Controllo concomitante sul Piano BUL aree bianche: carenze programmatorie e ritardi (Corte dei Conti Coll. contr. concomitante n. 4 del 29.02.2024)
Principi di diritto (Massima)
Nel controllo concomitante di cui all’art. 22 del d.l. n. 76 del 2020, convertito con modificazioni dalla legge n. 120 del 2020, la Corte dei conti accerta le criticità gestionali dei principali piani di sostegno e rilancio dell’economia che, allo stato degli atti, non raggiungono la soglia di gravità prevista dall’art. 11 della legge n. 15 del 2009, e formula specifiche raccomandazioni per stimolare un percorso auto-correttivo dell’Amministrazione. La programmazione delle attività e la correlata pianificazione finanziaria costituiscono attuazione dei principi di buon andamento, economicità ed efficienza e devono riguardare l’intervento nel suo complesso, non la singola annualità. L’affidamento di funzioni di vigilanza a un soggetto terzo non spoglia il soggetto delegante delle proprie competenze, ma ne impone una diligente verifica sul corretto e tempestivo esercizio.
Il Fatto
Il Collegio del controllo concomitante ha esaminato il Piano banda ultralarga nelle aree bianche, inserito nella programmazione dei controlli ex art. 22 del d.l. n. 76/2020 per il secondo semestre 2023. Il Piano si colloca nella Strategia BUL approvata nel 2015 e coinvolge il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il soggetto attuatore Infratel Italia S.p.A. e il concessionario Open Fiber S.p.A.
L’istruttoria, avviata con richiesta di chiarimenti su obiettivi, copertura finanziaria, governance, cronoprogramma, stato di avanzamento e penali, è proseguita con l’acquisizione di memorie e documenti. Alla relazione conclusiva del Magistrato istruttore il Ministero ha replicato con una memoria finale. Ritenuta esaurita l’istruttoria, la questione è stata deferita all’esame collegiale.
La Motivazione della Corte
Il Collegio ricostruisce anzitutto il quadro normativo, ricordando che il controllo concomitante è funzionale a stimolare la corretta azione amministrativa ed evitare ritardi che pregiudichino gli interventi di rilancio. Ove non ricorra la gravità tipizzata, il controllo può esitare in raccomandazioni per un percorso auto-correttivo.
Sul piano della governance, la funzione di vigilanza risulta in larga parte affidata a Infratel Italia S.p.A., presso cui opera l’Organismo di Alta Vigilanza. Il Collegio ribadisce che la delega non priva il MIMIT di competenza e impone una verifica diligente sull’esercizio delle funzioni demandate. La pluralità dei soggetti coinvolti richiede di evitare sovrapposizioni e di potenziare i raccordi.
La censura più incisiva riguarda la programmazione. Il Ministero ha prodotto solo il piano finanziario 2015-2020 e ha confermato il carattere annuale della pianificazione: il Collegio vi ravvisa carenze che impediscono il monitoraggio in itinere e la tempestiva individuazione degli scostamenti. Le verifiche periodiche del concedente non sono ritenute sostitutive, perché agganciate al piano annuale del concessionario e non alla complessiva pianificazione.
Quanto allo stato di avanzamento, i dati mostrano una dilazione notevole dei tempi: la progettazione definitiva di alcune gare ha superato di oltre nove volte le stime, quella esecutiva di circa cinque. A fine 2023, a meno di un anno dal termine, la progettazione non era completata. I tassi di copertura FTTH e FWA restano distanti dai target e i ritardi hanno comportato penali per 54,6 milioni, con margini contrattuali ormai ridotti su alcuni lotti per il tetto del 10 per cento dell’importo di aggiudicazione.
Il Collegio accerta le criticità, ritenendole non gravi ai fini dell’art. 11 della legge n. 15 del 2009, e raccomanda al MIMIT di garantire un’efficiente pianificazione delle attività residue in raccordo con la programmazione finanziaria, di svolgere funzioni di impulso e controllo sull’avanzamento, di adottare azioni correttive ove il termine non sia più coerente e di monitorare la scarsità di manodopera specializzata.
Nota della Redazione
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