Occupazione illegittima senza esproprio: restituzione, riduzione in pristino o acquisizione sanante (TAR Sicilia n. 1976 del 27.05.2024)
Principi di diritto (Massima)
Quando alla dichiarazione di pubblica utilità non segue un tempestivo decreto di esproprio, l’Amministrazione che occupa sine titolo un immobile ha l’obbligo giuridico di far cessare l’occupazione e di adeguare la situazione di fatto a quella di diritto, restituendo il bene al proprietario previa riduzione in pristino stato. La realizzazione dell’opera pubblica sul fondo illegittimamente occupato costituisce un mero fatto, inidoneo a determinare il trasferimento della proprietà. In alternativa alla restituzione, l’Amministrazione può acquisire il bene mediante un valido titolo, in primo luogo ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001. Il danno da occupazione illegittima è in re ipsa e va risarcito con gli interessi legali sul valore del bene all’epoca dell’inizio dell’occupazione, nei limiti della prescrizione quinquennale. Le controversie sul quantum dell’indennizzo ex art. 42-bis spettano al giudice ordinario.
Il Fatto
La ricorrente è proprietaria di un terreno nel Comune di Augusta, acquisito al patrimonio pubblico con decreto di occupazione di urgenza emesso dalla Prefettura e successivamente prorogato. Il decreto definitivo di esproprio non è mai stato adottato, mentre l’opera pubblica è stata realizzata e il fondo è stato irreversibilmente trasformato, con conseguente inattuabilità della restituzione. L’interessata ha quindi invitato l’ANAS e la Prefettura a definire il procedimento ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001, ottenendo dall’ANAS un provvedimento di diniego.
Avverso tale diniego la proprietaria propone ricorso, chiedendo l’annullamento e la condanna dell’Amministrazione all’adozione del provvedimento di acquisizione sanante con liquidazione dell’indennità. L’ANAS eccepisce il difetto di giurisdizione sulla determinazione dell’indennizzo, il difetto di legittimazione passiva, l’adeguatezza della motivazione e la prescrizione quinquennale. Il Ministero e il Comune si costituiscono con atto di mera forma.
La Motivazione della Corte
Il Collegio rileva che il decreto di occupazione non configura un’occupazione strumentale e non finalizzata all’esproprio, rendendo irrilevante la contestazione dell’ANAS sulla natura del sedime. Dagli atti emerge l’immissione in possesso dell’ANAS e la mancata riconsegna, non risultando alcun verbale di restituzione. Sono pertanto irrilevanti la qualificazione dell’opera, l’autorità che ha adottato il decreto e la natura locale della strada.
Affermato che la realizzazione dell’opera sul fondo occupato è un mero fatto, la Sezione applica il principio per cui l’Amministrazione deve restituire il bene previa riduzione in pristino, oppure acquisirlo ai sensi dell’art. 42-bis o ad altro titolo, richiamando sul punto C.G.A.R.S. n. 535 del 2022 e Cons. Stato n. 4833 del 2009. Lo strumento dell’art. 34, comma 1, lettera c), c.p.a. consente una pronuncia che non pregiudichi l’esercizio del potere di acquisizione.
Quanto al ristoro, il danno da occupazione illegittima si presume iuris tantum, non risultando elementi contrari, e va liquidato in base agli interessi legali sul valore del bene all’epoca dell’occupazione, con rivalutazione e interessi secondo i principi generali. Il Collegio accoglie l’eccezione di prescrizione solo nei limiti del quinquennio anteriore alla domanda, qualificando l’occupazione illegittima come illecito permanente che rinnova il pregiudizio e il termine di prescrizione.
Da ultimo, il Tribunale esclude la propria giurisdizione sul quantum dell’indennizzo ex art. 42-bis, devoluto al giudice ordinario e alla competenza funzionale della Corte d’Appello, richiamando Cass. Sez. Un. n. 20691 del 2021 e Cons. Stato n. 6074 del 2019. Il ricorso è quindi accolto nei termini esposti, con condanna dell’ANAS alle spese e compensazione verso il Ministero e il Comune.
Nota della Redazione
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