Acquisizione sanante ex art. 42-bis e improcedibilità per carenza di interesse (TAR Sardegna n. 206 del 04.03.2025)
Principi di diritto (Massima)
L’emanazione del decreto di acquisizione sanante ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001, non impugnato davanti al giudice amministrativo, consolida il trasferimento della proprietà in favore dell’amministrazione e fa venir meno l’interesse del privato alle domande restitutorie e risarcitorie. Una volta emesso il provvedimento di acquisizione, tutte le istanze indennitarie, risarcitorie e restitutorie si canalizzano nel contenzioso avente ad oggetto tale decreto, devoluto alla giurisdizione del giudice ordinario e alla competenza in unico grado della Corte d’appello. Ne consegue la dichiarazione di improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.
Il Fatto
La società ricorrente è proprietaria di un’area nel territorio comunale, destinata dal vigente strumento urbanistico a espansione residenziale. Nel 1990 il Comune la occupava d’urgenza con verbale di immissione in possesso, in forza di decreto sindacale, per realizzare una scuola elementare dichiarata di pubblica utilità. Seguiva la notifica della determinazione dell’indennità di esproprio, ma non il decreto definitivo di acquisizione nei termini di legge.
Non riuscita la composizione bonaria, la società ha adito il giudice amministrativo chiedendo il rilascio del terreno, previa riduzione in pristino, e il risarcimento dei danni per l’occupazione protratta e per la mancata disponibilità del valore del bene. Il Comune si è costituito chiedendo il rigetto. In pendenza di giudizio ha avviato e concluso il procedimento di acquisizione sanante, con decreto del responsabile del settore lavori pubblici e successivo deposito dell’indennizzo presso la Cassa Depositi e Prestiti.
La Motivazione della Corte
Il Collegio ricostruisce anzitutto l’esatta consistenza dell’occupazione, ridimensionando la pretesa attorea: solo parte delle particelle è stata effettivamente utilizzata per la scuola, per una superficie complessiva inferiore a quella indicata in ricorso. Su tale perimetro si è innestata la sopravvenienza decisiva, costituita dal decreto di acquisizione sanante adottato dal Comune in forza dell’art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001.
La norma attribuisce alla pubblica amministrazione il potere di acquisire al proprio patrimonio indisponibile le aree utilizzate per finalità di interesse pubblico, in assenza di un valido ed efficace provvedimento di esproprio, previa corresponsione di un indennizzo per il pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale. Il Comune ha ritenuto attuale e prevalente l’interesse pubblico all’acquisizione e ha quantificato le poste economiche, depositandole presso la Cassa Depositi e Prestiti.
Da qui la prima conseguenza: è venuto meno il diritto della ricorrente di pretendere la restituzione delle aree, legittimamente passate al patrimonio indisponibile dell’ente. Quanto alle domande risarcitorie, il Collegio le ritiene assorbite dalle somme corrisposte in esito al procedimento di acquisizione.
Il Tribunale precisa poi il riparto di giurisdizione. Appartiene al giudice ordinario, e alla competenza in unico grado della Corte d’appello, sia la controversia sulla determinazione e corresponsione dell’indennizzo ex art. 42-bis, sia quella sulla spettanza dell’interesse del cinque per cento del valore venale dovuto per il periodo di occupazione senza titolo. Tale voce, nonostante il tenore letterale della norma che la qualifica come risarcimento del danno, costituisce in realtà una componente del pregiudizio patrimoniale, secondo un’interpretazione imposta dal principio costituzionale di concentrazione della tutela avverso i provvedimenti ablatori.
Il Collegio respinge l’istanza di rinvio per pregiudizialità: la ricorrente ha impugnato davanti al giudice civile il decreto di acquisizione, contestando la stima del valore, ma non ha mai impugnato il decreto davanti al giudice amministrativo, i cui effetti si sono perciò consolidati quanto al potere, alla legittimità formale e al trasferimento della proprietà. Richiamando la giurisprudenza amministrativa citata, il ricorso è pertanto dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, con compensazione delle spese.
Nota della Redazione
Ogni decisione citata è verificata sul provvedimento originale. Quando il documento può essere legittimamente ripubblicato senza esporre dati personali, mettiamo a disposizione anche il testo integrale.