Domande frequenti su testamento ed eredità

Le risposte brevi alle domande più cercate su testamento ed eredità, con rinvio alle norme di legge e agli approfondimenti sul sito. Per una lettura organica dei singoli temi, si vedano le guide su invalidità e impugnazione del testamento, tipi di testamento, accettazione dell’eredità, legittima e divisione dell’eredità e diseredazione.

Devoluzione ed effetti del testamento

Chi eredita se c’è testamento?

Eredita chi il testatore ha indicato, nei limiti della quota disponibile (art. 587 c.c.). Se il testamento non copre l’intero patrimonio, la parte residua si devolve secondo le regole della successione legittima (art. 457 c.c.). I legittimari conservano comunque la loro quota di riserva, indipendentemente da cosa dice il testamento (artt. 536, 537, 540 c.c.). Approfondimento: legittima e divisione dell’eredità.

Quando muore una persona che ha fatto testamento, cosa succede?

La successione si apre al momento della morte, nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto (art. 456 c.c.). Chi possiede un testamento olografo deve presentarlo a un notaio per la pubblicazione (art. 620 c.c.). Il notaio lo pubblica e ne dà comunicazione al tribunale (art. 622 c.c.) e agli eredi e legatari (art. 623 c.c.). Entro 12 mesi va presentata la dichiarazione di successione. Gli eredi decidono poi se accettare o rinunciare (art. 470 c.c.).

Cosa succede quando muore una persona che ha fatto testamento?

Si apre la successione, il testamento va pubblicato dal notaio e comunicato a eredi e legatari, va presentata la dichiarazione di successione entro 12 mesi, e ciascun chiamato decide se accettare o rinunciare (artt. 456, 620, 623 c.c.). Approfondimento: accettazione dell’eredità.

Come funziona l’eredità in presenza di un testamento?

Il testamento dispone del patrimonio per dopo la morte (art. 587 c.c.). Alla morte viene pubblicato, gli eredi ne vengono a conoscenza e decidono se accettare (in modo espresso o tacito, art. 476 c.c.) o rinunciare. Le disposizioni valgono nei limiti della quota disponibile; per la quota di legittima valgono comunque le regole sui legittimari (art. 536 c.c. e seguenti).

Come funziona l’eredità in caso di morte con testamento?

Si apre la successione (art. 456 c.c.), il testamento viene pubblicato (art. 620 c.c.), gli eredi vengono avvisati (art. 623 c.c.) e decidono se accettare o rinunciare (art. 470 c.c.). Va presentata la dichiarazione di successione entro dodici mesi. Le disposizioni testamentarie operano nei limiti della quota disponibile; i legittimari lesi possono agire in riduzione.

In caso di testamento, è necessario fare la successione?

Sì. La dichiarazione di successione è un adempimento fiscale obbligatorio a prescindere dall’esistenza di un testamento, salve le esenzioni previste dalla legge per importi contenuti tra coniuge e figli. Va presentata all’Agenzia delle Entrate entro dodici mesi dalla morte; il testamento è uno degli allegati obbligatori.

Come avviene una successione testamentaria?

Apertura della successione alla morte (art. 456 c.c.) → pubblicazione del testamento (art. 620 c.c.) → comunicazione agli eredi (art. 623 c.c.) → accettazione o rinuncia (art. 470 c.c.) → dichiarazione di successione → divisione dei beni se più eredi (artt. 713 e seguenti c.c., non ancora pagine dedicate su questo sito). Il processo può richiedere mesi se ci sono beni da inventariare o controversie.

Se faccio un testamento cosa succede?

In vita, nulla: il testamento è sempre revocabile e modificabile fino alla morte (art. 679 c.c.). Alla morte produce i suoi effetti: chi è nominato erede o legatario acquista il diritto di accettare o rinunciare. Le disposizioni valgono nei limiti della quota disponibile; i legittimari non possono comunque essere privati della loro quota di riserva.

Chi è l’erede di un testamento?

È l’erede testamentario chi viene nominato tale nell’atto di ultima volontà (art. 587 c.c.), nei limiti della quota di legittima riservata per legge ai legittimari (art. 536 c.c.).

Chi sono gli eredi in presenza di un testamento?

Sono eredi le persone nominate come tali nel testamento (art. 587 c.c.). Se il testamento non esaurisce l’intero patrimonio, per la parte residua ereditano anche gli eredi legittimi (art. 457 c.c.). I legittimari hanno comunque sempre diritto alla loro quota di riserva (art. 536 c.c.).

Se il defunto non ha fatto testamento cosa succede?

Si apre la successione legittima: eredita chi la legge indica, nell’ordine stabilito dagli artt. 565 e seguenti c.c. Prima i figli, eventualmente con il coniuge (art. 581 c.c.); poi, in mancanza di figli, ascendenti e fratelli (artt. 568, 570 c.c.); poi altri parenti entro il sesto grado (art. 572 c.c.); infine lo Stato, in mancanza di chiunque altro (art. 586 c.c.).

Conviene fare testamento o successione?

Non sono alternative: la dichiarazione di successione è un adempimento fiscale obbligatorio in ogni caso, con o senza testamento. La vera scelta è tra fare testamento, decidendo come destinare il patrimonio nei limiti di legge, oppure non farlo, lasciando che si applichi la successione legittima (artt. 565 e seguenti c.c.). Conviene fare testamento quando si vuole destinare i beni diversamente da come li assegnerebbe la legge, o prevenire conflitti tra eredi; va comunque valutato caso per caso.

Eredi legittimi, eredi testamentari e legittima

Chi sono gli eredi legittimi in caso di testamento?

Sono i soggetti che erediterebbero per legge in assenza di testamento: figli, coniuge, ascendenti, fratelli, altri parenti entro il sesto grado (art. 565 c.c.). Quando c’è un testamento, ereditano solo nella misura in cui il testamento non li esclude e nei limiti della quota disponibile; la quota di legittima dei legittimari resta comunque intatta.

Cosa spetta ai figli in caso di testamento?

Ai figli spetta sempre la quota di legittima, indipendentemente da cosa dice il testamento: la metà del patrimonio con un figlio solo, due terzi in totale (divisi in parti uguali) con due o più figli (art. 537 c.c.); le quote si riducono in presenza del coniuge superstite (art. 542 c.c.). Il testamento può attribuire di più, mai di meno: se attribuisce meno, il figlio leso può agire in riduzione.

Quali eredi legittimi possono essere esclusi dal testamento?

Possono essere esclusi liberamente solo i non legittimari: fratelli, sorelle, parenti più lontani, terzi. I legittimari (figli, coniuge e, in mancanza di figli, gli ascendenti) non possono essere privati della loro quota di riserva per sola volontà del testatore (art. 536 c.c.). L’unica eccezione è l’indegnità a succedere, che richiede però una causa tassativa di legge, non la semplice volontà del testatore (art. 463 c.c.). Approfondimento: diseredazione.

Spetta la legittima ai fratelli del testamentario?

No: i fratelli non sono legittimari (art. 536 c.c.) e il testatore può escluderli liberamente, senza conseguenze giuridiche. Ereditano solo in assenza di testamento e in mancanza di figli, coniuge e ascendenti (art. 570 c.c.).

Come funziona la legittima in caso di testamento?

La legittima è la quota di patrimonio che la legge riserva ai legittimari e di cui il testatore non può disporre (art. 536 c.c.). Se il testamento assegna loro meno del dovuto, i legittimari possono agire in riduzione per recuperare la differenza (artt. 553 e seguenti c.c.). Si calcola sul patrimonio netto del defunto, aumentato del valore delle donazioni fatte in vita (art. 556 c.c.).

Cosa succede se un testamento non rispetta la quota di legittima?

Il testamento resta valido, ma i legittimari lesi possono agire in riduzione per recuperare la quota non rispettata (artt. 553 e seguenti c.c.). Il giudice può ridurre le disposizioni testamentarie lesive e, se non bastano, anche le donazioni fatte in vita dal defunto, partendo dalle più recenti (artt. 555, 559 c.c.). L’azione si prescrive in dieci anni dall’apertura della successione.

Differenza tra eredi legittimi e eredi testamentari?

Gli eredi legittimi ereditano per legge in assenza di testamento (art. 565 c.c.); gli eredi testamentari sono quelli indicati nel testamento (art. 587 c.c.). Le due categorie possono coincidere o divergere. In presenza di testamento, la successione legittima opera solo sulla parte di patrimonio non coperta dal testamento (art. 457 c.c.).

Chi sono gli eredi legittimi (schema)?

Nell’ordine stabilito dalla legge (art. 565 c.c.): figli, anche per rappresentazione (art. 566 c.c.); coniuge, in concorso con i figli (art. 581 c.c.); ascendenti e fratelli, in mancanza di figli (artt. 568, 570 c.c.); altri parenti entro il sesto grado (art. 572 c.c.); infine lo Stato (art. 586 c.c.).

Qual è la differenza tra eredi legittimi e eredi necessari?

Gli eredi legittimi sono i successori per legge in assenza di testamento (art. 565 c.c.). Gli eredi necessari, o legittimari, sono la sottocategoria di parenti stretti (figli, coniuge, ascendenti in mancanza di figli) che ha diritto a una quota minima anche contro la volontà del testatore (art. 536 c.c.). Un fratello è erede legittimo ma non necessario; un figlio è entrambe le cose.

Quali sono le quote ereditarie per testamento?

Il testatore distribuisce liberamente la quota disponibile: non esiste una quota “standard” per la parte libera. La quota di legittima, invece, è fissa per legge e varia in base alla composizione familiare – metà con un figlio solo, due terzi con due o più figli, un quarto al coniuge solo, e le combinazioni di concorso (artt. 537, 540, 542 c.c.). Tabella completa nella guida su legittima e divisione dell’eredità.

Come si calcolano le quote ereditarie con un testamento?

La quota disponibile si calcola sottraendo dal patrimonio netto del defunto (attivo meno debiti) il valore aggiunto delle donazioni fatte in vita, e poi detraendo la quota di legittima (art. 556 c.c.). Ciò che resta è liberamente attribuibile dal testatore. Il calcolo concreto va sempre verificato caso per caso con un legale.

Come si dividono i soldi tra gli eredi?

Se il testamento (o la legge, in assenza di testamento) attribuisce quote dell’intero patrimonio e non beni specifici, tutti gli eredi diventano comproprietari in comunione ereditaria. Per scioglierla si procede alla divisione (artt. 713 e seguenti c.c., non ancora pagine dedicate su questo sito), per accordo o, in caso di disaccordo, tramite il tribunale. I conti correnti vengono di norma distribuiti in proporzione alle quote.

Come si divide una casa ereditata tra fratelli?

L’immobile entra in comunione tra gli eredi in proporzione alle rispettive quote. Le opzioni sono: accordo di divisione, con uno o più coeredi che rilevano la quota degli altri; vendita a terzi e divisione del ricavato; in mancanza di accordo, domanda giudiziale di scioglimento della comunione (artt. 713 e seguenti c.c., non ancora pagine dedicate su questo sito). Se l’immobile non è comodamente divisibile, il giudice può disporne la vendita all’asta. La divisione giudiziale può richiedere anni: l’accordo resta sempre preferibile.

Cosa fare se un fratello non vuole dividere l’eredità?

Gli altri coeredi possono agire in giudizio per lo scioglimento della comunione ereditaria (artt. 713 e seguenti c.c., non ancora pagine dedicate su questo sito). Il tribunale può disporre la divisione in natura, l’attribuzione a un erede con conguaglio agli altri, o la vendita con distribuzione del ricavato. Prima del giudizio è spesso obbligatoria o comunque consigliata una mediazione. Tempi e costi variano molto: vanno valutati con un legale.

Quando l’eredità va ai nipoti?

I nipoti (figli di un figlio premorto o che ha rinunciato) subentrano al genitore per diritto di rappresentazione (art. 467 c.c.): prendono la quota che sarebbe spettata al loro genitore, dividendola in parti uguali tra loro. I nipoti come figli dei fratelli del defunto ereditano anch’essi per rappresentazione, ma solo in mancanza di figli diretti del defunto.

Come viene divisa l’eredità legittima tra la moglie e i due figli?

Qui vanno tenuti distinti due regimi diversi. Senza testamento (successione legittima): al coniuge spetta un terzo del patrimonio, ai due figli i restanti due terzi in parti uguali, cioè un terzo ciascuno (art. 581 c.c.). Con testamento, la legittima riservata per legge è invece un quarto al coniuge e un mezzo ai figli complessivamente, cioè un quarto ciascuno se sono due (art. 542 c.c.): il testamento può attribuire di più, mai di meno. In entrambi i casi, al coniuge spettano inoltre i diritti di abitazione sulla casa familiare e di uso dei mobili che la corredano (art. 540 c.c., secondo comma).

Impugnazione del testamento

Quali sono gli eredi che possono impugnare un testamento?

Chiunque abbia un interesse diretto e attuale: principalmente i legittimari pretermessi o lesi (art. 536 c.c. e seguenti), ma anche gli eredi legittimi ingiustamente esclusi. Il diritto si perde se il soggetto ha già eseguito o confermato volontariamente il testamento pur conoscendone il vizio (art. 590 c.c.). I motivi di impugnazione sono la nullità per vizi di forma (art. 606 c.c.), l’incapacità del testatore (art. 591 c.c.), il dolo o la violenza (art. 624 c.c.). Approfondimento: invalidità e impugnazione del testamento.

Quando gli eredi possono impugnare un testamento?

L’azione di nullità per vizi di forma (art. 606 c.c.) è imprescrittibile. L’azione di annullamento per incapacità (art. 591 c.c.) o per dolo e violenza (art. 624 c.c.) si prescrive in cinque anni da quando il vizio diventa conoscibile. L’azione di riduzione per lesione della legittima si prescrive invece in dieci anni dall’apertura della successione. In ogni caso, il diritto si perde se il testamento è già stato eseguito o confermato volontariamente da chi conosceva il vizio (art. 590 c.c.).

Tipi di testamento

Quali sono i 3 tipi di testamento?

Testamento olografo, scritto, datato e firmato interamente a mano dal testatore (art. 602 c.c.); testamento pubblico, dettato al notaio davanti a due testimoni (art. 603 c.c.); testamento segreto, scritto dal testatore o da un terzo e consegnato chiuso al notaio (art. 604 c.c.). Esistono anche forme speciali per casi eccezionali – malattia, calamità, navigazione (art. 609 c.c. e seguenti). Approfondimento: tipi di testamento.

Qual è la forma di testamento più sicura?

Il testamento pubblico: è redatto dal notaio, custodito nell’archivio notarile e non può essere smarrito o falsificato (art. 603 c.c.). Il notaio verifica anche la capacità del testatore al momento della redazione, riducendo il rischio di impugnazione per incapacità. L’olografo è più economico e riservato, ma più esposto a contestazioni formali (art. 602 c.c.).

Come funziona la successione con un testamento olografo?

Deve essere scritto, datato e firmato interamente a mano dal testatore (art. 602 c.c.). Alla morte, chi lo trova deve consegnarlo a un notaio per la pubblicazione (art. 620 c.c.); il notaio ne verifica la conformità formale e lo comunica al tribunale e agli eredi (artt. 622, 623 c.c.). Poi si procede come per qualsiasi successione testamentaria.

Quali sono gli svantaggi di un testamento olografo?

Può essere smarrito, distrutto o occultato; è più facilmente contestabile per vizi formali, come una parte non manoscritta o una data assente (art. 602 c.c.); la grafia può essere contestata come non autentica; non c’è un notaio che certifica la capacità del testatore al momento della firma, quindi è più esposto a impugnazioni per incapacità (art. 591 c.c.); può semplicemente non essere trovato dopo la morte.

Trovare, verificare e pubblicare il testamento

Come fa un erede a sapere se c’è un testamento?

Può far interrogare il Registro Generale dei Testamenti, gestito dal Consiglio Nazionale del Notariato e accessibile tramite qualsiasi notaio. Il registro traccia i testamenti pubblici e i depositi volontari di testamenti olografi, non quelli conservati privatamente dal testatore e mai depositati: questi ultimi vanno cercati tra le sue carte e, se trovati, consegnati a un notaio per la pubblicazione (art. 620 c.c.).

Chi avvisa gli eredi con testamento?

Il notaio che pubblica il testamento ha l’obbligo di comunicarlo agli eredi e ai legatari (art. 623 c.c.) e di darne comunicazione al tribunale competente (art. 622 c.c.). Non esiste un’autorità pubblica che notifichi automaticamente l’esistenza di un testamento: l’avviso parte dal notaio solo dopo la pubblicazione.

Come vengono avvisati gli eredi di un testamento?

Il notaio che pubblica il testamento è tenuto per legge a comunicarlo a eredi e legatari (art. 623 c.c.). Non c’è una notifica ufficiale automatica da parte di un ente pubblico: chi sospetta di essere erede può far interrogare il Registro Generale dei Testamenti tramite un notaio.

Come fa il notaio a sapere chi sono gli eredi?

Non esiste una lista automatica: il notaio ricostruisce la famiglia del defunto sulla base dei documenti anagrafici forniti dagli interessati (stato di famiglia, nascita, matrimonio). Se c’è un testamento, indica i beneficiari; per la parte non coperta si applicano le regole della successione legittima (art. 565 c.c. e seguenti).

Come sapere se si è beneficiari di un testamento?

Tramite il Registro Generale dei Testamenti, consultabile attraverso qualsiasi notaio. Se il testamento olografo non era stato depositato in vita, l’unico modo è che venga trovato fisicamente tra le carte del defunto e pubblicato: non esiste un’interrogazione online pubblica diretta.

Cosa succede se un erede non vuole pubblicare il testamento?

Chiunque sia in possesso di un testamento olografo è obbligato a presentarlo al notaio per la pubblicazione (art. 620 c.c.). Chi lo occulta o ritarda senza giustificazione può rispondere di occultamento di testamento, con conseguenze civili (risarcimento agli eredi danneggiati) e potenzialmente penali. Gli altri interessati possono rivolgersi al tribunale per ottenere il sequestro del documento.

Come faccio a sapere se ho ereditato qualcosa?

Interrogando il Registro Generale dei Testamenti tramite un notaio, per verificare se esiste un testamento. In alternativa, si può chiedere all’Agenzia delle Entrate se è stata presentata una dichiarazione di successione che include il richiedente. Se si è parente del defunto entro i gradi previsti dalla legge e non c’è testamento, si è comunque chiamati all’eredità per legge (art. 565 c.c.), anche senza esserne stati avvisati.

Come verificare se esiste un testamento?

Tramite il Registro Generale dei Testamenti, consultabile da chiunque abbia un interesse legittimo tramite un notaio. Il registro traccia i testamenti pubblici e quelli olografi o segreti depositati volontariamente in vita; i testamenti olografi conservati privatamente non vi risultano e vanno cercati tra le carte del defunto.

Come si fa a conoscere il contenuto di un testamento?

Dopo la pubblicazione, il testamento diventa atto pubblico e chiunque vi abbia interesse può prenderne visione. Prima della pubblicazione, il contenuto resta riservato: solo il notaio depositario ne è a conoscenza. Il notaio che riceve un testamento olografo deve procedere alla pubblicazione senza indugio (art. 620 c.c.).

Chi può accedere al registro dei testamenti?

Chiunque dimostri un interesse legittimo: eredi, potenziali beneficiari, creditori. L’accesso avviene in pratica tramite un notaio, che effettua la ricerca per conto del richiedente; non esiste un portale di accesso diretto per i privati.

Chi deve essere presente all’apertura del testamento?

Non c’è un obbligo di presenza degli eredi: la pubblicazione del testamento olografo è un atto del notaio, che la effettua anche in assenza degli interessati (art. 620 c.c.). Per il testamento pubblico, la lettura è già avvenuta davanti ai testimoni al momento della redazione (art. 603 c.c.). Nessun “rito di apertura” alla presenza degli eredi è previsto dalla legge.

Costi

Quanto costa fare una successione con testamento?

I costi variano in base al valore e alla composizione del patrimonio (immobili, conti correnti, partecipazioni) e al numero degli eredi. L’imposta di successione dipende dal grado di parentela e dal valore dei beni, con aliquote che vanno dal 4% all’8% e franchigie per coniuge e figli. Le spese notarili per la pubblicazione del testamento e per eventuali trasferimenti immobiliari non hanno tariffe fisse dal 2012: si quantificano con un preventivo diretto. Va aggiunto il costo della dichiarazione di successione, spesso affidata a un commercialista o notaio. Non è possibile indicare cifre certe senza conoscere il caso specifico.

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