Occupazione sine titulo e sconfinamento: obbligo di restituzione o acquisizione sanante (TAR Sicilia n. 1539 del 12.05.2025)
Principi di diritto (Massima)
Quando l’Amministrazione occupa sine titolo un’area per la realizzazione di un’opera pubblica, in difetto di un tempestivo decreto di esproprio o in caso di sconfinamento rispetto alle previsioni del piano particellare, l’occupazione e la trasformazione costituiscono un illecito permanente, lesivo del diritto soggettivo del privato. L’Amministrazione ha l’obbligo giuridico di far venir meno l’occupazione illegittima e di restituire l’immobile, previa riduzione in pristino, salvo che disponga l’acquisizione sanante ai sensi dell’art. 42 bis d.P.R. n. 327/2001 o acquisisca il bene ad altro titolo. Il danno da occupazione illegittima è in re ipsa, per la perdita di disponibilità del bene, e va liquidato con gli interessi legali sul valore del bene al momento dell’inizio dell’occupazione. Le controversie sul quantum dell’indennizzo da acquisizione sanante spettano al giudice ordinario.
Il Fatto
La società ricorrente, proprietaria di un appezzamento di terreno nel Comune di Patti, ha chiesto la condanna dell’Amministrazione alla restituzione, previa riduzione in pristino, delle particelle catastali occupate per la realizzazione di un parcheggio pubblico, oltre al risarcimento del danno. La dichiarazione di pubblica utilità risaliva a una deliberazione di Giunta, mentre il successivo provvedimento di espropriazione aveva riguardato una particella diversa da quelle effettivamente occupate. Le ripetute richieste del proprietario non avevano ottenuto riscontri adeguati; il Comune non si è costituito in giudizio.
Il Collegio, dopo un decreto presidenziale che ipotizzava il difetto di giurisdizione, ha disposto l’acquisizione del piano particellare di esproprio allegato alla dichiarazione di pubblica utilità, per verificare se le particelle occupate vi fossero contemplate. La documentazione prodotta ha confermato che le particelle derivavano dal frazionamento di mappali inclusi nel piano, con conseguente affermazione della giurisdizione amministrativa.
La Motivazione della Corte
Il Tribunale ricostruisce il quadro normativo: la dichiarazione di pubblica utilità e il piano particellare di esproprio devono precedere l’occupazione, secondo gli artt. 16, 17 e 18 del d.P.R. n. 327/2001. Nel caso di specie l’occupazione è illegittima dalla scadenza del termine di cinque anni dall’immissione in possesso, in mancanza del decreto di espropriazione.
Il Collegio afferma che la realizzazione dell’opera sul fondo illegittimamente occupato costituisce mero fatto, inidoneo a trasferire la proprietà, che può dipendere solo da un formale atto di acquisizione. Il diritto alla restituzione non può essere limitato da atti abdicativi o da comportamenti dell’Amministrazione. Richiama sul punto C.G.A.R.S. n. 535 del 2022, Cons. Stato n. 4833/2009 e n. 676/2011, nonché TAR Catania n. 1173/2023, n. 2872/2023 e n. 3226/2023.
Il Tribunale ordina all’Amministrazione la restituzione del bene previa eventuale riduzione in pristino, ovvero l’acquisizione ai sensi dell’art. 42 bis d.P.R. n. 327/2001 o ad altro titolo, in applicazione del principio di atipicità delle pronunce di condanna ex art. 34, comma 1, lettera c), e comma 4, c.p.a.. Il danno da occupazione illegittima è in re ipsa, oggetto di presunzione iuris tantum, non superata da elementi contrari (richiama Cons. Stato n. 4710/2020 e C.G.A.R.S. n. 255/2019).
Quanto al risarcimento, in caso di restituzione, esso consiste negli interessi legali sul valore del bene all’epoca dell’inizio dell’occupazione, con rivalutazione annuale (Cass. civ. n. 19510/2005). Il Collegio precisa che le controversie sul quantum dell’indennizzo da acquisizione sanante sono devolute al giudice ordinario, trattandosi di procedimento espropriativo semplificato (Cass. Sez. Un. n. 20691/2021 e n. 15912/2021). Dispone quindi che l’Amministrazione si determini entro sessanta giorni e condanna il Comune alle spese.
Nota della Redazione
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