Sequestro in procedura estradizionale e onere motivazionale sulla provenienza della somma (Cass. pen. n. 36898/2025)
Principi di diritto (Massima)
In tema di procedura estradizionale, il sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato, disposto ai sensi dell’art. 716 cod. proc. pen., richiede una motivazione specifica che illustri le ragioni per cui la somma di denaro rinvenuta in possesso dell’estradando costituisca il profitto del reato per il quale è richiesta l’estradizione, non essendo sufficiente un generico riferimento alla “verosimiglianza” o un mero richiamo al pericolo di aggravamento delle conseguenze del reato, senza indicare gli elementi concreti da cui desumere il collegamento tra la somma e il reato, anche in considerazione dell’arco temporale intercorso tra i fatti e il sequestro.
Il Fatto
Un cittadino ucraino, destinatario di mandato di arresto provvisorio ai fini estradizionali verso l’Ucraina per il reato di rapina, è stato arrestato presso un albergo dove alloggiava con la compagna e due figli minori. L’arresto è stato convalidato il 30 luglio 2025 e, successivamente, il 4 agosto 2025, la Corte d’appello di Milano ha convalidato il sequestro della somma di euro 13.000,00 trovata in suo possesso. La Corte ha ritenuto “verosimile” che la somma costituisse il profitto della rapina, e che sussistesse un fondato pericolo che la libera disponibilità del denaro potesse aggravare o protrarre le conseguenze del reato.
L’estradando ha proposto richiesta di riesame, riqualificata come ricorso per cassazione, deducendo che la motivazione del decreto era apparente, non avendo la Corte illustrato le ragioni concrete per cui la somma era frutto della rapina, perpetrata circa tre anni prima del sequestro, e la libera disponibilità di essa potesse aggravare le conseguenze del reato.
La Motivazione della Corte
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando con rinvio il decreto impugnato. Ha richiamato il principio per cui il ricorso per cassazione avverso i provvedimenti in materia estradizionale è consentito per violazione di legge, comprendente anche i vizi della motivazione così radicali da rendere il provvedimento del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza (Sez. 2, n. 49739/2023).
La Corte ha rilevato che il decreto impugnato non chiariva se si trattasse di sequestro preventivo (non consentito in estradizione) o di sequestro del profitto della rapina. Nel caso in cui fosse sequestro del profitto, la Corte ha osservato che la motivazione era carente, non avendo indicato le ragioni per cui la somma di euro 13.000,00 potesse essere il profitto della rapina, commessa circa tre anni prima. La Corte ha sottolineato che, atteso l’arco temporale trascorso, era necessario motivare in ordine al collegamento della somma con la rapina, non essendo sufficiente un generico riferimento alla “verosimiglianza” o al mero pericolo di aggravamento delle conseguenze del reato.
Implicazioni Pratiche
- Onere motivazionale sul sequestro in estradizione: L’avvocato dell’estradando deve contestare la genericità della motivazione del decreto di sequestro, richiedendo al giudice di specificare le ragioni concrete per cui la somma di denaro è riconducibile al reato per il quale è richiesta l’estradizione, indicando gli elementi probatori (es. documenti bancari, dichiarazioni, accertamenti) che comprovano il collegamento, non essendo sufficiente una mera verosimiglianza.
- Distinzione tra sequestro preventivo e probatorio: In sede di impugnazione, la difesa deve eccepire che il sequestro preventivo non è consentito in procedura estradizionale, mentre il sequestro del corpo del reato o delle cose pertinenti (art. 716 c.p.p. e art. 20 Convenzione europea di estradizione) è ammissibile solo se sussiste un collegamento con il reato, e deve essere motivato specificamente.
- Valutazione del tempo trascorso: L’avvocato deve eccepire che il lungo tempo intercorso tra la commissione del reato e il sequestro (oltre tre anni) rende particolarmente gravoso l’onere motivazionale del giudice, che deve dimostrare la permanenza del collegamento della somma con il reato, non potendo limitarsi a congetture o a un generico pericolo di aggravamento delle conseguenze.
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