Il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria dell’Inps per l’esercizio 2024 evidenzia un risultato economico positivo ma un disavanzo al netto di poste straordinarie (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 25 del 05.03.2026)

Principi di diritto (Massima)
Il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria degli enti, ai sensi dell’art. 100, secondo comma, Cost. e dell’art. 8, c. 8, l. n. 88 del 1989, si estende alla verifica dei risultati di esercizio e della sostenibilità delle gestioni previdenziali. Il rendiconto dell’Inps per il 2024, pur chiudendo con un risultato di esercizio positivo di 1,029 mld, evidenzia un disavanzo economico di 4,910 mld al netto di assegnazioni e prelievi da riserve legali. La gestione dei crediti contributivi, pari a 119,127 mld, richiede un attento monitoraggio e la piena operatività delle procedure di eliminazione dei crediti inesigibili. L’attività di vigilanza ispettiva e documentale costituisce strumento fondamentale per il contrasto al lavoro sommerso e alle irregolarità contributive.

Il Fatto

La Corte dei conti, Sezione del controllo sugli Enti, ha esercitato il controllo sulla gestione finanziaria dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps) per l’esercizio 2024, ai sensi dell’art. 12 della l. n. 259 del 1958. La deliberazione n. 25/2026, assunta nella camera di consiglio del 9 febbraio 2026, riferisce alle Presidenze delle Camere il risultato del controllo eseguito sul rendiconto generale dell’Ente per l’esercizio 2024.

Il rendiconto, adottato dal Consiglio di amministrazione e approvato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza, chiude con un risultato di esercizio positivo di 1,029 mld, in diminuzione rispetto al 2023 (2,063 mld). Al netto di assegnazioni e prelievi da riserve, si registra un disavanzo economico di 4,910 mld, peggiorato rispetto al precedente esercizio. La Corte ha analizzato le principali poste di entrata e di spesa, con particolare attenzione alla spesa pensionistica, alle entrate contributive, ai crediti e alla loro riscossione, nonché all’andamento del contenzioso.

La Motivazione della Corte

La spesa per prestazioni istituzionali nel 2024 ammonta a 417,408 mld, con un incremento di 19,345 mld rispetto al 2023. La spesa per pensioni, pari a 320,593 mld, registra un aumento del 5,4 per cento, trainato dalla rivalutazione delle pensioni. Le prestazioni a sostegno del reddito e per la famiglia determinano una spesa di 45,095 mld. Le prestazioni di inclusione sociale restano sostanzialmente stabili, con l’esaurimento del reddito di cittadinanza sostituito dall’assegno di inclusione e dal supporto per la formazione.

Un profilo critico emerge dal mancato potenziamento dell’attività ispettiva, nonostante l’autorizzazione all’assunzione di 403 ispettori. Il numero degli ispettori è diminuito da 828 a 761 unità e il numero delle ispezioni, pur in aumento, non è sufficiente a contrastare efficacemente il fenomeno del lavoro sommerso. La Corte sottolinea la necessità di avviare con sollecitudine le procedure assunzionali e di incrementare le ispezioni nei settori a maggiore rischio.

La Corte rileva che la gestione dei crediti contributivi presenta elementi di criticità: i crediti iscritti in bilancio ammontano a 119,127 mld, con una riduzione di 8,033 mld. La riduzione è dovuta principalmente a stralci e annullamenti disposti per legge, ma permangono crediti abbandonati non ancora eliminati. La Corte evidenzia la necessità di migliorare il flusso informativo con l’agente della riscossione e di completare il processo di eliminazione dei crediti inesigibili. Il fondo svalutazione crediti è stato adeguato prudenzialmente, anche in previsione del discarico dei crediti affidati all’agente della riscossione.

Con riferimento al contenzioso giudiziario, si registra un calo dei giudizi pendenti, con una percentuale di sentenze favorevoli all’Inps del 66,2 per cento per il contenzioso ordinario e del 72,1 per cento per l’invalidità civile. Permangono criticità nei tempi di liquidazione delle prestazioni di invalidità civile, con meno del 40 per cento delle prestazioni liquidato entro 120 giorni e un numero elevato oltre i 180 giorni.

La Corte sottolinea, infine, l’importanza di completare la reingegnerizzazione degli applicativi per il Tfs/Tfr al fine di evitare ritardi nei pagamenti e la potenziale insorgenza di responsabilità amministrativa.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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