Abuso edilizio e cambio destinazione d’uso rilevano anche per pertinenze (TAR Marche n. 342 del 29.03.2024)

Principi di diritto (Massima)
In presenza di una pluralità di interventi modificativi dello stato dei luoghi, l’amministrazione e il giudice devono operare una valutazione complessiva e d’insieme dell’incidenza urbanistico-edilizia, non essendo consentita una lettura atomistica dei singoli manufatti né la loro qualificazione come pertinenziali. Il mutamento di destinazione d’uso che comporti il passaggio tra categorie funzionalmente autonome e non omogenee è urbanisticamente rilevante e impone il previo permesso di costruire, anche in assenza di opere strutturali e a prescindere dall’apposizione di mezzi amovibili. La mancata definizione delle istanze di condono per inerzia del richiedente non consente la formazione del silenzio assenso e non preclude l’ordine di ripristino. Su immobili non sanati non sono ammessi interventi ulteriori, che assumono l’illiceità dell’abuso principale.

Il Fatto

La società ricorrente impugnava l’ordinanza con cui il Comune di Pesaro le ordinava la rimozione di box prefabbricati, tettoie e gazebo realizzati in assenza di titolo su un’area della quale era usufruttuaria, oltre alla determina dirigenziale di diniego di sanatoria e alle previsioni delle n.t.a. del p.r.g. Secondo la prospettazione attorea, si sarebbe trattato di manufatti di modeste dimensioni, non stabilmente infissi al suolo e riconducibili all’attività di commercio, quindi non assoggettabili a titolo abilitativo; le istanze di condono, non definite dal Comune, avrebbero dovuto ritenersi accolte per decorso del termine.

Il Comune si costituiva eccependo l’inammissibilità del ricorso per la parte relativa al diniego di sanatoria non gravato nei termini e sostenendo la necessità del titolo edilizio in ragione della trasformazione del territorio e del contrasto con lo strumento urbanistico.

La Motivazione della Corte

Il Tribunale accoglie l’eccezione di irricevibilità relativa ai motivi concernenti la determina di diniego di sanatoria dei gazebo: la produzione documentale del Comune dimostra l’avvenuta notifica dell’atto, non impugnato nei termini.

Nel merito, il Collegio respinge la tesi della natura accessoria o pertinenziale dei manufatti. In presenza di una pluralità di interventi modificativi, non è possibile una valutazione atomistica: occorre recuperare una visione d’insieme che valorizzi il collegamento funzionale tra le opere, altrimenti si perde di vista l’impatto dell’attività edificatoria sul territorio. Per stabilire se un abuso necessiti di permesso di costruire occorre una valutazione complessiva dell’alterazione urbanistica, non essendo consentito scindere i singoli interventi quando sia accertata una tangibile trasformazione con incremento di carico urbanistico.

Nella specie gli interventi hanno determinato il passaggio dell’area da una destinazione ad uso pubblico a quella commerciale, con mutamento di categoria funzionale. Tale cambio di destinazione tra categorie autonome e non omogenee impone il previo titolo abilitativo, senza che rilevi l’esecuzione di opere strutturali o precarie, essendo sufficiente l’uso concretamente impresso all’immobile, anche mediante mezzi amovibili inequivocabilmente incompatibili con la destinazione originaria. Il mutamento non autorizzato integra quindi una situazione di illiceità che l’amministrazione deve rilevare nell’esercizio del potere di vigilanza, con conseguente ordine di ripristino.

Quanto alle istanze di condono, il Tribunale esclude la formazione del silenzio assenso: i procedimenti sono ancorati alla ricorrenza di presupposti sostanziali la cui assenza preclude il perfezionamento per mero decorso del termine. Il mancato completamento è addebitabile al comportamento della ricorrente, che non ha ottemperato all’istruttoria relativa al parere dell’Autorità di bacino e all’atto di rinuncia agli indennizzi. Su immobili non sanati non sono consentiti interventi ulteriori, che assumono l’illiceità dell’abuso principale.

Il ricorso è pertanto dichiarato in parte irricevibile e per il resto rigettato, con integrale compensazione delle spese in ragione della risalenza del giudizio.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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