SCIA su opere pertinenziali di immobile abusivo non sanato e poteri inibitori (TAR Sicilia n. 2521 del 06.08.2025)
Principi di diritto (Massima)
In presenza di un manufatto abusivo non sanato né condonato, le opere ulteriori, anche se costituenti pertinenze urbanistiche, ripetono le caratteristiche di illegittimità dell’opera principale alla quale ineriscono strutturalmente. La segnalazione certificata di inizio attività afferente a un intervento sottratto al suo ambito applicativo è pertanto improduttiva di effetti, non essendo configurabile alcun consolidamento della posizione del segnalante. Ne consegue l’inapplicabilità dell’art. 21-nonies, comma 1, legge n. 241/1990, che disciplina i poteri inibitori rispetto a una segnalazione efficace, e del termine di trenta giorni di cui all’art. 19, terzo comma, legge n. 241/1990: l’inibitoria può essere adottata senza limite temporale. Gli atti di repressione degli abusi edilizi sono atti vincolati, che non richiedono comparazione tra interesse pubblico e privato né alcun affidamento tutelabile.
Il Fatto
I ricorrenti presentano una segnalazione certificata di inizio attività per la realizzazione di una piscina in cemento armato e la sistemazione del terreno pertinenziali a un immobile adibito a civile abitazione. Sull’edificio principale pendeva un’istanza di condono edilizio ex art. 32 legge n. 326/2003, inizialmente respinta perché le opere ricadevano in area paesaggisticamente vincolata. Il rigetto è annullato in sede di ricorso straordinario, con riapertura dell’istruttoria; la Soprintendenza rilascia autorizzazione paesaggistica per le opere pertinenziali, ma in seguito esprime parere negativo sulla sanatoria dell’immobile principale.
Il Comune, richiamando quel parere, inibisce l’esecuzione del progetto. I ricorrenti impugnano deducendo la tardività del provvedimento rispetto al termine di trenta giorni, la necessità di procedere in autotutela, l’esistenza di un’autorizzazione paesaggistica e la violazione del giudicato formatosi sul ricorso straordinario. Il Comune non si costituisce.
La Motivazione della Corte
Il Collegio individua il nodo nella regolarità urbanistico-edilizia dell’immobile principale. In mancanza di sanatoria, le opere pertinenziali, a prescindere dall’autorizzazione paesaggistica, sono anch’esse in contrasto con la normativa di settore. Richiamando Cons. Stato, Sez. VI, n. 5551 del 2024 e n. 9866 del 2023, il Tribunale afferma che gli interventi ulteriori ripetono l’illegittimità dell’opera principale.
Identico indirizzo è attribuito alla giurisprudenza penale, con richiamo a Cass. pen., Sez. III, n. 30168 del 2017, n. 8865 del 2016 e n. 51427 del 2014: il regime della DIA/SCIA non si applica ai manufatti abusivi non sanati.
Da qui la conseguenza processuale. La segnalazione relativa a un intervento sottratto al suo ambito applicativo resta improduttiva di effetti. Non opera quindi l’art. 21-nonies legge n. 241/1990, che riguarda l’esercizio dei poteri inibitori su una segnalazione efficace, né il termine decadenziale di trenta giorni, che esaurisce i poteri di vigilanza solo quando l’intervento rientri effettivamente tra quelli realizzabili mediante SCIA. Il Collegio richiama Cons. Stato, Sez. IV, n. 181 del 2025 e Sez. II, n. 2807 del 2025: l’inibitoria è adottabile senza limiti temporali.
Superata la questione temporale, il Tribunale esclude le ulteriori censure. Nel procedimento di repressione degli abusi vengono in rilievo atti vincolati (richiamata Cons. Stato, Sez. VI, n. 9572 del 2023), che non esigono valutazione dell’interesse pubblico concreto e attuale, comparazione con l’interesse privato né garanzie partecipative rafforzate. Non è ammissibile alcun affidamento tutelabile alla conservazione di una situazione abusiva, che il tempo non può legittimare (richiamate Ad. Plen. n. 9 del 2017 e Cons. Stato, Sez. II, n. 3485/2020). Il ricorso è respinto, con compensazione delle spese per la particolarità della vicenda.
Resta fermo che la motivazione dell’atto comunale si fonda unicamente sul parere negativo della Soprintendenza: il Tribunale fa espressamente salvi gli effetti della decisione sul separato ricorso proposto avverso quel parere.
Nota della Redazione
Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.