Reato continuato e unicità del disegno criminoso tra omicidio e occultamento cadavere (Cass. pen. Sez. I n. 13103 del 03.04.2025)
Principi di diritto (Massima)
Ai fini del riconoscimento del reato continuato, l’art. 81, secondo comma, cod. pen. richiede l’esistenza di un’originaria e unitaria ideazione delle diverse condotte, e non una loro successione di autonome risoluzioni criminose. Il trattamento più mite rispetto al cumulo materiale si giustifica solo se i reati risultano previsti ab origine, almeno nelle linee essenziali, come mezzo per il conseguimento di un unico fine specifico. La ricaduta nel reato e l’abitualità a delinquere non integrano di per sé l’elemento intellettivo dell’unità di ideazione. Spetta al giudice di merito individuare, attraverso un concreto esame dei tempi e delle modalità di realizzazione delle violazioni, gli indici rivelatori della preordinazione unitaria, tra cui la ridotta distanza cronologica tra i fatti, le modalità della condotta e l’omogeneità del bene tutelato.
Il Fatto
La vicenda riguarda un imputato condannato per omicidio e soppressione di cadavere. Il giudice per le indagini preliminari aveva pronunciato condanna; la Corte di Assise di Appello, in parziale riforma, aveva riconosciuto la continuazione tra i reati e rideterminato la pena, confermando nel resto la condanna, tenendo conto dell’aggravante e del riconosciuto vizio parziale di mente.
Avverso tale pronuncia ha proposto ricorso il Procuratore generale, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione in ordine all’applicazione dell’art. 81 cod. pen. Secondo l’organo dell’accusa, la determinazione di distruggere il cadavere sarebbe stata estemporanea e i due reati non avrebbero fatto parte di un medesimo e originario disegno criminoso.
La Motivazione della Corte
Il ricorso del Procuratore generale è infondato. La Corte muove dalla consolidata giurisprudenza di legittimità secondo cui, per applicare la disciplina del reato continuato ai sensi dell’art. 81, secondo comma, cod. pen., il giudice di merito deve verificare, attraverso un concreto esame dei tempi e delle modalità delle violazioni, la sostanziale unicità del disegno criminoso.
La Corte chiarisce che il trattamento più mite rispetto al cumulo materiale trova giustificazione solo nell’esistenza di una rappresentazione unitaria sin dal momento ideativo delle diverse condotte, almeno nelle loro linee essenziali. La ricaduta nel reato e l’abitualità a delinquere non integrano l’elemento intellettivo che caratterizza l’istituto, come affermato da Sez. Un. n. 28659 del 18.05.2017 e da Sez. II n. 10033 del 2022.
Vengono indicati gli indici rivelatori della preordinazione unitaria: la ridotta distanza cronologica tra i fatti, le concrete modalità della condotta, l’omogeneità del bene tutelato e l’apprezzamento della causale e delle condizioni di tempo e luogo. La Corte precisa che non è necessario che tutti i reati siano dettagliatamente progettati, poiché una programmazione di dettaglio porrebbe l’istituto fuori dalla realtà concreta. Occorre invece una visibile programmazione iniziale di una pluralità di condotte in vista di un unico fine, concreto e specifico.
La Corte sottolinea la natura indiziaria dell’accertamento, che impone di risalire dai fatti commessi a un aspetto di tipo psichico. In questa prospettiva, un consistente intervallo temporale tra un episodio e il successivo è indicatore logico di una successione di azioni sorrette da ideazioni autonome, salvo che si rinvenga una chiara ragione giustificatrice di un’attuazione temporalmente frazionata di un fine specifico.
Nel caso concreto, il giudice di merito si è conformato a tali principi. La Corte rileva che il provvedimento impugnato ha dato adeguato conto delle ragioni per le quali ha ritenuto che tra il reato di omicidio e quello di soppressione di cadavere esistesse il vincolo della continuazione, considerando anche l’aggravante e il vizio parziale di mente. Le due violazioni, seppure non specificamente programmate, sono state ritenute parte di un’unica e indistinta ideazione originaria. Il ricorso è pertanto rigettato.
Nota della Redazione
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