anche solo un principio di prova documentale. La revoca non è quindi semplicemente “non circostanziata”, ma denota un evidente eccesso di potere per irragionevolezza, carenza di istruttoria e sviamento. L’appello è accolto, i motivi aggiunti sono accolti e il decreto sindacale è annullato, con compensazione delle spese.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

Condividi:

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *