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  • Art. 463 c.c. Casi d’indegnità

    È escluso dalla successione come indegno: chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, o un discendente, o un ascendente della medesima, purché non ricorra alcuna delle cause che escludono la punibilità a norma della legge penale; chi ha commesso, in danno di una di…

  • Art. 463-bis c.c. Sospensione dalla successione

    Sono sospesi dalla successione il coniuge, anche legalmente separato, nonché la parte dell’unione civile indagati per l’omicidio volontario o tentato nei confronti dell’altro coniuge o dell’altra parte dell’unione civile, fino al decreto di archiviazione o alla sentenza definitiva di proscioglimento. In tal caso si fa luogo alla nomina di un curatore ai sensi dell’articolo 528.…

  • Art. 464 c.c. Restituzione dei frutti

    L’indegno è obbligato a restituire i frutti che gli sono pervenuti dopo l’apertura della successione. L’art. 464 c.c. completa il quadro delle conseguenze economiche dell’indegnità: chi viene escluso dalla successione per una delle condotte previste dall’art. 463 c.c. non deve solo restituire i beni ereditari, ma anche i frutti — cioè i redditi, i canoni,…

  • Art. 466 c.c. Riabilitazione dell’indegno

    Chi è incorso nell’indegnità è ammesso a succedere quando la persona, della cui successione si tratta, ve lo ha espressamente abilitato con atto pubblico o con testamento. Tuttavia l’indegno non espressamente abilitato, se è stato contemplato nel testamento quando il testatore conosceva la causa dell’indegnità, è ammesso a succedere nei limiti della disposizione testamentaria. L’art.…

  • Art. 467 c.c. Nozione

    La rappresentazione fa subentrare i discendenti nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l’eredità o il legato. Si ha rappresentazione nella successione testamentaria quando il testatore non ha provveduto per il caso in cui l’istituito non possa o non voglia accettare…

  • Art. 468 c.c. Soggetti

    La rappresentazione ha luogo, nella linea retta, a favore dei discendenti dei figli, legittimati e adottivi, nonché dei discendenti dei figli del defunto, e, nella linea collaterale, a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto. I discendenti possono succedere per rappresentazione anche se hanno rinunziato all’eredità della persona in luogo della quale…

  • Art. 469 c.c. Estensione del diritto di rappresentazione. Divisione

    La rappresentazione ha luogo in infinito, siano uguali o disuguali il grado dei discendenti e il loro numero in ciascuna stirpe. La rappresentazione ha luogo anche nel caso di unicità di stirpe. Quando vi è rappresentazione, la divisione si fa per stirpi. Se uno stipite ha prodotto più rami, la suddivisione avviene per stirpi anche…

  • Art. 470 c.c. Accettazione pura e semplice e accettazione col beneficio d’inventario

    L’eredità può essere accettata puramente e semplicemente o col beneficio d’inventario. L’accettazione col beneficio d’inventario può farsi nonostante qualunque divieto del testatore. L’art. 470 c.c. individua le due forme in cui si può accettare un’eredità — pura e semplice, o con beneficio d’inventario — e sancisce un principio importante: il beneficio d’inventario è sempre disponibile…

  • Art. 471 c.c. Eredità devolute a minori o interdetti

    Non si possono accettare le eredità devolute ai minori e agli interdetti, se non col beneficio d’inventario, osservate le disposizioni degli articoli 321 e 374. L’art. 471 c.c. impone una regola inderogabile: l’eredità devoluta a un minore o a un interdetto può essere accettata solo con il beneficio d’inventario, mai puramente e semplicemente. È una…

  • Art. 472 c.c. Eredità devolute a minori emancipati o a inabilitati

    I minori emancipati e gli inabilitati non possono accettare le eredità, se non col beneficio d’inventario; osservate le disposizioni dell’art. 394. L’art. 472 c.c. estende ai minori emancipati e agli inabilitati la stessa regola imperativa già prevista dall’art. 471 c.c. per i minori e gli interdetti: l’eredità non può essere accettata se non con il…

  • Art. 473 c.c. Eredità devolute a persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti

    L’accettazione delle eredità devolute alle persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti non può farsi che col beneficio d’inventario. Il presente articolo non si applica alle società. L’art. 473 c.c. stabilisce come possono accettare un’eredità gli enti diversi dalle persone fisiche: associazioni, fondazioni, enti non riconosciuti e persone giuridiche in generale. La…

  • Art. 474 c.c. Modi di accettazione

    L’accettazione può essere espressa o tacita. L’art. 474 c.c. apre la disciplina delle modalità con cui il chiamato all’eredità può accettarla. La norma, nella sua formulazione letterale, indica due sole forme — espressa e tacita — ma la giurisprudenza ha da tempo affiancato loro una terza figura, quella dell’accettazione presunta, che opera automaticamente per effetto…

  • Art. 475 c.c. Accettazione espressa

    L’accettazione è espressa quando, in un atto pubblico o in una scrittura privata, il chiamato all’eredità ha dichiarato di accettarla oppure ha assunto il titolo di erede. È nulla la dichiarazione di accettare sotto condizione o a termine. Parimenti è nulla la dichiarazione di accettazione parziale di eredità. L’art. 475 c.c. definisce la forma dell’accettazione…

  • Art. 476 c.c. Accettazione tacita

    Art. 477 c.c. Donazione, vendita e cessione dei diritti di successione La donazione, la vendita o la cessione, che il chiamato all’eredità faccia dei suoi diritti di successione a un estraneo o a tutti gli altri chiamati o ad alcuno di questi, importa accettazione dell’eredità. L’art. 477 c.c. individua un’ulteriore ipotesi di accettazione tacita, distinta…

  • Art. 478 c.c. Rinunzia che importa accettazione

    La rinunzia ai diritti di successione, qualora sia fatta verso corrispettivo o a favore di alcuni soltanto dei chiamati, importa accettazione. L’art. 478 c.c. disciplina le ipotesi in cui la rinunzia all’eredità perde il suo carattere meramente abdicativo e produce invece accettazione dell’eredità, in particolare quando è fatta verso corrispettivo oppure a favore di alcuni…

  • Art. 479 c.c. Trasmissione del diritto di accettazione

    Se il chiamato all’eredità muore senza averla accettata, il diritto di accettarla si trasmette agli eredi. Se questi non sono d’accordo per accettare o rinunziare, colui che accetta l’eredità acquista tutti i diritti e soggiace a tutti i pesi ereditari, mentre vi rimane estraneo chi ha rinunziato. La rinunzia all’eredità propria del trasmittente include rinunzia…

  • Art. 480 c.c. Prescrizione

    Il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni. Il termine decorre dal giorno dell’apertura della successione e, in caso d’istituzione condizionale, dal giorno in cui si verifica la condizione. In caso di accertamento giudiziale della filiazione il termine decorre dal passaggio in giudicato della sentenza che accerta la filiazione stessa. Il termine non…

  • Art. 481 c.c. Fissazione di un termine per l’accettazione

    Chiunque vi ha interesse può chiedere che l’autorità giudiziaria fissi un termine entro il quale il chiamato dichiara se accetta o rinunzia all’eredità. Trascorso questo termine senza che abbia fatto la dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare. L’art. 481 c.c. introduce il rimedio noto come actio interrogatoria: uno strumento che permette a chi…

  • Art. 482 c.c. Impugnazione per violenza o dolo

    L’accettazione dell’eredità si può impugnare quando è effetto di violenza o di dolo. L’azione si prescrive in cinque anni dal giorno in cui è cessata la violenza o è stato scoperto il dolo. L’accettazione, in quanto negozio giuridico, è soggetta alle ordinarie cause di invalidità, con significative limitazioni. L’art. 482 c.c. consente l’annullamento per violenza…

  • Art. 483 c.c. Impugnazione per errore

    L’accettazione dell’eredità non si può impugnare se è viziata da errore. Tuttavia, se si scopre un testamento del quale non si aveva notizia al tempo dell’accettazione, l’erede non è tenuto a soddisfare i legati scritti in esso oltre il valore dell’eredità, o con pregiudizio della porzione legittima che gli è dovuta. Se i beni ereditari…