Sopravvenuta validità delle SCIA in sanatoria e improcedibilità dell’appello (Cons. Stato n. 1845 del 09.03.2026)

Principi di diritto (Massima)
L’interesse alla decisione dell’appello deve sussistere non soltanto al momento della proposizione dell’azione, ma anche al momento della pronuncia. Quando, nelle more del giudizio, sopravvengano atti e provvedimenti giudiziali che rendono irrilevante la decisione sul rapporto giuridico-processuale tra le parti, l’appello proposto diviene improcedibile per difetto sopravvenuto di interesse. In materia edilizia, l’adozione di nuovi provvedimenti dell’amministrazione e il sopraggiunto annullamento giurisdizionale del diniego opposto alle successive istanze di sanatoria possono sostituire il contenuto dispositivo dei provvedimenti impugnati e privare di attualità la controversia. La declaratoria di improcedibilità consegue a una valutazione di carattere processuale, che non implica l’esame nel merito dei motivi di gravame.

Il Fatto

Un privato aveva realizzato su propri terreni alcune serre, costituite da profilati tubolari in acciaio zincato coperte con teli di plastica trasparente, in assenza di titolo abilitativo. Il Comune aveva respinto la domanda di sanatoria e ingiunto la demolizione dei manufatti. I provvedimenti venivano impugnati davanti al TAR Campania, sede di Salerno, che con sentenza in forma semplificata n. 2870/2023 accoglieva in parte il ricorso e i motivi aggiunti, annullando l’ingiunzione di demolizione e il diniego di sanatoria.

Il Comune proponeva appello. Nelle more del giudizio il privato presentava due nuove SCIA in sanatoria relative ai medesimi impianti. Il Comune le respingeva, contestando l’incompatibilità con le previsioni del PUC quanto alla superficie delle serre eccedente il limite del 20% del fondo. Anche tale diniego veniva impugnato e annullato dal TAR con sentenza n. 2077/2024, non appellata. La questione approda così al Cons. Stato per la riforma della prima pronuncia.

La Motivazione della Corte

Il collegio ricostruisce anzitutto il quadro sopravvenuto. L’appellante dà atto che, adeguandosi all’interpretazione del TAR sull’ambito di applicazione del limite del 20%, riferito alla singola particella catastale e non all’intera proprietà, ha esaminato nel merito le pratiche secondo il parametro indicato dal giudice. All’esito di tale valutazione ha emesso una nota recante richiesta di riformulazione della sistemazione delle serre.

Su questa base il Consiglio di Stato rileva che sono sopraggiunti, dopo la proposizione dell’appello, atti e provvedimenti giudiziali che rendono irrilevante la pronuncia sul rapporto giuridico-processuale tra le parti. L’oggetto originario del contendere — l’ingiunzione di demolizione e il diniego di sanatoria — risulta superato dal nuovo assetto determinato dal diniego delle successive SCIA e dal suo annullamento giurisdizionale, oltre che dall’ulteriore attività amministrativa di riesame.

La Corte richiama il principio, espresso dalla giurisprudenza amministrativa, secondo cui l’interesse al ricorso deve essere attuale e concreto non solo al momento della proposizione dell’azione, ma anche al momento della decisione (Cons. Stato, Sez. V, 14 febbraio 2022, n. 1021). Il venir meno di tale requisito, per effetto del sopravvenuto mutamento della situazione, impedisce una pronuncia utile sul merito del gravame.

Ne consegue la declaratoria di improcedibilità dell’appello. La decisione resta sul piano processuale e non investe i motivi di riforma della sentenza impugnata. Quanto alle spese, il collegio le compensa integralmente tra le parti, avuto riguardo alla peculiarità della fattispecie controversa.

Il dispositivo ordina che la sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Nota della Redazione

Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.

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