Vincolo archeologico indiretto illegittimo senza istruttoria su ulteriori manufatti (Cons. Stato n. 9917 del 10.12.2024)

Principi di diritto (Massima)
Il vincolo archeologico, diretto o indiretto, è espressione di discrezionalità tecnica dell’amministrazione, sindacabile per istruttoria insufficiente, motivazione inadeguata o difetto di proporzionalità tra estensione del vincolo ed effettive esigenze di protezione. Il vincolo indiretto non può fondarsi su mere tracce in negativo del sepolcro, in assenza di stratigrafie in positivo, né su ipotesi apodittiche circa l’esistenza di ulteriori manufatti. La prescrizione di tutela indiretta richiede una motivazione che dia conto dell’idoneità delle misure allo scopo di tutela e della necessità e proporzionalità delle restrizioni imposte, con riguardo alle caratteristiche concrete delle singole particelle. L’accertamento del carattere monumentale del sito deve essere specificato nelle sue ragioni e nelle conseguenze prescrittive, non semplicemente affermato.

Il Fatto

La società appellante è proprietaria dal 2015 di un’area a destinazione agricola, sulla quale il Ministero ha apposto un vincolo indiretto con decreto dirigenziale del 2016, adottato ai sensi dell’art. 10, comma 3, lett. a), d.lgs. n. 42/2004. Il provvedimento tutelava un contesto interessato da una necropoli altomedievale, qualificata di interesse particolarmente importante, e imponeva sulla particella della società prescrizioni volte a salvaguardare il contesto paesaggistico-ambientale, le condizioni di ambientamento, visibilità, luce e decoro.

La società ha impugnato il decreto e gli atti presupposti davanti al TAR Calabria, che ha respinto il ricorso. Propone quindi appello, deducendo vizi di motivazione e istruttoria, contraddittorietà dell’azione amministrativa, sproporzione delle prescrizioni e illegittimità derivata degli atti conseguenti.

La Motivazione della Corte

Il Collegio richiama la giurisprudenza secondo cui il vincolo archeologico diretto presuppone il rinvenimento di reperti o la certezza dell’esistenza, localizzazione e importanza del bene. Il vincolo indiretto, ai sensi dell’art. 45 d.lgs. n. 42/2004, risponde a una tutela «a campo largo» dell’ambiente culturale, estesa fino alla protezione dei ritrovamenti eventualmente effettuabili in corso di scavo.

Questa ampiezza discrezionale non esonera da una motivazione adeguata, dalla quale emerga l’idoneità delle misure allo scopo di tutela e la valutazione sulla necessità e proporzionalità delle prescrizioni restrittive. Il sindacato è ammesso in caso di istruttoria insufficiente, motivazione inadeguata o difetto di proporzionalità tra estensione del vincolo ed effettive esigenze di protezione.

Nel caso concreto il giudizio della Soprintendenza si fondava essenzialmente su una relazione scientifica redatta dopo due sopralluoghi, non accompagnati da ulteriori verifiche o indagini, e che riprendeva quanto rilevato tredici anni prima. La relazione dava atto di un certo numero di sepolture altomedievali, spoglie e prive di copertura lapidaria perché oggetto di scavi clandestini, testimoniate da tagli artificiali nel banco roccioso.

Da questi elementi il Collegio ricava un deficit istruttorio complessivo, tradottosi in carenza motivazionale. Le caratteristiche del sito, con mere tracce in negativo e assenza di stratigrafie in positivo, non valgono di per sé a giustificare, per le porzioni non direttamente interessate dai ritrovamenti, un vincolo anche indiretto finalizzato alla visibilità dell’area. La valutazione sulla presenza di possibili ulteriori manufatti è ipotetica ed apodittica, priva di elementi concreti. Anche l’affermazione secondo cui l’intero pianoro costituirebbe un vero e proprio monumento resta generica e non spiega le ragioni della ritenuta monumentalità né perché questa imponga, secondo necessità e proporzionalità, le prescrizioni prescelte.

Ne discende l’illegittimità del decreto e degli atti gravati e il loro annullamento in riforma della sentenza appellata, restando ferma la possibilità per il Ministero di adottare nuovi provvedimenti all’esito di una rinnovata istruttoria, volta anche a saggiare l’effettiva presenza e il pregio storico-artistico di ulteriori manufatti, con adeguata contezza in motivazione delle caratteristiche concrete delle singole particelle.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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