Opere della difesa soggette al monitoraggio BDAP-MOP e stima realistica del fabbisogno (Corte dei Conti Coll. contr. concomitante n. 51 del 18.12.2024)
Principi di diritto (Massima)
Gli interventi infrastrutturali destinati alla difesa nazionale rientrano nella nozione di opere pubbliche e sono pertanto soggetti all’obbligo di monitoraggio previsto dal d.lgs. n. 229/2011. L’esclusione fondata sulla presunta assenza di impatto esterno per la collettività non è sostenibile quando il programma persegua anche finalità sociali di apertura alle comunità locali. La programmazione finanziaria delle opere pubbliche deve fondarsi su stime parametriche attendibili e credibili: la loro macroscopica inattendibilità costituisce criticità suscettibile di ostacolare il reperimento delle risorse necessarie al completamento. Il Collegio del controllo concomitante accerta le criticità e formula raccomandazioni al Ministero, restando esclusa, allo stato degli atti, l’applicazione delle conseguenze di cui all’art. 22 del d.l. n. 76/2020.
Il Fatto
Il Collegio del controllo concomitante ha esaminato il Programma pluriennale di ammodernamento e rinnovamento delle infrastrutture dell’Esercito denominato “Caserme verdi”, finalizzato a realizzare basi militari di nuova generazione, efficienti sotto il profilo energetico e antisismico, con ridotti costi di gestione.
Il programma, approvato con decreto ministeriale per la prima fase 2023-2032, prevedeva inizialmente ventotto interventi su un orizzonte pluriennale. L’istruttoria dei magistrati ha fatto emergere che le risorse stanziate, pari a circa 1.459 milioni di euro, risultavano sufficienti alla realizzazione di soli sette interventi, per i quali il fabbisogno aggiornato ammontava a 1.411 milioni di euro. Da qui la richiesta di deferimento delle criticità al Collegio.
La Motivazione della Corte
Il Collegio ha distinto tre profili di criticità. Il primo attiene alla carente pianificazione finanziaria. La stima parametrica elaborata nello studio preliminare del 2019 si è rivelata del tutto insufficiente: gli importi aggiornati dei primi sette progetti superano di gran lunga le previsioni originarie. La mancanza di stime realistiche per i restanti ventuno interventi ostacola il reperimento delle future risorse. Il Collegio richiama il principio generale di programmazione, che presuppone previsioni fondate su criteri e parametri oggettivi.
Il secondo profilo riguarda la carente programmazione della prima fase. Nei sette interventi avviati manca uno stringente cronoprogramma delle fasi di progettazione, con il rischio di slittamenti nell’avvio dei lavori. Le carenze organizzative possono comportare l’utilizzo solo parziale delle risorse già attribuite e un impatto negativo sui tempi di realizzazione. Un cronoprogramma dettagliato e aggiornato consente invece il regolare avanzamento dei lavori e il riassorbimento degli eventuali ritardi.
Il terzo profilo concerne la mancata applicazione del sistema di monitoraggio BDAP-MOP. Il Ministero aveva escluso gli interventi dalla disciplina sul presupposto che le opere della difesa non rientrino tra le opere pubbliche, richiamando una comunicazione interpretativa del 2014. Il Collegio respinge tale impostazione: l’art. 1 del d.lgs. n. 229/2011 impone a tutte le amministrazioni pubbliche che realizzano opere pubbliche di alimentare il sistema informativo, senza alcuna esclusione. Determinante è la circostanza che il programma persegua anche la finalità di creare sinergie con le comunità locali, mediante spazi e servizi aperti ai cittadini: ciò impedisce di qualificare le opere come destinate ad esclusivo utilizzo della Forza Armata. Né gli interventi risultano secretati a norma di legge.
Alla luce di tali rilievi il Collegio accerta le criticità, che allo stato degli atti non implicano le conseguenze dell’art. 22 del d.l. n. 76/2020, e raccomanda al Ministero della difesa una stima parametrica realistica del fabbisogno, l’adozione di un cronoprogramma dei sette interventi avviati e l’applicazione delle procedure di monitoraggio. Il Ministero è invitato a riferire entro il 31 marzo 2025.
Nota della Redazione
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