Ricorso improcedibile per mancata impugnazione del diniego sopravvenuto (TAR Sicilia n. 720 del 19.03.2026)

Principi di diritto (Massima)
Il ricorso avverso il diniego di aggiornamento del Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico è improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse quando, nelle more del giudizio, l’Amministrazione adotti un ulteriore provvedimento di diniego su nuova istanza e rinnovata istruttoria. Tale atto non è meramente confermativo e assume natura di provvedimento autonomo, idoneo a regolare nuovamente il rapporto amministrativo; l’eventuale annullamento dell’atto originario non arrecherebbe alcuna utilità concreta, permanendo l’efficacia del diniego successivo non impugnato. Nel merito, le censure che oppongono una diversa lettura tecnico-scientifica della medesima situazione fattuale non superano i limiti del sindacato sulla discrezionalità tecnica, che può esplicarsi solo in presenza di manifesta illogicità, errore sui presupposti di fatto o evidente incongruità della motivazione.

Il Fatto

Un Comune siciliano impugna davanti al TAR Sicilia il provvedimento con cui il Servizio competente dell’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico ha negato l’aggiornamento del P.A.I., nonché il decreto presidenziale regionale di approvazione del Piano e delle relative norme di attuazione, per la parte in cui incidono sul proprio territorio. Il Comune aveva commissionato uno studio tecnico che proponeva una riperimetrazione molto più ridotta del “sito di attenzione” per possibili subsidenze, quasi coincidente con una concessione mineraria, e su quella base aveva chiesto la riduzione dell’area vincolata.

Il diniego impugnato era stato motivato in applicazione del principio di precauzione. Nel corso del giudizio l’Amministrazione riferisce che il Comune ha ripresentato una nuova istanza corredata da uno studio tecnico integrativo, respinta con un ulteriore provvedimento espresso di diniego, mai impugnato, ed eccepisce l’improcedibilità del ricorso.

La Motivazione della Corte

Il Collegio affronta in via preliminare l’eccezione di improcedibilità e la accoglie. Dalla documentazione emerge che, dopo l’adozione dell’atto impugnato, l’Amministrazione è stata nuovamente investita della medesima questione a seguito di una ulteriore istanza del Comune, supportata da uno studio tecnico integrativo rispetto a quello originario.

All’esito dell’esame della nuova istanza l’Autorità di Bacino ha adottato un ulteriore diniego espresso. Il provvedimento sopravvenuto non può essere qualificato come meramente confermativo, poiché è stato emesso dopo la presentazione di una nuova domanda e una rinnovata istruttoria fondata sulla documentazione integrativa, con ulteriori approfondimenti sui fenomeni di subsidenza. Esso costituisce dunque atto autonomo, espressione di una nuova valutazione e idoneo a regolare nuovamente il rapporto tra le parti.

Da ciò deriva che il ricorrente avrebbe dovuto impugnare anche tale atto: l’annullamento del provvedimento originariamente gravato non gli procurerebbe alcuna utilità concreta, permanendo l’efficacia del diniego successivo. La mancata impugnazione determina la sopravvenuta carenza di interesse e il ricorso va dichiarato improcedibile.

Il Collegio osserva inoltre che il ricorso è anche infondato. L’Amministrazione ha fondato il diniego su dati interferometrici satellitari, da cui emergono fenomeni di subsidenza nelle aree interessate dall’attività estrattiva, e su studi che evidenziano una conca di subsidenza e possibili cedimenti differenziali del terreno. Ha precisato che la subsidenza non si manifesta necessariamente con sprofondamenti repentini, ma anche con abbassamenti progressivi del piano di campagna, potenzialmente estesi.

Le censure comunali, basate sullo studio tecnico di parte, si risolvono nella prospettazione di una diversa lettura tecnico-scientifica della medesima situazione. Accoglierle comporterebbe una inammissibile sostituzione del giudice nelle scelte tecnico-discrezionali di pianificazione, sindacabili soltanto per manifesta illogicità, errore sui presupposti o evidente incongruità della motivazione. Nel caso di specie tali profili non sono ravvisabili, essendo il provvedimento adeguatamente motivato e sorretto da un’istruttoria non manifestamente illogica. Le spese sono compensate tra le parti.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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