Controllo sulla gestione finanziaria dell’ENPAP per l’esercizio 2022 (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 31 del 24.03.2025)
Principi di diritto (Massima)
La sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti, nell’esercizio del controllo sulla gestione finanziaria degli enti previdenziali privatizzati, verifica la sostenibilità economico-finanziaria della gestione previdenziale e assistenziale. Le spese di gestione degli enti previdenziali devono ispirarsi alla logica del massimo contenimento e della massima efficienza, poiché il loro finanziamento grava sulle contribuzioni degli iscritti e ogni spesa eccedente il necessario incide sul sinallagma tra contributi e prestazioni, secondo il principio affermato dalla Corte costituzionale n. 7 del 2017. La Corte raccomanda all’Ente una costante politica di riduzione dei costi, privilegiando le spese di carattere istituzionale su quelle di mero funzionamento.
Il Fatto
Con la determinazione n. 31/2025 la Corte ha riferito al Parlamento il risultato del controllo sulla gestione finanziaria dell’Ente nazionale di previdenza e assistenza per gli psicologi (ENPAP) per l’esercizio 2022, comunicando il conto consuntivo corredato delle relazioni degli organi di amministrazione e di controllo.
L’ENPAP è una fondazione di diritto privato che assicura la tutela previdenziale obbligatoria degli psicologi liberi professionisti, sottoposta alla vigilanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell’economia e delle finanze. Il referto prende in esame gli organi, il personale, l’attività negoziale, la trasparenza, i risultati contabili e il bilancio tecnico dell’Ente.
La Motivazione della Corte
Il Collegio ha analizzato l’andamento dell’esercizio verificando l’equilibrio tra entrate contributive e prestazioni erogate. L’indice annuo di copertura, dato dal rapporto tra contributi e prestazioni, è pari a 5,38 nel 2022 rispetto a 5,04 nel 2021, evidenziando un miglioramento. Il saldo della gestione pensionistica è cresciuto del 41,90 per cento e il numero degli iscritti attivi è aumentato del 6,21 per cento, mentre l’indice demografico, da 12,81 a 12,49 iscritti per pensionato, conferma un trend in discesa.
La Corte ha poi esaminato i costi di gestione, rilevando un incremento complessivo. I costi del personale sono aumentati del 2,35 per cento per effetto di un’assunzione dirigenziale e dei rinnovi contrattuali. I costi degli organi sono cresciuti dello 0,13 per cento. Le prestazioni assistenziali, pari a euro 26.743.397, hanno registrato un incremento del 41,42 per cento, in buona parte attribuibile ai contributi per borse lavoro.
Particolare rilievo assume la gestione del patrimonio, con un valore medio di euro 1.981.277.946 e un rendimento netto complessivo del 3,353 per cento, in calo rispetto al 3,912 del 2021. Il conto economico chiude con un avanzo di euro 78.668.556, in aumento dell’1,06 per cento, dovuto soprattutto alla gestione finanziaria e straordinaria. La Corte ha richiamato la Corte costituzionale n. 7 del 2017 per ribadire che il finanziamento delle spese strumentali grava sulle contribuzioni degli iscritti.
In materia di crediti, il Collegio ha censurato l’appostazione del credito per le somme riversate al bilancio dello Stato nel 2012 e 2013 (c.d. spending review), trattandosi di credito in contestazione, privo dei requisiti della certezza e dell’esigibilità, da sterilizzare contabilmente. La Corte ha infine raccomandato un costante monitoraggio dell’attività di investimento, indirizzando le scelte verso prodotti che coniughino redditività e sicurezza.
Il raffronto tra i dati del consuntivo 2022 e il bilancio tecnico al 31 dicembre 2020 evidenzia, rispetto ai valori attesi, un miglioramento del saldo previdenziale e di quello totale, nonché del patrimonio, in considerazione delle maggiori entrate e delle minori uscite verificatesi nell’esercizio.
Nota della Redazione
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