Motivazione apparente sul diniego di modifica della detenzione domiciliare (Cass. pen. Sez. I n. 7503 del 24.02.2025)

Principi di diritto (Massima)
Avverso i provvedimenti del magistrato di sorveglianza che incidono sulle modalità esecutive della detenzione domiciliare — comprese le autorizzazioni ad allontanarsi dall’abitazione per attività lavorativa o per esigenze quotidiane — è esperibile il ricorso per cassazione per violazione di legge, ai sensi dell’art. 111, comma 7, Cost., trattandosi di atti che incidono sulla libertà personale. La misura degli arresti domiciliari esecutivi va equiparata alla detenzione domiciliare dell’art. 47-ter, comma secondo, Ord. pen., stante l’identica competenza del magistrato di sorveglianza ex art. 656, comma 10, cod. proc. pen. Il vizio di motivazione apparente integra violazione di legge ed è deducibile in cassazione. Il giudice che reputi necessari ulteriori elementi istruttori deve disporne l’acquisizione e sospendere il provvedimento, non procrastinare la decisione all’esito di una diversa procedura.

Il Fatto

Il ricorrente, detenuto agli arresti domiciliari esecutivi, aveva chiesto al magistrato di sorveglianza di essere autorizzato a svolgere attività lavorativa presso una ditta edile durante il periodo di espiazione, o in subordine di potersi allontanare dall’abitazione ogni giorno per alcune ore per le esigenze quotidiane. La richiesta era avanzata nelle more della decisione sulla separata istanza di affidamento in prova ai servizi sociali.

Il magistrato di sorveglianza ha respinto l’istanza rilevando l’assenza della relazione UEPE, non ancora depositata, necessaria per valutare la concedibilità della misura alternativa. Il condannato ha proposto appello al tribunale di sorveglianza, qualificato come ricorso per cassazione, deducendo la mancanza di una valida e logica motivazione e rappresentando le gravi condizioni economiche proprie e dei genitori, nonché la brevità della pena residua.

La Motivazione della Corte

La Corte affronta anzitutto la questione di ammissibilità. Richiamando la giurisprudenza di legittimità, osserva che i provvedimenti del magistrato di sorveglianza relativi alla detenzione domiciliare sono ricorribili per cassazione per violazione di legge, mentre non lo sono quelli concernenti singole e occasionali licenze (Sez. I n. 15684 del 2003; Sez. I n. 108 del 2013). Il principio è confermato da Sez. I n. 52134 del 2019, secondo cui avverso i provvedimenti adottati a seguito di richieste di modifica delle modalità esecutive della detenzione domiciliare è esperibile il ricorso in cassazione, trattandosi di atti che incidono sulla libertà personale.

Nel caso concreto, le autorizzazioni richieste — attività lavorativa continuativa per molte ore al giorno e sei giorni alla settimana, o in subordine l’allontanamento quotidiano per tre ore — comporterebbero una modifica rilevante e tendenzialmente permanente delle modalità esecutive. La misura applicata va equiparata alla detenzione domiciliare ex art. 47-ter Ord. pen., per l’identica competenza del magistrato di sorveglianza stabilita dall’art. 656, comma 10, cod. proc. pen. Il ricorso è dunque ammissibile.

Quanto al vizio dedotto, la Corte rileva che, al di là della terminologia, è stata prospettata la mancanza o apparenza della motivazione, che rientra nella nozione di violazione di legge secondo il principio delle Sezioni Unite n. 25080 del 2003. La motivazione apparente ricorre quando il decreto omette di confrontarsi con un elemento potenzialmente decisivo (Sez. VI n. 21525 del 2020), o quando il ragionamento è solo fittizio e sostanzialmente inesistente (Sez. V n. 9677 del 2015).

Nel caso di specie la motivazione è sostanzialmente inesistente: il magistrato ha rimesso ogni decisione alla valutazione sulla concedibilità della misura alternativa, separatamente richiesta, senza valutare l’istanza di autorizzazione. Il condannato aveva chiesto una decisione diversa, da assumere nelle more dell’eventuale concessione dell’affidamento in prova. Il provvedimento non risponde a tale domanda e procrastina a tempo indeterminato la decisione, collegandola all’esito di altra procedura, senza consentire al ricorrente di valutare la presentazione di un’istanza di contenuto diverso. Il magistrato avrebbe dovuto disporre l’acquisizione degli elementi necessari e sospendere l’emissione del provvedimento. Il ricorso è accolto e il decreto è annullato con rinvio al magistrato di sorveglianza di Bari per nuovo giudizio.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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