Il certificato di destinazione urbanistica va rilasciato anche al promotore del progetto (TAR Calabria n. 2081 del 09.12.2025)

Principi di diritto (Massima)
Il certificato di destinazione urbanistica deve essere rilasciato dal dirigente o responsabile del competente ufficio comunale entro il termine perentorio di trenta giorni dalla presentazione della domanda. L’art. 30 d.P.R. n. 380/2001 nulla dispone circa il richiedente: non gli impone di dimostrare la disponibilità giuridica dei terreni, né di vantare una relazione giuridica qualificata con il bene. Il certificato è atto di certificazione redatto da pubblico ufficiale, di natura dichiarativa e non provvedimentale, ma integra comunque manifestazione del potere certificativo e genera in capo al privato una posizione di interesse legittimo all’obbligo di pronunciarsi in capo all’amministrazione. Il rilascio è pertanto doveroso, e il rifiuto o l’inerzia del Comune sono illegittimi.

Il Fatto

La società ricorrente intende realizzare un parco eolico in più Comuni e, in qualità di promotore del progetto, ha chiesto al Comune di Scandale il certificato di destinazione urbanistica per alcuni terreni individuati in catasto. Il Comune è rimasto inerte.

La società ha quindi proposto ricorso per far accertare l’illegittimità del silenzio, deducendo la violazione dell’art. 30 d.P.R. n. 380/2001 e richiamando il regime di pubblica utilità e urgenza degli impianti alimentati da fonti rinnovabili. Il Comune si è costituito con memoria di mera forma e ha depositato documentazione, tra cui un certificato rilasciato in corso di giudizio per alcune delle particelle richieste e altri certificati anteriori alla domanda, intestati a soggetti diversi.

La Motivazione della Corte

Il Collegio muove dalla lettera dell’art. 30 d.P.R. n. 380/2001, che contempla il certificato come documento da allegare a pena di nullità agli atti di trasferimento o costituzione di diritti reali su terreni e fissa il termine perentorio di trenta giorni per il rilascio. La disposizione, osserva il Tribunale, nulla specifica sul richiedente: non gli impone di dimostrare la disponibilità giuridica dei terreni, né richiede una relazione giuridica qualificata con il bene.

La conclusione è confortata dalla qualificazione dell’atto. Il certificato di destinazione urbanistica rientra tra gli atti di certificazione redatti da pubblico ufficiale e non ha natura provvedimentale, essendo dichiarativo di situazioni giuridiche già esistenti, come affermato da Cons. Stato n. 505 del 2014 e da TAR Puglia n. 5 del 2018. Esso costituisce comunque manifestazione del potere certificativo della pubblica autorità, cui sono ricollegabili posizioni di interesse legittimo dei privati e correlativi obblighi di provvedere in capo all’amministrazione, da intendere come obblighi di pronunciamento espresso.

Ne deriva che il rilascio, da parte del Comune, era doveroso. Quanto alle conseguenze processuali, la produzione in giudizio del certificato indirizzato alla ricorrente e relativo ad alcune delle particelle richieste comporta parziale cessazione della materia del contendere.

Per il resto il ricorso è fondato. Il Collegio esclude che la produzione di un certificato anteriore alla richiesta e indirizzato ad altro soggetto possa soddisfare l’istanza: tale documento non incide sulla posizione della richiedente. Il ricorso è quindi accolto e al Comune è assegnato il termine di trenta giorni per il rilascio del certificato relativo alle particelle residue. Le spese di lite seguono la soccombenza.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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