La contestazione diretta della delibera regionale sull’energia gratuita spetta al TSAP (Cass. civ. Sez. Un. n. 18643 del 08.07.2024)

Principi di diritto (Massima)
Nelle controversie in materia di derivazione di acque pubbliche, il discrimine della giurisdizione è dato dal petitum sostanziale, cioè dalla situazione giuridica fatta valere e dall’oggetto effettivo della domanda. Se la pretesa è diretta a contestare in via principale un atto amministrativo di carattere generale, quale la delibera regionale che determina la misura di energia elettrica da fornire gratuitamente, la giurisdizione appartiene al TSAP quale giudice amministrativo in unico grado, ai sensi dell’art. 143, primo comma, lett. a), del r.d. n. 1775 del 1933. Il TRAP, giudice ordinario specializzato, può bensì compiere un accertamento incidentale di illegittimità e disapplicare l’atto, ma solo quando l’impugnazione riguardi insieme la richiesta di pagamento e l’atto generale su cui essa si fonda, non quando l’atto sia impugnato direttamente e unicamente. Né la vigenza o la scadenza della concessione vale di per sé a radicare posizioni di diritto soggettivo, ove la legge nazionale non abbia individuato un distinto regime correlato a tale vigenza.

Il Fatto

La società titolare, originaria e poi subentrante, di una concessione di grande derivazione a uso idroelettrico in essere con la regione ha adito il Tribunale regionale delle acque pubbliche chiedendo che fosse accertata l’insussistenza dell’obbligo di cedere gratuitamente all’amministrazione regionale, e ai territori provinciali interessati, la quota di energia indicata in una delibera di giunta regionale.

A fondamento della domanda ha dedotto che né la concessione vigente né la legge, attuata dalla normativa regionale, avevano previsto tale obbligo, con conseguente illegittima inclusione della derivazione nell’elenco delle grandi derivazioni soggette alla fornitura gratuita. Il tribunale regionale, su eccezione dell’amministrazione, ha declinato la giurisdizione in favore del TSAP, ravvisando nell’atto amministrativo l’oggetto diretto della domanda. Il TSAP ha respinto l’appello e avverso tale sentenza le società hanno proposto ricorso per cassazione.

La Motivazione della Corte

Le ricorrenti hanno censurato l’errata applicazione degli artt. 140 e 143 del r.d. n. 1775 del 1933, sostenendo che la loro domanda muoveva dal rilievo che era la legge a fondare gli obblighi di dazione per l’uso dell’acqua, sicché la delibera aveva male interpretato le norme includendo tra i soggetti tenuti alla cessione anche i titolari di concessioni vigenti e non scadute.

La Corte ha rammentato il proprio consolidato orientamento: il TRAP, giudice ordinario specializzato, non ha cognizione delle controversie in cui si chieda un accertamento con efficacia di giudicato sulla illegittimità dei provvedimenti amministrativi in materia, potendo solo compiere un accertamento incidentale e disapplicare l’atto, purché l’impugnazione riguardi anche la richiesta di pagamento fondata sull’atto stesso; quando invece l’atto generale sia impugnato direttamente e unicamente, sussiste la giurisdizione di legittimità del TSAP.

La distinzione decisiva è stata individuata nel fatto che l’atto amministrativo di carattere generale scaturisca o meno da disposizioni di legge in relazione a presupposti specificamente individuati, senza margine di apprezzamento discrezionale. Solo in tal caso il destinatario vanta una posizione di diritto soggettivo e la controversia spetta al giudice ordinario specializzato; nella diversa ipotesi in cui l’atto sia espressione di un potere amministrativo, l’impugnativa principale diretta a ottenere una pronuncia di annullamento è attribuita al TSAP.

La Corte ha riconosciuto che la legge nazionale non ha individuato direttamente un distinto regime correlato alla vigenza delle concessioni. L’art. 12 del d.lgs. n. 79 del 1999, modificato dal d.l. n. 135 del 2018, convertito in legge n. 12 del 2019, ha previsto che le regioni possano disporre con legge l’obbligo per i concessionari di fornire annualmente e gratuitamente l’energia ivi indicata; la disciplina regionale ha demandato le previsioni di dettaglio a un’apposita delibera di giunta.

Valutata al lume del criterio del petitum sostanziale, la pretesa azionata, pur per il tramite dell’accertamento negativo, era finalizzata a contestare direttamente l’atto amministrativo di carattere generale, onde ottenerne una valutazione di illegittimità per violazione di legge con efficacia di giudicato. È dunque corretta l’affermazione della giurisdizione del TSAP; il ricorso è stato rigettato e le spese processuali sono state compensate.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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