Controllo sul bilancio d’esercizio dell’azienda sanitaria regionale e criticità di equilibrio (Corte dei Conti Sez. contr. Molise n. 124 del 15.10.2025)
Principi di diritto (Massima)
Il controllo di regolarità amministrativa e contabile affidato alla Sezione regionale sui bilanci degli enti del Servizio sanitario nazionale, ai sensi dell’art. 1, comma 170, legge n. 266/2005, come integrato dall’art. 1, comma 3, d.l. n. 174/2012, è sindacato di legalità e di regolarità finalizzato, in prospettiva dinamica, all’adozione di effettive misure correttive. Il conseguimento dell’equilibrio di bilancio costituisce il parametro fondamentale cui conformare la gestione finanziaria degli enti sanitari, dovendo le aziende prevedere il pareggio tra costi e ricavi. L’adozione tardiva della proposta di bilancio d’esercizio, oltre il termine di legge, integra violazione delle vigenti disposizioni e priva il management e l’amministrazione regionale di un indispensabile strumento di conoscenza e valutazione. La mancata valorizzazione del fondo svalutazione crediti, in contrasto con il principio contabile O.I.C. 15, rende inattendibile il valore dei crediti e può condurre all’accertamento di un patrimonio netto effettivo diverso da quello certificato.
Il Fatto
La Sezione regionale di controllo per il Molise ha esaminato il bilancio d’esercizio 2023 dell’azienda sanitaria regionale, nell’ambito del programma di controllo approvato con deliberazione n. 15/2024/INPR. L’istruttoria ha preso avvio dalla relazione-questionario redatta dal Collegio sindacale ai sensi dell’art. 1, commi 166 e seguenti, legge n. 266/2005, integrata dai chiarimenti forniti dall’azienda a seguito di specifica richiesta istruttoria.
La Sezione ha approvato la relazione riguardante il bilancio d’esercizio 2023, disponendone la trasmissione al Presidente del Consiglio regionale, al Presidente della Regione, al Direttore generale, al Collegio sindacale, al Commissario ad acta per il piano di rientro e alla Procura regionale della Corte dei conti, per le valutazioni di rispettiva competenza. La decisione è stata assunta nella camera di consiglio dell’8 ottobre 2025.
La Motivazione della Corte
La Sezione muove dalla qualificazione del controllo sui bilanci degli enti sanitari, richiamando la giurisprudenza costituzionale che lo ascrive al sindacato di legalità e di regolarità, con scopo non statico ma dinamico, volto a garantire l’equilibrio del bilancio e il rispetto delle regole contabili e finanziarie (Corte cost., sentenza n. 39/2014). Il conseguimento dell’equilibrio economico-finanziario rappresenta il parametro fondamentale del controllo, in una materia caratterizzata dal coinvolgimento del diritto alla salute e dalla necessità di contemperarlo con la razionalizzazione della spesa.
Il bilancio di previsione 2023 non risulta redatto in conformità alle disposizioni normative, prevedendo una perdita di oltre 64 milioni di euro, in aumento rispetto all’esercizio precedente. L’analisi degli scostamenti tra previsione e consuntivo evidenzia l’inattendibilità degli atti di programmazione e l’impossibilità per l’ente di attuare scelte finalizzate all’equilibrio. Il bilancio d’esercizio chiude con una perdita di oltre 45 milioni di euro.
Sul piano dell’adozione, la Sezione rileva che la proposta di bilancio è intervenuta oltre il termine di legge previsto dall’art. 31 d.lgs. n. 118/2011, integrando palese violazione delle vigenti disposizioni e privando il management e l’amministrazione regionale di un indispensabile strumento di conoscenza per improntare le scelte gestionali a criteri di efficienza ed economicità. Il Collegio sindacale ha espresso parere non favorevole, rilevando l’assenza di una delibera regionale limitativa della perdita.
La Sezione esamina poi il patrimonio netto, negativo per oltre 60 milioni di euro e in peggioramento, e lo squilibrio tra attività e passività a breve termine, con impossibilità di far fronte alle obbligazioni mediante i flussi della gestione tipica. Quanto ai crediti verso la Regione, rileva la mancata valorizzazione del fondo svalutazione crediti, in contrasto con il principio contabile O.I.C. 15, con possibili ricadute sull’attivo patrimoniale e sul patrimonio netto effettivo. Sul versante dei debiti, i fornitori rappresentano oltre la metà della massa debitoria, con indicatore di tempestività dei pagamenti in peggioramento e maturazione di interessi di mora.
La Sezione rileva infine il prolungato ricorso alle anticipazioni di tesoreria, non restituite per oltre 11 milioni di euro, e la mancata conclusione della gara per il servizio di tesoreria, in regime di proroga sin dal 2015. La reiterata proroga viola i principi di trasparenza, concorrenza e parità di partecipazione e potrebbe integrare profili di danno erariale. Sono confermate le carenze nei sistemi di budget e di contabilità analitica, con reportistica limitata ai soli costi diretti, e le criticità sul PNRR, con obiettivi non raggiunti e insufficienza di personale del soggetto attuatore.
Nota della Redazione
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