Sopravvenuta carenza di interesse per perdita della proprietà dell’immobile (TAR Campania n. 4753 del 25.06.2025)

Principi di diritto (Massima)
Nel processo amministrativo l’interesse al ricorso è intimamente connesso alla titolarità del bene sul quale incide la scelta pianificatoria impugnata. Chi dismette la proprietà del compendio immobiliare pendente iudicio perde la legittimazione a censurare il mutamento di destinazione urbanistica dell’area sulla quale esso ricade. Ne consegue l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, non potendo il giudice pronunciarsi su una posizione sostanziale ormai estranea alla sfera del ricorrente. L’istanza di riunione con altro gravame, comportando un differimento della decisione, va respinta in assenza di situazioni eccezionali, in ossequio al principio della ragionevole durata del giudizio.

Il Fatto

La società ricorrente ha impugnato la delibera della Giunta Comunale di Maddaloni con la quale è stata adottata la proposta di Piano Urbanistico Comunale, pubblicata sul B.U.R.C. nel febbraio 2022. Le censure investono la scelta pianificatoria di modifica della destinazione d’uso del Quadrante “A”, sul quale insistono manufatti industriali dismessi, tra cui il complesso immobiliare di proprietà della ricorrente, già area industriale, riclassificato come centro culturale.

Il Comune si è costituito eccependo l’inammissibilità per difetto di lesività e l’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, chiedendo in ogni caso la reiezione nel merito. Si è costituita altresì una società che ha dichiarato di aver acquistato dalla ricorrente, nel 2023, la proprietà del compendio nell’ambito di una procedura competitiva fallimentare, chiedendo la riunione del ricorso con quello proposto avverso la successiva approvazione del P.U.C.

La Motivazione della Corte

Il Collegio esamina anzitutto l’istanza di riunione. Essa comporterebbe un rinvio della decisione di una controversia risalente al 2022. Richiamando il proprio orientamento e quello del giudice d’appello, il TAR rileva che simili richieste non sono suscettibili di favorevole valutazione quando non emergono situazioni eccezionali idonee a fondarle, dovendosi rispettare il principio della ragionevole durata del giudizio. Il rilievo vale a maggior ragione nel processo amministrativo, nel quale vengono in evidenza anche interessi di matrice pubblicistica.

Nel merito dell’eccezione comunale, il Tribunale accoglie la tesi dell’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse. La società ricorrente, pendente iudicio, ha dismesso la proprietà del compendio immobiliare oggetto di causa e ha così perso ogni legittimazione a censurare il mutamento di destinazione urbanistica dell’area nella quale esso ricade.

Il percorso argomentativo muove dalla constatazione che l’interesse al ricorso, nella sua materialità, si incentra e resta intimamente connesso alla titolarità del complesso immobiliare, segnatamente alle esigenze funzionali delle attività commerciali ivi collocate. Il Collegio trae ulteriore conferma dalle stesse ragioni di contestazione prospettate in ricorso: la censura del cambio di destinazione è formulata nella misura in cui esso comporterebbe una lesione degli interessi economici della società, degli operatori interessati all’acquisto e della massa dei creditori.

La definizione in rito della vertenza, con declaratoria di improcedibilità e integrale compensazione delle spese, chiude il giudizio senza esame del merito dei motivi. La decisione conferma che la titolarità del bene costituisce il presupposto sostanziale dell’interesse a contestare la pianificazione urbanistica che ne incide la destinazione.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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