Frode carosello: la società buffer consapevole perde la neutralità IVA (Cass. pen. n. 8635/2026)
La società buffer consapevole della frode non beneficia della neutralità IVA e può conseguire un profitto illecito rilevante per l’autoriciclaggio.
Società, contratti d’impresa, diritto industriale e concorrenza.
La società buffer consapevole della frode non beneficia della neutralità IVA e può conseguire un profitto illecito rilevante per l’autoriciclaggio.
La presunzione assoluta di inerenza per le spese di sponsorizzazione ex art. 90, comma 8, l. 289/2002 opera solo per le società sportive dilettantistiche.
La Cassazione rinvia alla pubblica udienza la questione degli effetti della conciliazione societaria sull’accertamento del maggior reddito imputato al socio.
In tema di IVA, la comunicazione al registro imprese è equipollente a quella all’Agenzia per la variazione di sede; il vizio formale dell’avviso societario non si estende ai soci.
Il socio di secondo livello può rispondere dei debiti tributari della società estinta se la partecipata costituisce un mero schermo.
La cancellazione della società non impedisce l’accertamento dei debiti tributari e la loro successiva rivalsa sui soci, secondo le regole degli artt. 2495 c.c. e 36 d.P.R. n. 602/1973.
Dopo la cancellazione della società, i soci succedono nei debiti sociali anche se non hanno ricevuto somme dal bilancio finale di liquidazione.
Il socio di società di capitali estinta risponde dei debiti tributari in proporzione alla quota di partecipazione, ma non delle sanzioni, che sono intrasmissibili.
Il commercialista risponde ex art. 9 d.lgs. 472/1997 se con azioni od omissioni rende possibile o agevola l’illecito tributario.
La Cassazione chiarisce che l’onorario per la stima di partecipazioni sociali va calcolato sul valore netto delle quote, non sulla somma di attività e passività.
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