Revoca del nulla osta e cambio di alloggio idoneo (Cons. Stato n. 5869 del 17.07.2026)
Principi di diritto (Massima)
La revoca del nulla osta all’ingresso per lavoro stagionale non può fondarsi sul solo cambio dell’alloggio rispetto a quello indicato nella domanda, qualora il nuovo alloggio risulti conforme ai requisiti di legge. Poiché la c.d. revoca sanzionatoria prevista dalla disciplina sull’immigrazione opera su presupposti assimilabili a quelli dell’annullamento d’ufficio e non è soggetta a un termine massimo, l’interprete deve leggere l’art. 22, comma 5-quater, d.lgs. n. 286 del 1998 in senso sistematico e costituzionalmente orientato, circoscrivendo gli “elementi ostativi”. I requisiti dell’alloggio sono posti a tutela del migrante e la loro mancanza è sanzionata amministrativamente a carico del datore di lavoro. L’Amministrazione deve quindi valutare le sopravvenienze documentali prima di adottare un provvedimento negativo, in applicazione del principio di minimo sacrificio dell’interesse del privato e della possibilità di sanare le irregolarità.
Il Fatto
Un lavoratore straniero otteneva il nulla osta all’ingresso per lavoro subordinato stagionale, rilasciato dallo Sportello Unico per l’Immigrazione su richiesta nominativa di un’azienda agricola. Ottenuto il visto consolare, faceva ingresso in Italia e veniva effettivamente avviato al lavoro per alcuni mesi, come documentato dalle comunicazioni datoriali e dalle buste paga.
In seguito a un preavviso di revoca per carenza documentale sulla sistemazione alloggiativa, il datore di lavoro trasmetteva un’integrazione comprensiva di un contratto di locazione e della relativa attestazione di idoneità, riferita però a un alloggio diverso da quello originariamente indicato. L’Amministrazione revocava comunque il nulla osta. Il TAR Puglia respingeva il ricorso, ritenendo legittimo il ritiro; il lavoratore ha proposto appello.
La Motivazione della Corte
Il Consiglio di Stato muove da una precisazione normativa. Il provvedimento impugnato richiamava l’art. 42 d.l. n. 73 del 2022, ma la fattispecie riguarda un ingresso basato sul decreto flussi 2023, laddove quella disposizione operava solo per i decreti flussi 2021 e 2022. Il meccanismo dei controlli ex post con possibilità di revoca è stato reso permanente dal d.l. n. 20 del 2023, che ha inserito i commi 5.01, 5-quater e 6-bis nell’art. 22 TUI.
Nel merito, il Collegio esclude che il cambio di alloggio costituisca di per sé motivo di revoca. L’art. 24, comma 3, TUI prevedeva che l’esibizione della documentazione sull’idoneità alloggiativa avvenisse al momento della sottoscrizione del contratto di soggiorno, fase alla quale il lavoratore non è mai approdato per il ritardo patologico nella convocazione da parte dello SUI. L’Amministrazione avrebbe dovuto esaminare la documentazione relativa alla nuova sistemazione prima di adottare un provvedimento negativo.
La revoca “sanzionatoria” in materia di immigrazione, osserva la Corte, si basa su presupposti che la rendono simile a un annullamento d’ufficio, perché è adottata anche in caso di sopravvenuto accertamento di elementi ostativi preesistenti. A differenza della disciplina generale dell’autotutela, il TUI non fissa un termine massimo: di qui la necessità di una lettura restrittiva della nozione di “elementi ostativi” ai sensi dell’art. 22, comma 5-quater, TUI, nel senso indicato dalla Corte costituzionale, sent. n. 88/2025, secondo cui il potere di autotutela va esercitato con il minimo sacrificio dell’interesse del privato.
Le norme sui requisiti dell’alloggio sono poste in primo luogo a tutela dei migranti: l’art. 24, comma 15-bis, TUI, per il caso di mancanza di idoneità, prevede sanzioni amministrative a carico del datore di lavoro, non la revoca del nulla osta. La revoca inciderebbe su un soggetto potenzialmente privo di responsabilità. L’Amministrazione deve dunque tenere conto delle sopravvenienze, anche in forza dell’art. 5, comma 5, TUI, che consente di sanare le irregolarità amministrative. L’appello è pertanto accolto, con assorbimento delle altre doglianze, e il provvedimento è annullato; le spese del doppio grado sono compensate.
Nota della Redazione
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