Controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria della Cipag: sostenibilità previdenziale e contenimento dei costi di funzionamento (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 74 del 05.05.2026)
Principi di diritto (Massima)
La Corte dei conti, nell’esercizio del controllo sulla gestione finanziaria degli enti di previdenza privatizzati di cui al d.lgs. n. 509 del 1994, valuta la sostenibilità del sistema previdenziale nel medio-lungo periodo. La funzione di protezione sociale dell’ente, non intaccata dalla trasformazione in soggetto di diritto privato, impone che l’autonomia gestionale, organizzativa e contabile sia esercitata nel rispetto del principio dell’equilibrio attuariale tra entrate contributive e spese per prestazioni. Ne consegue l’esigenza di una gestione improntata a criteri di razionalizzazione e contenimento della spesa, con particolare riguardo ai costi di funzionamento e agli organi, la cui entità incide sul sinallagma tra contribuzioni e prestazioni. L’osservanza di tali principi è funzionale alla preservazione dell’equilibrio di bilancio e alla salvaguardia della sostenibilità di lungo periodo della gestione previdenziale.
Il Fatto
La Corte dei conti ha svolto il controllo sulla gestione finanziaria della Cassa italiana di previdenza e assistenza dei geometri liberi professionisti (Cipag) per l’esercizio 2024, ente trasformato in soggetto di diritto privato ai sensi del d.lgs. n. 509 del 1994 ma sottoposto al controllo della Corte ai sensi dell’art. 100, comma 2, Cost. e della legge n. 259 del 1958. La relazione riferisce alle Camere sul risultato del controllo, verificando l’andamento della gestione previdenziale e assistenziale, l’attività contrattuale, la gestione del patrimonio e i risultati finanziari. Il precedente referto, relativo all’esercizio 2023, era stato approvato con determinazione n. 94 del 3 luglio 2025.
La Motivazione della Corte
Nel valutare la gestione 2024, la Sezione rileva che il numero degli iscritti è diminuito da 75.393 a 73.280 unità, portando il rapporto iscritti/pensionati da 2,43 a 2,38. Nonostante la flessione della platea, il gettito contributivo è aumentato da euro 766.838.335 a euro 811.091.289, beneficiando della crescita dei redditi di categoria e del volume di affari, mentre l’onere per le prestazioni pensionistiche è passato da circa 539 milioni a circa 579 milioni di euro. La gestione previdenziale ha chiuso con un saldo positivo di euro 115.423.043, in calo rispetto al 2023.
La Corte concentra la propria attenzione sui costi di funzionamento, che ammonano a euro 24.797.049. In particolare, l’onere complessivo per gli organi passa da euro 4.446.710 a euro 4.523.100 (+1,72%), con un aumento delle indennità giornaliere di euro 619.538, applicando la delibera del Comitato dei delegati n. 2 del 2023. Il costo del personale aumenta di euro 830.437, attestandosi a euro 10.385.391, nonostante la riduzione di tre unità di personale. La Sezione, rilevando che l’Ente non ha tenuto conto delle indicazioni del Ministero vigilante, ribadisce l’esigenza di porre particolare attenzione ai costi degli organi, che andrebbero determinati anche alla luce dei risultati di esercizio, richiamando la Corte costituzionale n. 7 del 2017 sulla necessità di massimo contenimento della spesa.
Quanto alla gestione patrimoniale, la Sezione osserva un risultato lordo di euro 42.658.069, in netto miglioramento, grazie ai maggiori proventi degli impieghi mobiliari (euro 41.334.637) e al positivo risultato della gestione immobiliare (euro 1.323.432). Viene, altresì, raccomandato il rigoroso monitoraggio dei crediti contributivi verso iscritti, pari a euro 1.650.410.406, che rappresentano quasi la metà dell’attivo patrimoniale e di cui un terzo risale ad oltre un decennio, al fine di garantirne la rappresentazione in bilancio al valore di presumibile realizzo. La Sezione evidenzia, infine, la necessità di una valutazione attenta degli impieghi in partecipazioni societarie, affinché non si allontanino dal rapporto di strumentalità con la funzione istituzionale dell’ente.
Nota della Redazione
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