Controllo sulla gestione finanziaria della Cassa nazionale del notariato (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 80 del 07.06.2024)
Principi di diritto (Massima)
Il controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria degli enti previdenziali privatizzati, ai sensi dell’art. 100, secondo comma, della Costituzione e dell’art. 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, si conclude con una relazione al Parlamento che non ha funzione sanzionatoria, ma di verifica della sana gestione e della sostenibilità di medio-lungo periodo. L’equilibrio della gestione previdenziale corrente, misurato dall’indice di copertura tra contributi e prestazioni, va valutato unitamente alla gestione patrimoniale, poiché le riserve devono garantire la copertura delle pensioni in essere oltre il limite delle cinque annualità fissato dal d.lgs. n. 509 del 1994. Nei settori a rischio, la Corte raccomanda l’adozione di criteri di massima prudenza nelle valutazioni di bilancio, la trasparenza della nota integrativa sugli accantonamenti e il monitoraggio costante dei crediti contributivi, anche in pendenza di contenzioso.
Il Fatto
La Corte dei conti, Sezione del controllo sugli enti, ha esaminato il conto consuntivo della Cassa nazionale del notariato relativo all’esercizio 2022, trasmesso con le relazioni del Presidente e del Collegio dei sindaci in adempimento dell’art. 4 della legge n. 259 del 1958. L’Ente, già pubblico, è divenuto fondazione di diritto privato in attuazione del d.lgs. 30 giugno 1994, n. 509, che ne ha confermato il controllo della Corte.
La relazione riferisce alle Presidenze delle due Camere sul risultato del controllo eseguito, sui fatti più significativi e sulle raccomandazioni formulate, in continuità con il precedente referto sull’esercizio 2021.
La Motivazione della Corte
Sul versante previdenziale, la Corte rileva che i contributi correnti accertati nel 2022 ammontano a 330,9 milioni, in calo dell’1,12 per cento rispetto all’esercizio precedente, mentre le prestazioni correnti crescono dell’1,06 per cento. L’indice di copertura scende così a 1,47, contro 1,50 del 2021, pur restando migliore del triennio 2018-2020. La spesa pensionistica raggiunge 218,3 milioni, con un saldo previdenziale positivo di 112,6 milioni.
Il Collegio osserva che il raffreddamento dei valori repertoriali e l’aumento dei tassi hanno inciso sulla dinamica delle entrate, strettamente collegate alle transazioni immobiliari e commerciali che si avvalgono della funzione notarile.
La gestione patrimoniale segna un saldo positivo di 7,19 milioni, in netta contrazione rispetto ai 27,38 milioni del 2021, per effetto della diminuzione dei ricavi della gestione mobiliare. La Corte prende atto delle svalutazioni e degli accantonamenti prudenziali operati su due fondi immobiliari e su ventidue fondi mobiliari, per complessivi 19,689 milioni, e delle relative rettifiche di valore per 5,833 milioni, in applicazione del principio di prudenza.
Sul piano contabile, il conto economico chiude con un avanzo economico di 75,259 milioni, in riduzione rispetto ai 102,776 milioni del 2021, mentre il patrimonio netto sale a 1,730 miliardi. Le riserve risultano 7,93 volte superiori al costo delle pensioni in essere, oltre il limite delle cinque annualità fissato dal d.lgs. n. 509 del 1994.
La Corte formula quindi una serie di raccomandazioni: esplicitare nella nota integrativa i criteri di calcolo degli accantonamenti, rafforzare le strutture di gestione finanziaria, garantire il massimo monitoraggio dei crediti contributivi anche in pendenza di contenzioso e assicurare modalità trasparenti nell’affidamento degli incarichi professionali. La relazione viene comunicata alle Camere a norma dell’art. 7 della legge n. 259 del 1958.
Nota della Redazione
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