Controllo della Corte dei conti sulla gestione finanziaria dell’Enpam: patrimonio in crescita ma saldi previdenziali in peggioramento (Corte dei Conti Sez. contr. Enti n. 93 del 11.06.2026)
Principi di diritto (Massima)
La Corte dei conti, in sede di controllo sulla gestione finanziaria degli enti previdenziali privatizzati, verifica la sostenibilità di lungo periodo dei regimi previdenziali attraverso l’analisi dei bilanci tecnici e la corrispondenza delle riserve patrimoniali agli obblighi di legge. L’ente previdenziale, ai sensi dell’art. 2, comma 2, d.lgs. n. 509/1994, deve assicurare l’equilibrio di bilancio adottando provvedimenti coerenti con le indicazioni del bilancio tecnico, redatto con periodicità almeno triennale. La riserva legale dell’ente deve eccedere il limite delle cinque annualità delle pensioni in essere, come stabilito dall’art. 59, comma 20, l. n. 449/1997 e dal d.m. 29 novembre 2007. Il controllo della Corte si estende alla verifica dell’allocazione degli investimenti, raccomandando una scelta verso asset a non elevato rischio, in correlazione con la peculiarità della gestione del risparmio previdenziale.
Il Fatto
La Corte dei conti, Sezione del controllo sugli enti, ha esaminato il bilancio consuntivo dell’Ente nazionale di previdenza ed assistenza dei medici e degli odontoiatri (Enpam) per l’esercizio 2024. L’Enpam è una fondazione di diritto privato, trasformata ai sensi del d.lgs. n. 509/1994, che svolge attività previdenziali e assistenziali obbligatorie per medici e odontoiatri iscritti agli albi professionali. L’ente gestisce la previdenza attraverso due fondi principali: il fondo di previdenza generale, diviso in Quota A e Quota B, e il fondo della medicina convenzionata e accreditata, articolato in tre gestioni speciali. Oggetto del controllo è stata la relazione sulla gestione finanziaria dell’ente per l’esercizio 2024, trasmessa alla Corte ai sensi dell’art. 4 della l. n. 259/1958.
La Motivazione della Corte
La Corte ha rilevato che il risultato d’esercizio 2024 dell’Enpam è stato pari a circa 1,11 mld di euro, sostanzialmente raddoppiato rispetto al 2023, portando il patrimonio netto a 26,86 mld di euro, con un incremento del 3,92%. Questo risultato è stato influenzato positivamente dal saldo della gestione finanziaria. Tuttavia, la Corte ha evidenziato un peggioramento dei saldi previdenziali: il rapporto tra contributi e spesa per pensioni è sceso da 1,11 a 1,09, e il rapporto tra iscritti e pensionati è diminuito da 2,13 a 1,98. La spesa per pensioni è aumentata del 14,26%, superando l’incremento delle entrate contributive, pari al 12,05%.
. Questo andamento è stato ricondotto alla c.d. “gobba pensionistica”, ovvero all’aumento del numero di iscritti che hanno maturato i requisiti per il trattamento pensionistico.
Analizzando i singoli fondi, la Corte ha osservato che solo la gestione della “Quota B” (libera professione) presenta un saldo positivo tra contributi e pensioni, con un rapporto di 2,57, seppur in diminuzione rispetto al 2,77 del 2023. Tutti gli altri fondi, inclusi quelli della medicina convenzionata, presentano saldi negativi. Le proiezioni attuariali del bilancio tecnico, adottato al 31 dicembre 2023 per il periodo 2024-2073, prevedono per diverse gestioni periodi di saldo previdenziale e totale negativo. In particolare, il Fondo medici di medicina generale vedrebbe un patrimonio negativo nel periodo 2038-2049, mentre la gestione specialisti esterni avrebbe un patrimonio negativo già nel periodo 2024-2029. La Corte ha pertanto raccomandato un attento monitoraggio di tutte le gestioni per mantenere una situazione di equilibrio.
Sul piano patrimoniale, la Corte ha constatato che la riserva legale dell’ente eccede abbondantemente i limiti legali, coprendo oltre 60 volte l’onere delle pensioni in essere al 1994. Tuttavia, ha segnalato un aumento dei debiti e dei fondi rischi, questi ultimi cresciuti da 34,56 mln a 102,73 mln, principalmente per accantonamenti prudenziali legati al contenzioso pendente e al fair value passivo degli strumenti derivati. La Sezione ha anche raccomandato una costante attenzione ai costi del personale (45,16 mln, in aumento del 4,34%) e alle spese per prestazioni professionali, invitando l’ente a valorizzare le competenze interne prima di ricorrere a incarichi esterni.
Con riferimento alle attività negoziali, la Corte ha evidenziato un aumento degli affidamenti diretti, invitando al rispetto dei principi di concorrenza e rotazione. Ha, infine, segnalato l’esigenza che la rappresentazione del rendiconto finanziario abbia ad oggetto le sole disponibilità liquide, secondo i criteri dell’Oic 10, escludendo la liquidità delle operazioni di vendita dei titoli. In conclusione, la Corte ha deliberato di comunicare alle Presidenze delle Camere la relazione e il bilancio consuntivo dell’ente.
Nota della Redazione
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