Rinnovo permesso di soggiorno e valutazione concreta della pericolosità sociale dopo la sentenza della Consulta n. 88 del 2023 (TAR Calabria n. 1576 del 13.08.2026)

Principi di diritto (Massima)
A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 88 del 2023, la condanna per il reato di cessione di sostanze stupefacenti di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990 non determina automaticamente il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno. L’autorità amministrativa è tenuta a compiere una valutazione concreta della pericolosità sociale del richiedente, bilanciando gli interessi contrapposti e considerando le circostanze fattuali, ivi inclusi i legami familiari e lavorativi nel territorio dello Stato. La motivazione del provvedimento non può essere integrata in giudizio: è ammissibile solo l’integrazione motivazionale tramite atti procedimentali o un provvedimento autonomo di convalida.

Il Fatto

Un cittadino straniero richiedeva il rinnovo del permesso di soggiorno per attesa occupazione. Il Questore respingeva l’istanza sul presupposto della condanna irrevocabile, a seguito di applicazione della pena su richiesta, per cessione di sostanze stupefacenti. Il provvedimento valorizzava la condotta delittuosa e la condizione di disoccupazione del richiedente, ritenuta sintomatica di un mancato inserimento sociale.

Avverso il diniego lo straniero proponeva ricorso, deducendo il difetto di istruttoria e di motivazione, l’illegittima applicazione automatica della causa ostativa e la lesione dei propri legami familiari, essendo presente in Italia da quasi vent’anni e avendo il nucleo familiare in territorio italiano.

La Motivazione della Corte

Il TAR Calabria rileva come l’amministrazione non abbia ottemperato all’ordinanza cautelare che disponeva il riesame dell’istanza, limitandosi a trasmettere all’Avvocatura dello Stato una nota illustrativa. Tale condotta integra una inammissibile integrazione postuma della motivazione, richiamata la giurisprudenza del Cons. Stato, Sez. V, 8 maggio 2025, n. 3918, secondo cui la motivazione non può essere fornita in via giudiziale.

Nel merito, il Collegio conferma che, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 88 del 2023, il rinnovo del permesso di soggiorno non è automaticamente precluso in caso di condanna per reati concernenti gli stupefacenti, come precisato da Cons. Stato, Sez. III, 10 novembre 2023, n. 9667. È necessaria una valutazione concreta della posizione dello straniero.

Tale valutazione, pur compiuta dall’amministrazione nel caso di specie, risulta viziata sotto due profili. In primo luogo, sussiste un travisamento dei fatti, atteso che il provvedimento qualifica il ricorrente come disoccupato, mentre dagli atti di causa emerge lo svolgimento di attività lavorativa subordinata. In secondo luogo, è mancata la valutazione dei legami familiari del richiedente, dimostrati in giudizio.

Il Tribunale accoglie pertanto il ricorso e annulla il decreto impugnato, spettando all’amministrazione una nuova pronuncia all’esito di una rinnovata istruttoria. Le spese di lite sono compensate.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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