Variazione sostanziale della concessione demaniale e giudicato: la decadenza consegue al diniego (C.G.A.R.S. n. 256 del 01.04.2025)

Principi di diritto (Massima)
La qualificazione della variazione del contenuto della concessione demaniale marittima come sostanziale, operata dalla sentenza che ha annullato i provvedimenti per incompetenza dell’organo che li ha adottati, costituisce giudicato e non può essere rimessa in discussione nel giudizio di ottemperanza-impugnazione. L’annullamento per difetto di competenza non travolge l’istruttoria svolta, che conserva validità quando la sentenza abbia confermato la natura essenziale della variazione e l’incompatibilità con la destinazione assentita. Il rilascio del provvedimento finale da parte dell’organo divenuto competente in forza di sopravvenuta rimodulazione organizzativa non è soggetto alla regola dell’one shot, non essendo il potere stato consumato. Il silenzio assenso non si forma nei procedimenti riguardanti l’ambiente né su istanze la cui pendenza è condizione per l’applicazione dell’istituto. Il diniego della variazione sostanziale, divenuto definitivo, determina la decadenza della concessione condizionata al conseguimento di quella autorizzazione.

Il Fatto

La società appellante gestiva uno stabilimento balneare su area demaniale marittima. Sopravvenuto il divieto di balneazione, presentava istanze di variazione d’uso da stabilimento balneare ad area destinata a ristorazione e solarium. La struttura territoriale dell’ambiente respingeva e archiviava le richieste e disponeva la decadenza della concessione.

Il TAR Sicilia, Sezione staccata di Catania, accoglieva il ricorso per incompetenza relativa della struttura periferica. Il C.G.A.R.S., con sentenza n. 842 del 18 luglio 2022, accoglieva l’appello incidentale e qualificava la variazione come sostanziale, facendo salvi gli ulteriori provvedimenti. La struttura, nel frattempo divenuta competente, adottava nuovo diniego e nuova decadenza. Il TAR respingeva il ricorso e la società appellava.

La Motivazione della Corte

Il Collegio ricostruisce anzitutto il giudicato formatosi con la decisione del 2022. Poiché il vizio di incompetenza poteva essere scrutinato solo previa qualificazione della variazione, la natura essenziale della stessa e i dati di fatto che l’avevano determinata risultano coperti da cosa giudicata. La sentenza non è stata impugnata per revocazione ex art. 395, n. 4, cod. proc. civ., sicché quegli elementi non sono più discutibili.

Quanto alla competenza, il riparto non segue la distinzione tra variazioni sostanziali e non sostanziali, ma la tipologia di concessione. L’art. 4 della legge reg. Siciliana n. 32/2020 e il d.P.R. Sic. n. 9 del 5 aprile 2022 hanno rimodulato gli assetti organizzativi, attribuendo alle strutture territoriali l’adozione dei provvedimenti finali in materia di demanio. Sul punto la Corte ricorda come il giudicato a formazione progressiva imponga di valutare le sopravvenienze normative nel tratto della funzione successivo alla sentenza.

Il percorso argomentativo esclude poi la violazione delle garanzie partecipative. La fase di ascolto era stata osservata nel procedimento concluso nel 2019 con il diniego richiamato per relazionem. Il nuovo atto costituisce conferma di quel diniego, la cui motivazione si incentra sulla difformità del progetto dalle linee guida dei PUDM in tema di superficie assentibile e sul mancato provvedimento comunale in ordine allo studio di incidenza. Il riscontro di difformità rispetto alle linee guida integra attività vincolata, con la conseguenza che l’atto finale non avrebbe potuto essere diverso.

Il Collegio ribadisce l’inconfigurabilità del silenzio assenso. L’art. 29 della legge reg. n. 7/2019 esclude l’istituto per i procedimenti riguardanti l’ambiente; l’art. 3, comma 2, della legge reg. n. 32/2020 prevede la conferma telematica delle istanze pendenti, meccanismo incompatibile con la formazione del silenzio. La decadenza consegue necessariamente al diniego della variazione, cui il decreto dipartimentale aveva subordinato la prosecuzione della concessione.

L’appello è infondato e la parte appellante è condannata alle spese del grado.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

Riferimenti normativi

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