Autotutela tardiva su SCIA e prevalenza delle tutele urbanistiche comunali (TAR Sicilia n. 2367 del 21.07.2025)
Principi di diritto (Massima)
Il potere di annullamento d’ufficio di una SCIA alternativa al permesso di costruire può essere esercitato anche oltre il termine di trenta giorni, purché l’amministrazione abbia comunicato l’avvio del procedimento e dia conto di ragioni di interesse pubblico concrete e attuali. Quando il segnalante abbia reso una rappresentazione non veritiera della realtà, quanto ai vincoli esistenti e allo stato legittimo dell’immobile, l’interesse pubblico al ripristino della legalità si ritiene sussistente in re ipsa e non è configurabile alcun affidamento del privato. Le norme tecniche di attuazione comunali possono prevedere, nella fascia costiera, livelli di tutela più restrittivi rispetto a quelli minimi della normativa regionale, senza che ciò integri un contrasto con quest’ultima. L’onere di provare la consistenza originaria dell’immobile grava sul privato, secondo il principio di vicinanza della prova.
Il Fatto
I ricorrenti hanno presentato al Comune di Milazzo una SCIA alternativa al permesso di costruire per il recupero di un rudere nella fascia costiera del Capo, mediante demolizione e ricostruzione nel rispetto di sedime, superficie e volume. Alla segnalazione erano allegate l’autorizzazione paesaggistica della Soprintendenza e l’attestazione di deposito presso il Genio Civile.
Avviato il procedimento, il Comune ha annullato d’ufficio la SCIA con ordinanza dirigenziale, contestando la mancata produzione del nulla osta idrogeologico, la non assentibilità dell’intervento di ristrutturazione edilizia nella zona e le incongruenze sullo stato legittimo del manufatto. I ricorrenti hanno impugnato il provvedimento, deducendo la violazione dei termini dell’art. 19 della legge n. 241/1990, la carenza di interesse pubblico e la prevalenza della normativa regionale sulle previsioni urbanistiche comunali.
La Motivazione della Corte
Il Collegio ritiene ammissibile l’intervento ad opponendum del vicino proprietario, richiamando la nozione ampia di interesse richiesta dall’art. 28 cod. proc. amm. e la propria sentenza n. 1321 del 23.04.2025. Prescinde poi dalle eccezioni preliminari, stante l’infondatezza del ricorso.
Quanto al primo motivo, il provvedimento è un atto plurimotivato: la legittimità di una sola ragione giustificatrice sostiene l’intero atto. Il TAR osserva che le ipotesi di SCIA alternativa al permesso di costruire, regolate dall’art. 23 del d.P.R. n. 380/2001, non rientrano nei confini dell’art. 19 della legge n. 241/1990. In ogni caso sussistono le condizioni dell’art. 21-nonies per l’autotutela tardiva, richiamando la Adunanza Plenaria n. 8 del 2017: l’onere motivazionale è soddisfatto mediante il rinvio alle disposizioni di tutela concretamente violate, relative al vincolo idrogeologico e al rischio geomorfologico.
Sul piano dell’affidamento, la non veritiera prospettazione delle circostanze di fatto e di diritto esclude la posizione di affidamento legittimo e rende l’interesse pubblico al ripristino della legalità prevalente (Cons. Stato n. 7134 del 2024). I ricorrenti avevano dichiarato l’inesistenza di vincoli e la sussistenza dello stato legittimo, su cui l’amministrazione ha rilevato incongruenze.
Anche la censura sullo stato legittimo è infondata: il rilievo non è motivazione postuma, essendo già nella relazione di sopralluogo richiamata nel provvedimento. Ai sensi dell’art. 9-bis del d.P.R. n. 380/2001, l’onere di provare la consistenza originaria grava sul privato. Il confronto tra i dati prodotti (da 36 mq a 44,55 mq) e le aerofotogrammetrie conferma le variazioni di consistenza del manufatto.
Quanto alla qualificazione dell’intervento, l’art. 37 delle N.T.A. del PRG ammette solo il restauro conservativo nella zona. La legge regionale n. 78/1976 e l’art. 2, comma 3, della legge regionale n. 15/1991 non impediscono al Comune di dettare tutele ulteriori e più restrittive, restando salvaguardati i livelli minimi. Il ricorso è rigettato, con compensazione delle spese per la complessità delle questioni.
Nota della Redazione
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