La revisione CID 2025 trasforma la misura in capital injection e modifica il traguardo finale (Corte dei Conti Sez. contr. gestione Stato n. 4 del 02.03.2026)
Principi di diritto (Massima)
Il controllo sulla gestione del PNRR, esercitato dalla Corte dei conti ai sensi dell’art. 7, comma 7, del d.l. n. 77/2021, verifica la corrispondenza dei risultati dell’attività amministrativa agli obiettivi stabiliti dalla legge, anche in riferimento alle misure finanziate dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza. La revisione del Piano, intervenuta con la decisione di esecuzione del Consiglio dell’Unione europea del 20 giugno 2025 (CID 2025), ha riqualificato l’Investimento 3.2, originariamente volto al “Finanziamento di start-up”, in uno strumento di capital injection, ridenominato “Conferimento di capitale nel Digital Transition Fund (DTF)”. La modifica ha eliminato il vincolo di allocare le risorse tra investimenti diretti e indiretti e ha sostituito il traguardo finale, incentrato ora sull’adozione di una relazione entro giugno 2026.
Il Fatto
L’intervento in esame rientra nella Missione 4, Componente 2, del PNRR ed è finalizzato a sostenere la transizione digitale delle filiere produttive mediante investimenti in capitale di rischio. Il Ministero delle imprese e del made in Italy risulta il soggetto investitore nel Fondo DTF, mentre la gestione è affidata alla CDP Venture Capital SGR. Nel corso del tempo la misura è stata oggetto di plurime revisioni: la dotazione è passata da 300 a 400 milioni di euro, il traguardo finale è stato differito da giugno 2025 a giugno 2026 e, con la CID 2025, è stata modificata la denominazione stessa dell’intervento. La deliberazione odierna approva il rapporto che verifica lo stato di attuazione della misura al 31 dicembre 2025.
La Motivazione della Corte
La Corte prende atto dell’evoluzione regolatoria che ha trasformato la misura in uno strumento di capital injection. In particolare, il traguardo M4C2-21 non consiste più nella sottoscrizione di convenzioni vincolanti con le imprese, ma nell’adozione di una relazione sullo stato di avanzamento dell’operatività del Fondo, da presentare entro giugno 2026. La revisione ha eliminato il vincolo percentuale tra investimenti diretti e indiretti, lasciando al gestore maggiore flessibilità. Al 31 dicembre 2025, il livello di impegno delle risorse risulta pari al 73,40% della dotazione, con 45 imprese beneficiarie complessive, di cui 12 localizzate nel Mezzogiorno. La sola impresa finanziata al Sud con investimento diretto ha sede in Puglia, mentre gli importi destinati alle regioni meridionali risultano concentrati in pochi fondi target, con la previsione di ulteriori impegni fino a 58 milioni di euro. La Corte segnala un profilo critico: la motivazione della deroga alla quota Sud, fondata sull’esigenza di impiegare le risorse entro giugno 2026, non appare più coerente con la nuova formulazione del traguardo, che consente un utilizzo delle risorse anche successivo a tale data. Il Ministero ha tuttavia rappresentato in contraddittorio che le disposizioni del decreto ministeriale e dell’Accordo finanziario devono ritenersi superate dalle modifiche della CID 2025 e che la proroga dell’orizzonte temporale non incide sulla struttura allocativa già definita.
Nota della Redazione
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