Improcedibile l’appello avverso l’annullamento se sopravviene nuovo provvedimento (Cons. Stato n. 2268 del 17.03.2026)
Principi di diritto (Massima)
Il nuovo provvedimento con cui l’amministrazione, all’esito di una rinnovata istruttoria, si ridetermina in modo integrale sul fatto oggetto dell’atto annullato in primo grado, sostituendolo, rende improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse l’appello proposto avverso la sentenza di annullamento. Non opera, in tale ipotesi, la regola della caducazione degli atti adottati in esecuzione del decisum, perché il nuovo provvedimento non è adottato in stretta esecuzione della sentenza, ma costituisce autonoma determinazione che motiva il rigetto delle istanze dell’interessato. L’improcedibilità consegue alla sopravvenuta carenza di interesse, restando il provvedimento originario superato da quello successivo.
Il Fatto
Il ricorrente, titolare di uno studio che affaccia sul cortile interno di un palazzo del centro storico di Roma, segnalava al Municipio la gravosità delle modalità esecutive di taluni interventi edilizi realizzati in forza di plurime SCIA presentate dalla società proprietaria del locale commerciale e dall’affittuaria. A seguito dell’inerzia dell’amministrazione, il TAR Lazio, con sentenza n. 583 del 17 gennaio 2018, ingiungeva a Roma Capitale di concludere il procedimento di verifica con provvedimento espresso.
Con nota del 16 febbraio 2018 l’amministrazione riconosceva la sostanziale legittimità degli interventi, qualificandoli come restauro e risanamento conservativo. Il TAR Lazio, Sez. II, con sentenza n. 8778 del 23 maggio 2023, accoglieva parzialmente il ricorso e annullava il provvedimento per difetto di motivazione, anche in ragione della carente istruttoria del parere soprintendentizio. Il ricorrente appellava la pronuncia per ottenere l’accoglimento degli ulteriori motivi assorbiti.
La Motivazione della Corte
Il Collegio esamina in via preliminare l’eccezione di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, sollevata dalla controinteressata e da Roma Capitale in considerazione del nuovo pronunciamento dell’amministrazione. Dopo la sentenza di primo grado, Roma Capitale ha riesaminato l’attività edilizia, effettuando un nuovo sopralluogo e confermando, con nota della Direzione Tecnica, la legittimità urbanistico-edilizia delle opere, prendendo posizione sui rilievi del giudice amministrativo.
L’appellante contesta l’eccezione richiamando l’orientamento secondo cui i nuovi provvedimenti adottati in attuazione del decisum sono destinati a essere travolti dalla riforma della sentenza, con conseguente caducazione. Il Collegio ritiene l’eccezione fondata e l’orientamento non pertinente. La nota sopravvenuta costituisce un nuovo provvedimento, interamente sostitutivo del precedente, perché adottato all’esito di nuova istruttoria.
La Corte sottolinea la differenza strutturale tra le due fattispecie. Nella specie non vi è un atto adottato in stretta esecuzione della sentenza che verrebbe caducato dall’accoglimento dell’appello, ma un provvedimento che, previa approfondita valutazione, motiva il rigetto delle istanze dell’interessato, laddove quello precedente era stato annullato proprio perché immotivato. Il nuovo atto è quindi autonomo e non dipende dal venir meno della sentenza appellata.
Ne consegue che il provvedimento impugnato è ormai superato da quello successivo, con la conseguenza che l’appello è divenuto improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Il Collegio dichiara pertanto l’improcedibilità e dispone l’integrale compensazione delle spese di lite per giusti ed eccezionali motivi.
Nota della Redazione
Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.