Vincolo espropriativo decaduto e natura edificabile del suolo ai fini IMU (Cass. civ. Sez. V n. 33986 del 24.12.2025)

Principi di diritto (Massima)
La decadenza del vincolo di inedificabilità assoluta preordinato all’espropriazione per pubblica utilità non determina il venir meno del carattere edificabile del terreno ai fini dell’IMU. Essa impedisce soltanto l’esproprio, e l’applicabilità del regime delle cosiddette zone bianche non comporta la regressione dell’area a zona agricola. La qualificazione edificatoria va desunta dal piano regolatore generale adottato dal Comune, indipendentemente dall’approvazione regionale e dall’adozione degli strumenti attuativi. Il giudizio sulla necessità della consulenza tecnica d’ufficio rientra nel potere discrezionale del giudice del merito, censurabile solo ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 5), cod. proc. civ., e la perizia stragiudiziale di parte ha valore di mero indizio, non di prova.

Il Fatto

Una società ha impugnato l’avviso di accertamento emesso da un Comune per omesso o parziale versamento dell’IMU relativa all’anno 2013, in relazione a un immobile ubicato nel medesimo Comune. La Commissione tributaria provinciale ha respinto il ricorso originario della contribuente; la Commissione tributaria regionale ha confermato la decisione, con compensazione delle spese.

La contribuente ha proposto ricorso per cassazione, dolendosi in particolare del mancato espletamento della consulenza tecnica d’ufficio e della mancata valutazione della perizia di parte. Il Comune ha resistito con controricorso.

La Motivazione della Corte

La Corte esamina l’unico motivo, che denuncia al contempo omesso esame di un fatto decisivo e nullità della sentenza per difetto di valutazione delle prove. Il mezzo è giudicato inammissibile e comunque infondato, perché risulta da una confusa commistione tra vizi eterogenei e tende a sollecitare una rivalutazione delle risultanze istruttorie, sottratta al sindacato di legittimità.

La Corte ribadisce che il vizio di violazione di legge implica un problema interpretativo della norma, mentre l’erronea ricognizione della fattispecie concreta inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, censurabile solo nei limiti dell’art. 360, primo comma, n. 5), cod. proc. civ., scontando le preclusioni della doppia conforme in fatto.

Quanto alla consulenza tecnica d’ufficio, il giudizio sulla sua necessità rientra nel potere discrezionale del giudice, che deve però motivare adeguatamente il rigetto dell’istanza di parte. La perizia stragiudiziale, ancorché asseverata con giuramento, resta una mera allegazione difensiva e non è dotata di efficacia probatoria: può valere solo come indizio, il cui apprezzamento è rimesso alla discrezionalità del giudice.

Sul merito, la Corte richiama la propria giurisprudenza secondo cui l’inefficacia del vincolo di pianificazione urbanistica preordinato all’espropriazione, per mancata attuazione nel quinquennio, non fa venir meno l’edificabilità del terreno. L’area non regredisce a zona agricola, ma resta soggetta alla disciplina delle zone bianche, che configura pur sempre un limitato indice di edificabilità. Irrilevante, pertanto, che l’edificabilità sia stata espressamente ripristinata solo con una successiva deliberazione comunale. Il ricorso è respinto, con condanna della ricorrente alle spese e distrazione a favore del difensore antistatario del controricorrente.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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