Regolamento sui canoni concessori non lede il concessionario decaduto (TAR Lazio n. 633 del 13.01.2026)

Principi di diritto (Massima)
Il concessionario di suolo pubblico il cui titolo sia scaduto è privo di legittimazione e di interesse a impugnare il regolamento comunale che ridetermina i canoni concessori. La tollerata occupazione del bene pubblico dopo la scadenza non radica alcuna posizione di diritto soggettivo o di interesse legittimo in capo all’occupante, risultando irrilevante il pagamento di somme corrispondenti all’originario canone, che valgono solo a compensare l’occupazione sine titulo. Le disposizioni regolamentari che fissano criteri di quantificazione del canone non sono immediatamente lesive prima dell’adozione degli atti applicativi, poiché solo questi ultimi concretizzano la lesione e differenziano l’interesse del singolo rispetto a quello indifferenziato degli altri potenziali destinatari.

Il Fatto

La società ricorrente, già titolare di una concessione amministrativa di un’area in Roma risalente al 1983, ha impugnato la deliberazione dell’Assemblea capitolina con cui è stato approvato il nuovo regolamento sull’utilizzo degli immobili di Roma Capitale per finalità di interesse generale, contestando la parificazione dei canoni concessori ai valori locatizi e la mancanza di un regime transitorio.

Dopo aver inizialmente proposto ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, la società lo ha trasposto in sede giurisdizionale a seguito di opposizione. L’amministrazione si è costituita eccependo l’inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione e di interesse, oltre all’infondatezza nel merito.

La Motivazione della Corte

Il Collegio ha preliminarmente disatteso l’istanza di rinvio della trattazione, non ravvisando i presupposti dell’art. 73, comma 1-bis, cod. proc. amm., e ha dichiarato il ricorso inammissibile.

Il titolo concessorio rilasciato alla ricorrente, per sua stessa ammissione, è scaduto. La tesi della proroga per facta concludentia è stata respinta richiamando il consolidato orientamento secondo cui, scaduta la concessione di suolo pubblico, la tollerata occupazione del bene non radica alcuna posizione di diritto soggettivo o di interesse legittimo in capo all’occupante, neppure ex concessionario. Irrilevante è il pagamento delle somme corrispondenti all’originario canone, che compensano solo l’occupazione sine titolo, non essendo ammissibile un rinnovo implicito (Cons. Stato, Sez. VII, n. 8862 del 2024).

Accertata la perdita della titolarità, la pretesa della società a un determinato assetto regolamentare, specie quanto alla misura dei canoni, non risulta né giuridicamente qualificata né differenziata rispetto alla generalità dei consociati interessati ai beni pubblici.

Il Tribunale ha poi rilevato, in via ulteriore, che le disposizioni sui canoni sono prive di immediata lesività. L’art. 19 del regolamento demanda la determinazione del canone annuo base a un’apposita stima del Dipartimento competente, propedeutica all’avvio della procedura di assegnazione, sulla base dei valori minimi di mercato desunti dalla banca dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare. Si tratta di un mero criterio di quantificazione, destinato ad assumere efficacia lesiva solo con l’adozione degli atti applicativi.

La giurisprudenza ha chiarito che un regolamento comunale che individua le tipologie di concessione soggette a canone e ne definisce presupposti e criteri non è immediatamente lesivo finché non vengano emanati atti applicativi, poiché è solo l’adozione di questi ultimi a concretizzare la lesione e a differenziare l’interesse del singolo rispetto a quello indifferenziato degli altri concessionari (Cons. Stato, Sez. V, n. 5071 del 2017; Cons. Stato, Sez. IV, n. 1159 del 2020). Il principio opera anche quando il regolamento contenga previsioni di natura vincolata o caratterizzate da discrezionalità tecnica.

In conclusione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di legittimazione e di interesse, con compensazione delle spese in ragione delle peculiarità del caso.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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